Giornata internazionale contro le discriminazioni razziali. Non solo per ricordare

Anti razzismo

Era il 21 marzo del 1960 quando a Sharperville in Sudafrica in una zona industriale degradata, un gruppo di manifestanti di colore in modo pacifico e disarmato, era intento a protestare contro il decreto governativo pass low dello Urban Areas Act.

La manifestazione era stata organizzata dal Pan Africanist Congress (PAC) per esprimere il dissenso contro una legge che obbligava cittadini sudafricani neri, ad esibire alla polizia uno speciale lasciapassare per circolare in aree riservate ai bianchi.

Erano trascorsi appena pochi anni dal discorso di Martin Luter King “I have a dream”, quando 69 persone inclusi 8 donne e 10 bambini furono uccise dalla polizia, e oltre 180 ferite.

La diffusione di tale notizia inasprì maggiormente la tensione tra i neri ed il governo bianco tanto che il leader anti-apartheid Nelson Mandela abbandonò la linea della non violenza e organizzò gruppi paramilitari per combattere il sistema di discriminazione razziale istituzionalizzata in Sudafrica. Questa decisione gli costò nel 1964, una condanna a morte ed una all’ergastolo:fu poi rilasciato dopo 27 anni e nel 1994 fu eletto Presidente del Sudafrica.

In seguito a tali avvenimenti nel 1966, le Nazioni Unite proclamano il 21 marzo l’International Day for the Elimination of Racial Discrimination in ricordo proprio del massacro di Sharperville. 

Il 21 marzo però non rappresenta solo un giorno della memoria.

Il 21 marzo vuole essere qualcosa di più perchè quel sacrificio, la morte di quelle persone ha rappresentato per tante altre un monito alla lotta contro il regime razzista dell’apartheid il cui termine fu utilizzato per la prima volta nel 1917 per divenire poi nel 1948, grazie anche all’influenza del nazismo un progetto compiuto.

Varie furono le proteste organizzate dai neri e dai bianchi contro l’apartheid poiché si passò da una “una politica di buon vicinato” definito così da Verwoerd uno degli ideologi dell’apartheid, alla privazione di tutti i diritti civili e politici per i cittadini di colore.

Si comprenderà bene allora la motivazione che spinse le Nazioni Unite a proclamare la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale affinché tutti potessero ricordare e lottare contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e, i discorsi e i crimini di odio.

Ancora oggi però molte sono le vittime di razzismo e di crimini motivate dall’odio.

Ancora oggi non c’è ambiente o paese al mondo dove le intolleranze non prendono di mira le minoranze razziali, etniche, linguistiche o religiose.

Prendiamo ad esempio lo sport considerato un elemento unificatore: nell’antica Grecia infatti le Olimpiadi rappresentavano un momento di tregua imposto ad un qualsiasi conflitto e lo sport come un mezzo per elevare l’animo umano.

 

Anti-Racism
Anti-Racism

 

Ma lo sport fu utilizzato anche come civilizzazione delle popolazioni “primitive” in nome della superiorità della razza bianca : il cricket o il rugby ad esempio erano praticati in India, Nuova Zelanda, Sudafrica perchè portatori di codici di comportamento del popolo britannico.

E come non ricordare i Giochi Olimpici del 1936 dove Hitler voleva inneggiare la supremazia della razza ariana.

Nonostante la storia ci abbia fornito dei validi esempi di protesta da parte di atleti contro le discriminazioni razziali, ancora oggi assistiamo ad episodi di razzismo e di odio tra varie tifoserie. Affermazioni ed atti razzisti non generati dallo sport bensì dalle idee razziste che quotidianamente circolano nella società.

Quante volte abbiamo assistito ad atti di violenza verbale e non solo verso donne islamiche che indossavano il velo e invece di accettare che sono portatrici di una cultura diversa dalla nostra le abbiamo stigmatizzate? Quante volte abbiamo abusato dei migranti, degli afroamericani come è accaduto negli Stati Uniti in seguito al lancio della campagna presidenziale.

Dinanzi a queste provocazioni, a queste discriminazioni non possiamo far altro che scendere in piazza uniti in una protesta per ricercare e trasmettere soprattutto ai ragazzi il concetto di stare insieme, di appartenenza.

Benveniste parla infatti di una duplice accezione del termine poiché l’appartenenza fa si riferimento allo stare insieme, a quell’unione dettata da un vincolo di parentela. Si appartiene infatti alla stessa famiglia, allo stesso clan ed è facile riconoscersi perchè parliamo la stessa lingua, abbiamo le stesse abitudini. Ma l’appartenenza riguarda anche l’alleanza e quindi lo straniero che bussa alla nostra porta e che noi apriamo senza sapere chi è, che abitudini ha, che lingua parla è accolto non solo per un senso di ospitalità ma più profondamente perché lo straniero è implicitamente portatore di un messaggio diverso dal nostro in cui possiamo sempre trovare qualcosa che ci arricchisce.

Ed è questo il messaggio che “la giornata” vuole ricordare. “Dobbiamo imparare le lezioni della storia e riconoscere i danno profondi causati dalla discriminazione razziale”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Perchè dopo più di mezzo secolo da quel massacro siamo ancora contaminati dall’odio verso il “diverso” e tendiamo a chiudere i nostri confini mentali identificando la diversità come un rischio.

di Angela Di Micco