Gite scolastiche al Centro Campania: dove abbiamo sbagliato?

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Certo, i tempi cambiano e lo diceva anche Ennio Flaiano che il progresso e i soldi possono spingerci a battere delle traiettorie talvolta imbarazzanti ma, stringere patti didattici con i centri commerciali, per portare i ragazzini a consumare in quei luoghi deculturati le loro gite di formazione, sembra veramente troppo. Quasi un’esagerazione da romanzo.

Ma è la realtà consolidata della provincia di Caserta, terra sempre disposta a trovare una via di superficiale convenienza, anche quando i percorsi di una scuola non dovrebbero assolutamente finire nelle pericolose piazzole della commercializzazione. Eppure, con straordinaria disinvoltura, dirigenti scolastici e docenti di alcuni istituti della provincia casertana, hanno accettato con entusiasmo la proposta del Centro Commerciale Campania di Marcianise per un singolare “laboratorio didattico” che, senza risparmiare sulla capacità di fare fuorviante business pubblicitario, si chiama L’Orto in Campania. Sì, i ragazzi (oltre diecimila in sette anni di visite) affollano il Centro Commerciale per partecipare a corsi che, come si legge in alcuni articoli di imbarazzante pubblicizzazione, “mirano alla sostenibilità, al riciclo e alla gestione virtuosa dei rifiuti”. In un centro commerciale che della distruzione delle biodiversità, della produzione costante di inquinamento e rifiuti ha i suoi elementi più rilevanti?

Allora qualcosa non funziona più, nella catena di logica cognitiva tra dirigenti scolastici, docenti e genitori che lasciano partecipare gli stessi alle scampagnate negli ecomostri, responsabili della devastazione del 70% delle biodiversità ambientali nella zona. Ma di cosa parliamo, veramente? Si tratta di un progetto che, difficile a credersi, si consuma in strutture che hanno spazzato via persino meraviglie architettoniche del Cinquecento come la spettacolare Torre Foglia, per far posto ai capannoni con prodotti realizzati quasi sempre da manodopera minorile orientale. Per non parlare della distruzione di un’area verde unica nel meridione, come la zona di cerniera verde tra Napoli e Caserta.

Si chiamava Parco Caralone ed era una straordinaria linea di equilibrio tra eccezionale macchia mediterranea, a ridosso delle grandi opere idrauliche per la bonifica operata dai Borbone, già sul finire del Seicento. Ma cosa vanno a fare i ragazzi, all’interno di un centro commerciale che ha eliminato, soprattutto, le peculiarità ambientali della zona dove ha già occupato tutto lo spazio disponibile (grazie a compiacenti varianti al Piano Regolatore)?

Vanno a vedere la sintesi innaturale di un orto. Sì, le gite che alcuni dirigenti scolastici autorizzano, servono a portare gli studenti in luoghi che, dopo aver distrutto la vera natura, la riproducono con metodi posticci e innaturali. Vanno a studiare la biovita delicatissima di un orto, dove gli orti veri sono stati ricoperti da soffocanti colate di cemento. Tutto pagato dagli stessi centri commerciali che, agendo in maniera conveniente per i registri contabili delle scuole, altro non fanno che fidelizzare i ragazzi, spingendoli già a prendere confidenza con quel luogo di assoluto vuoto relazionale e culturale.
Se porti i ragazzini tra i dodici e i diciassette anni in un centro commerciale, è provato che oltre l’ottanta per cento di quegli studenti diventerà abituale frequentatore delle nefaste strutture per lo shopping massivo. Ma c’è persino la beffa ancor più grottesca. In un comunicato del Centro Commerciale Campania, il progetto “Orto in Campania” viene cosparso di virtù salvifiche, tirando in ballo Alice Waters, la famosa vicepresidente nazionale di Slow Food che crea orti per alimentazione in zone abbandonate. Volutamente si omette di precisare che la Waters crea orti didattici in scuole abbandonate e non in centri commerciali che hanno devastato l’ecosistema preesistente. Progetto che durante l’ amministrazione Obama ha varcato anche la soglia della Casa Bianca, con la creazione di un orto biologico insieme con la first lady Michelle. Alla Casa Bianca, non in un centro commerciale costruito da Casalesi con pesantissime implicazioni per le irregolarità edilizie. Quindi, aver citato Alice Waters è l’ennesima dimostrazione che, pur di rendere appetibile un progetto/prodotto, come Orti in Campania, dobbiamo aspettarci che venga tirato in ballo anche San Francesco.

Ma, al momento, l’unico “miracolo” è quello che ha abbacinato alcuni istituti scolastici del casertano. Gite verso le incomparabili bellezze, storiche e culturali della Campania? Macché, basta il Campania. Un centro commerciale!

di Salvatore Minieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

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