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La settimana che sta per concludersi è stata quella in cui nella giornata di mercoledì si è tenuto il saggio di fine anno al Centro Scolastico Montessori di Giugliano, una strutturata realtà nel mondo della didattica giuglianese che vanta anni di esperienza nel mondo della educazione e dell’insegnamento.

Complice la pandemia e la impossibilità di viversi in comunità senza mascherine e restrizioni varie la festa è stata caratterizzata da momenti di forte emozioni e ringraziamento da parte di alunni che si apprestano ad uscire dal Centro per la conclusione del ciclo formativo e dei genitori che proprio li hanno per anni visto il porto sicuro dove far crescere i loro figli.

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Considerazioni sulla professionalità dello staff e sulla passione per la scuola che sono state racchiuse in una lettera di un genitore che ho voluto pubblicare e che esprime quanto e come Essa sia un luogo di grande crescita per le future donne e uomini della nostra società.

La lettera

Cara Direttrice, cara Antonietta,
correva l’anno 1975 quando ancora in fasce tutte le mattine attendevo il suono del clacson del “pulmino” che ricordo ancora essere un ‘Fiat 850’che scandiva l’inizio delle mie giornate fuori dalla mia famiglia. Si trattava del cosiddetto “giro” ovvero del percorso che tu, allora giovane donna, e mamma, svolgevi tutte le mattine per accompagnare quei piccoli pargoletti a scuola e che le mamme ti affidavano con totale fiducia e amore.
Pargoletti che venivano condotti proprio in questo Centro, che per noi era come una seconda casa e che al tempo era poco più che il pian terreno di un palazzo di via Dante Alighieri a Giugliano (zona madonna delle Grazie): ebbe così inizio la storia del Centro scolastico Montessori, dove le mamme affidavano ed ancora oggi affidano i propri piccolo per iniziarli a percorsi educativi e ludici nuovi.
Ora il Centro è maggiormente strutturato in più sedi, ma che in tutta la sua storia quello che non è mai mutato è stato la passione e l’amore per l’educazione e l’insegnamento delle future generazioni. Compito complesso e arduo che avete saputo sempre svolgere con intuito e dedizione che non per essere che di esempio. Grazie per questo.
Ricordo come, quella giovane donna, si adoperava senza risparmiarsi nel prendersi cura di questi piccoli, perché in fondo in fondo non erano alunni ma erano considerati come suoi figli. Sebbene siano trascorsi quasi 50 anni, i ricordi che mi passano alla mente sono sempre vividi ed indelebili; ricordo la nostra divisa, quel grembiulino azzurro indossavamo già con orgoglio, e le tantissime giornate spensierate che trascorrevo con gli altri miei compagni.
Cara Antonietta, non posso non ricordare quando era il momento di preparare il pranzo per tutti noi: Ti mancava sempre qualcosa! ed allora mi chiedevi: “Domenico puoi andare dalla zia Giovannina, la mia mammina (perché così la chiamavi MAMMINA)e ti fai dare il mestolo? Poi chiedevi, una pentola più grande. Insomma, ci coinvolgevi, si rendevi responsabili. Ci davi fiducia.
Poi siamo cresciuti e la vita ha diviso le nostre strade. Passai alla scuola pubblica, tappa obbligatoria ma mi sentivo sicuro, perché il tuo metodo di studio, gli insegnamenti impartiti potevano far spiccar il volo con maggiore tranquillità verso i nuovi traguardi che la vita ci avrebbe riservato.
Poi la vita come spesso accade fa un giro largo per poi tornare, d’altronde siamo come frecce di un arco, che prima o poi ritornano ed eccoci così nel 2009 quando lo scenario di ripete: ero io ad affidarti prima mia figlia Giulia, poi il piccolo Raffaele che proprio quest’anno termina il ciclo didattico con Voi.
In tutti questi anni per l’esattezza 13 tra nido ed elementari i miei ma anche gli altri figli hanno ricevuto da parte di figure di alto profilo professionale ed umano insegnamenti non solo su materie del programma scolastico ma in particolare hanno appreso tutto quello che riesce a trasferire il metodo Montessori.
Potrei continuare con tanti altri episodi ma è giunto il tempo dei saluti. Noi vi diciamo grazie per tutto quanto siete riusciti a fare nel tempo. Ma è solo un arrivederci, perché sarà un piacere passare solo per un saluto. Siete stati per noi la seconda casa e continuerete ad esserlo per sempre. Con affetto vero.
Continuate così, perché solo grazie ai valori che trasferite sarà possibile tentare gli stravolgere quelle derive che minano le fondamenta della società. Siete una garanzia per questi cittadini che un giorno avranno il compito di scrivere una nuova pagina del nostro Paese”.
Ormai, la pandemia, come sa chiunque abbia avuto un figlio che ha seguito lezioni dell’asilo, delle elementari, delle medie, del liceo, dell’università, ha costretto educatori, genitori e studenti a essere per la prima volta tutti insieme dalla stessa parte della barricata.

Tutto si era modificato nelle relazioni interpersonali e quindi tutti si sono dovuti impegnare, in un’unica e formidabile alleanza, non a trovare capri espiatori, non a fomentare l’odio contro gli insegnanti, ma a cercare soluzioni al problema. Tutto in pochi giorni per quasi 2 anni. Ora seppur timidamente si ritorna a vivere a sperare e ad ambire come attraverso lo studio raggiungere nuovi traguardi.

 

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