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Giù il sipario, il Napoli è fuori dall’Europa League

Updated 2022/02/25 at 10:54 AM
5 Minuti per la lettura

Termina sul prato del Maradona l’avventura europea del Napoli di Spalletti, si infrangono i sogni contro il muro del Barcellona

Probabilmente ci credevano in pochi, il Napoli ci ha creduto anche meno e contro un Barcellona determinato ed irraggiungibile si infrangono i sogni azzurri in Europa League. Il pareggio dell’andata al Camp Nou, aveva ipotizzato un percorso diverso. Il Napoli era chiamato a confermare una solidità di gioco, ma soprattutto di convinzioni, che alla fine non hanno trovato realizzazione.

Qualcuno ha detto che questo è il peggior Barcellona dell’epoca moderna, la partenza di Leo Messi aveva sicuramente destabilizzato l’ambiente blaugrana. Ma occorre sempre ricordare che in campo non scende un unico giocatore, per quanto possa essere considerato il migliore al mondo.

Il mister Xavi, che quella casacca l’ha vestita a lungo come giocatore, ha dimostrato a tutti che le grandi squadre sanno rialzarsi guardando dritto in faccia i propri demoni.

Allora aspettiamo che questa filosofia venga abbracciata anche dai nostri eroi in maglia azzurra. Perchè ieri sera sono scesi in campo confusi e mentalmente disorganizzati

Dopo appena dieci minuti di partita, è stato chiaro a tutti che sarebbe finita molto male. A differenza dell’andata, i catalani sono ripartiti dai propri errori capitalizzando ogni singolo invito e approfittando della scarsa lucidità degli avversari.

C’è poco da salvare del gioco azzurro di ieri sera. La difesa è apparsa scollata: Koulibaly si è battuto come un leone ma le sue discese ardite hanno troppo spesso lasciato in balia delle linee d’attacco avversarie un reparto per niente preparato ad affrontarle.

Mario Rui è tra i pochi a correre sempre senza risparmiarsi, va riconosciuto, ma allo stesso tempo occorre essere realisti: non è in grado di gestire giocatori come Adama Traorè che di lui ha fatto coriandoli. Le sue difficoltà, come i suoi limiti tecnici, sono venuti fuori ancora una volta ricordare le carenze di reparto.

Meret è un ottimo giocatore, ma ancora troppo acerbo. Ieri sera in porta serviva dare istruzioni chiare e sicurezza, serviva esperienza. Dipenderà dal fatto che gioca poco, ma forse dovremmo chiederci se non sia un limite caratteriale. L’insistita ripartenza dal basso, di Gattusiana memoria, ancora lega gli azzurri ad un dialogo e ad una manovra che non tutti i protagonisti riescono a svolgere. Rendendo di fatto vani gli sforzi anche di Di Lorenzo che da solo avrebbe dovuto ripartire e depositare la palla in area avversaria, visto la totale confusione del centrocampo.

Il centrocampo, croce e delizia di questo Napoli. Mancavano Anguissa e Lobotka, vero. Ma in campo c’erano Zielinski, Fabian Ruiz, Demme. Non abbiamo schierato la Primavera, questi sono gli stessi giocatori che di norma si rimpiangono quando non giocano. Perchè le gare di Campionato hanno via via dimostrato che a Napoli non esiste una vera e propria panchina ma tanti titolari. Eppure ieri sera sembrava non riuscissero a capirsi, come se non avessero mai giocato insieme.

Piuttosto che una squadra, sono scese in campo undici individualità

Puntiamo sui giovani, ma qualcuno dovrebbe far capire loro che si gioca anche per gli altri, l’entusiasmo di Elmas stavolta ha fatto danni seri. Quando messo al servizio della squadra diventa trascinante, ma ieri sera è stato inconcludente. Si è arrancato quindi cercando di far arrivare palle giocabili ad Osimhen, decisamente troppo poche per essere finalizzate. E dove non sono intervenuti i catalani, ci abbiamo pensato noi a farci del male. Quello di ieri sera verrà ricordato ai posteri come uno dei peggiori calci d’angolo della storia azzurra, Insigne ha passeggiato in campo senza ardore in qualche occasione anche con egoismo. Ha tirato e segnato il calcio di rigore, ammettiamo che quel pallone avrà pesato tonnellate mentre lo posava sul dischetto, ma al fischio finale le occasioni si contano sia in positivo che in negativo e la differenza si è vista.

Brutti i fischi alla sua sostituzione, ma è difficile condannare i tifosi arrivati da tutto il mondo e costretti a vedere quello spettacolo. Con la capienza al 75%, ieri sera il Maradona era vestito a festa e tutti aspettavano anche solo di applaudire lo sforzo. Alla fine, la festa se la sono creata tra loro: felici di potersi nuovamente stringere intorno ai colori della squadra che amano.

Perchè per un tifoso conta solo la maglia.

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