Gisella Mura è una pittrice italiana. Dopo gli studi scientifici e la laurea all’Accademia di Belle Arti si è dedicata alla pittura, esponendo in diversi contesti, prima nell’isola e successivamente in Italia ed all’estero ottenendo riconoscimenti e vincendo numerosi premi.

 

 

Come è nata la tua passione per la pittura?
La passione per la pittura c’è sempre stata, si dice che si nasca con una predisposizione ad un destino… ed il mio credo sia proprio questo, non solo la pittura, ma l’arte e la cultura più in generale. All’età di 9 anni mio padre mi comprò il primo cavalletto professionale, che uso ancora oggi. Dopo il diploma ho deciso di frequentare la Accademia di Belle Arti di Sassari. Così dal 1998 non ho più abbandonato la pittura».

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
«La pittura medievale, rinascimentale, e Bizantina e l’iconografia Russa, ma anche i manga ed il mondo del fumetto e dell’illustrazione. Non ho un autore unico di riferimento: guardo, leggo ed assimilo, son curiosa verso tutto ciò che è arte. Se la domanda fosse chi sono i miei preferiti? Beh, sempre Munch e Mucha».

La donna, la Sardegna, arte sacra, sono alcune delle tematiche raffigurate nelle tue opere: Qual è la tua prossima missione artistica?
«Penso non smetterò mai di raccontare di noi donne, e della Sardegna: la madre e donna primordiale. Uso linguaggi diversi, simbologie mistiche, antiche, componendoli e scomponendoli, variando cromatismi e ricerca tecnica, ma ritorno sempre lì: alla mia terra, a quel senso di sacro che ci portiamo dentro geneticamente da millenni, a quell’attaccamento, affetto, passione per questa terra antica accarezzata dal mare e dal vento e forgiata dal fuoco. La Sardegna è terra, è acqua, è madre, è donna».

Dove trovi ispirazione per le tue opere?
«L’ispirazione è un fulmine a ciel sereno: a volte nascono dal niente, nella mente, se serve le butto giù su un foglio, a volte sono già preformate nella mia immaginazione. Leggo, studio, mi informo in base al messaggio che voglio trasmettere».

Spesso introduci il color oro nei tuoi dipinti: cosa rappresenta per te?
«Non uso l’oro, come colore unico, ma una serie di tonalità che creano l’effetto oro: nasce per divinizzare e dare quel senso di sacralità a qualsiasi soggetto sia espresso: diventa nobile anche il soggetto più umile».

Secondo te qual è la missione dell’artista contemporaneo?
«Raccontare di oggi e di ieri. Io preferisco raccontare per metafore, per simboli, come un testo poetico con una sua musica di sottofondo. Ma soprattutto penso che l’arte debba tornare ad essere per “tutti”, un bene prezioso senza classi sociali, senza pregiudizi, per non essere più solo elemento di rottura, ma tornare ad essere un tesoro sociale prezioso da supportare, difendere e condividere».

di Maria Grazia Scrima

Tratto da Informare n° 183 Luglio 2018