Giovani in… Cantiere: l’associazione Cantiere Giovani

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L’esperienza di Cantiere Giovani sul territorio: cambiare è possibile a partire dal proprio disagio.

Siamo consapevoli che il periodo che stiamo vivendo è delineato da grandi cambiamenti sociali e culturali, dove i paradigmi di riferimento non sono più in grado di descrivere e orientare la direzione del nostro agire.

informareonline-cantiere-giovaniLe certezze delle società occidentali quali il libero mercato, la democrazia rappresentativa, l’integrazione europea sono state messe in discussione e probabilmente in questo scenario dove il ruolo sociale dei giovani è alquanto precario, le politiche da investire devono essere orientate proprio in questo verso.

Se guardiamo l’area a Nord di Napoli, ci rendiamo subito conto della forte conurbazione che si sviluppa tra Napoli e Caserta e di come il territorio sia fortemente cementificato, non dimentichiamo infatti che dei 20 comuni più cementificati in Italia, 12 sono presenti a Nord di Napoli. Non è il solo primato che la nostra area urbana vanta: disoccupazione, povertà, criminalità sono tra i “cancri” che compromettono qualsiasi intervento di miglioramento.

“Essere onesti significa non appartenere ai clan, significa anche avere una bancarella senza licenza perché in questo modo si evita di fare cose peggiori”.

Pasqualino Costanzo collabora con Cantiere Giovani dal 2001 e ha provato a spiegare alle realtà del nord, le difficoltà di impegno e cooperazione nel nostro contesto.
«Certo, possiamo affermare che i “mali” dell’hinterland napoletano sono presenti in qualsiasi contesto sociale, e come da altre parti anche qui ci sono giovani che sognano  con occhi diversi.  Non sono  da sottovalutare le “naturali” macrodistinzioni: i borghesi inseriti in una dimensione culturale standard, in grado di studiare e scegliere dove andare a lavorare anche grazie al sostegno economico delle famiglie, e i sub proletari alla quale appartengono quei ragazzi nati in famiglie con difficoltà sociali ed economiche, senza un titolo di studio  e che vivono di espedienti».

La presenza di associazioni sul territorio come Cantiere Giovani vuole garantire soprattutto ai giovani di avere la possibilità ed il diritto di sperimentare il diverso come una condizione del proprio stare nel mondo. Abbiamo la convinzione che il cambiamento sia possibile  e pertanto vogliamo costruire con i cittadini una maggiore consapevolezza della necessità del cambiamento.

«Lavorare in una realtà- continua Pasqualino -“dove coesiste la visione di chi crede nel cambiamento, che sia possibile uscire dall’assoggettamento dei “potenti” in modo solidale e chi è invece rassegnato o ancorato all’idea di una società immobile non è semplice. Si cerca di combattere la dispersione scolastica soprattutto delle superiori la quale in alcuni comuni aumenta del 35%. Per i ragazzi  sfiduciati e provenienti da famiglie disagiate, la scuola non è considerata una reale possibilità di emancipazione ma è vissuta come un carcere. I ragazzi devono lavorare per sostenere la famiglia e le ragazze… beh non possono avere una vita autonoma, devono aspettare il loro “principe”. Ciò che manca è proprio la fiducia in un futuro migliore e spesso passano da una ribellione incosciente ad un’accettazione dell’essere adulto suddito.

Spesso  un contesto “istituzionale”  con regole, gerarchie e meccanismi di giudizio condiziona i comportamenti dei ragazzi mentre uno spazio “neutro”,, rende il loro agire più spontaneo facendo emergere le loro potenzialità. È per questo che la crescita culturale e non dei giovani, non può essere di esclusivo appannaggio delle Istituzioni ma necessita di “luoghi” in grado di far emergere o ri-emergere le capacità dei ragazzi rispetto al proprio contesto, in grado di porre riflessioni tra individuo e ambiente diversamente dal significato di apprendimento quale adattamento ad un contesto. L’Alternanza Scuola-Lavoro, che porta insegnanti ed alunni al di fuori dell’aula scolastica, può essere un buon modo per mettere i ragazzi in gioco in ambiti diversi.

È opportuno comprendere che a volte è necessario far propri dei valori che si discostano dal senso comune.

Ecco quindi che parliamo di infedeltà: essere fedeli dell’affiliazione non appartiene solo ai informareonline-cantiere-giovani-1clan camorristici ma anche alla società che conta  -afferma ancora Pasqualino- l’arretratezza culturale nella quale viviamo ad esempio, si legge anche nella richiesta di un “favore” invece di pretendere un diritto. Oppure preferiamo parlare di “svolta sostenibile” invece che di sviluppo sostenibile questo perché abbiamo l’obbligo non solo di salvaguardare quanto di bello offre il nostro territorio, ma soprattutto sensibilizzare  e rivendicare quei diritti completamente calpestati da interessi privati. Il nostro obiettivo  è quello promuovere attività  culturali in grado di includere e coinvolgere l’intera popolazione  con spazi di aggregazione e socializzazione.

Crediamo fortemente nella promozione di politiche legate al cambiamento culturale delle comunità dove i giovani hanno una voce speciale. Quando si parla di Politiche giovanili non bisogna dimenticare il contesto nel quale si agisce: i giovani devono avere il diritto di trovare la propria strada per poi impegnarsi con fatica e spendere per il cambiamento che vorrebbero vedere.

Nel nostro territorio i ragazzi cercano la “propria fortuna” rimanendo imbrigliati in quella trappola del favore, della raccomandazione che innesca quella logica clientelare e li trasforma in persone non libere.

L’accontentarsi, molto diffuso nell’hinterland napoletano, uccide la dimensione del sogno e conduce in quella cinica e rancorosa di chi non si appassiona a ciò che fa perché sa bene che è li non per meriti personali. I valori da condividere quindi non sono l’eccellenza e il talento dipendenti da fattori ereditari, ambientali e che portano ad un benessere individualistico, bensì valori  di competenze trasmissibili e socialmente utili come il pensiero laterale, la perseveranza o la capacità di pianificazione ed organizzazione. La nostra realtà è spesso oggetto di infiltrazioni camorristiche che causano poca continuità sul piano amministrativo locale e che portano ad un approccio assistenzialistico dove “non si insegna a pescare ma si dà qualche pesce ogni tanto».

Il lavoro de “Il Cantiere”  si basa sulla considerazione che l’inclusione nasce dall’opportunità di confronto con la diversità culturale, economica e sociale. Necessita quindi di alimentare nei giovani la loro voglia di riscatto sociale, dettata dal naturale processo di crescita. condividere con loro l’importanza  di non cedere alla cultura della sudditanza in cambio di fievoli speranze.

di Angela Di Micco

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