Giugliano, il reparto di oncologia è una vera eccellenza

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Sebbene inaugurato soltanto tre anni fa, il nuovo reparto di oncologia all’ospedale San Giuliano di Giugliano rappresenta, non solo una vera e propria eccellenza giuglianese, ma dell’intera provincia napoletana. La storia di questo reparto inizia nel lontano 1999, quando il Dott. Pasquale Incoronato, attuale primario di oncologia al San Giuliano, si pose come obiettivo primario quello di creare a Giugliano una struttura che potesse ospitare e curare i pazienti oncologici.

«Quando ho iniziato a lavorare ricordo che mi trovai a fare i conti con alcuni progetti sperimentali, come quello di prevenzione dei tumori alla mammella attraverso lo screening senologico. Mi chiedevo: “perché le persone che hanno riscontrato un tumore devono arrivare fino al Policlinico?”.
Così ho iniziato a lavorare da solo in una stanza, preparavo io i farmaci e non c’erano nemmeno gli infermieri. Da allora il numero dei pazienti crebbe sempre di più e l’azienda decise di allargare man mano il reparto», ha dichiarato Incoronato, che ha voluto precisare l’importanza del ruolo assunto da Antonio D’Amore, Direttore Generale dell’ASL Napoli 2 Nord dal 2016, che ha contribuito in maniera fondamentale all’istituzione di una nuova struttura che fosse più adeguata ai bisogni delle persone.

Il nuovo reparto di oncologia si contraddistingue innanzitutto per la professionalità della sua équipe, ma a detta dei pazienti e degli stessi professionisti di questo ramo è il fattore umano quello che conta di più. «Mi stupivo molto quando alcune persone di Napoli venivano a fare il trattamento qui a Giugliano. Oltre che per la professionalità, i pazienti ci ringraziano per la grande umanità che mettiamo nel nostro lavoro. La gente si sente come se fosse a casa propria e poi, quando c’è spirito di squadra, la forza di ognuno viene potenziata», spiega il primario. Il reparto può essere considerato davvero all’avanguardia dal punto di vista dei farmaci e delle terapie, che non hanno niente da invidiare a quelle dei grandi centri che hanno a disposizione più posti per curare persone. Inoltre, l’oncologia del San Giuliano non è composta esclusivamente da oncologi, ma anche da uno psicologo-psicoterapeuta e da nutrizioniste, che – come ci spiega la Dott.ssa Antonella Orlando – hanno il compito di seguire il paziente anche dopo il trattamento, quando è a casa con parenti e amici.

Al reparto i pazienti oncologici hanno la possibilità di fare dietetica preventiva, con lo scopo di prevenire una mal nutrizione ed evitare un ulteriore avanzamento della patologia, avendo a disposizione il servizio di nutrizione artificiale.

«Psicologo e nutrizioniste sono veramente figure fondamentali per noi – ribadisce la Dott.ssa Angela De Chiara – In molte strutture, finito il trattamento, il paziente viene abbandonato a sé stesso e non usufruisce più della nutrizione. Da noi invece c’è continuità assistenziale, siamo 24 ore su 24 a disposizione, dando addirittura i nostri recapiti telefonici e le nostre mail. Esserci sempre rappresenta garanzia e protezione per il paziente: ognuno di noi ha il suo ruolo in questa squadra ma, se ce ne fosse bisogno, tutti possono fare tutto per velocizzare i tempi».
Il momento più bello e gratificante per l’intero reparto però arriva sempre dopo le lunghe giornate di lavoro, quando alcuni messaggi dei pazienti riescono davvero a scalfire il cuore, come testimonia il Dott. Giuseppe Ceparano, psicologo del reparto: «I messaggi di affetto che riceviamo ti fanno capire che hai messo veramente te stesso, ti gratificano di tutto il lavoro e la stanchezza.
Gestire un paziente oncologico non è facile perché devi essere bravo a comunicargli alcune cose, ma devi avere la giusta sensibilità anche quando parli con la sua famiglia».
Il San Giuliano, inoltre, è all’avanguardia anche per l’emergenza legata al Covid-19 e dal 14 agosto sottopone tutti i pazienti oncologici al test sierologico prima di entrare in reparto e fare le dovute terapie. «Un processo che rallenta un po’ i tempi, ma che ci fa lavorare più sicuri», sottolinea la Dott.ssa Paola Russo.

di Donato Di Stasio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°209
SETTEMBRE 2020

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