Giornata contro lo spreco alimentare

Evitare lo spreco, guardando l'ambiente.

Informareonline-Spreco

Giunta alla sua 8° edizione, la Giornata di prevenzione dello spreco alimentare fu celebrata per la prima volta il 5 Febbraio 2014. Ideata ed istituita dalla campagna Spreco Zero e Università di Bologna – Distal con il Ministero dell’Ambiente, per sensibilizzare le persone sulle corrette abitudini alimentari, la prevenzione degli sprechi e lo sviluppo sostenibile.

Si stima, infatti, che ogni anno un terzo del cibo, soprattutto nei paesi più ricchi venga sprecato direttamente dai consumatori mentre un’altra, durante il processo di produzione. Il problema è di grande impatto sociale non solo per l’economia personale, ma anche per le finanze globali.
La FAO ha stimato infatti che ogni anno il 33% del cibo prodotto finisce nella spazzatura incidendo per circa il 10% sulle emissioni di gas serra, responsabile principale del riscaldamento globale. “Offesa etica”: così ha definito lo spreco alimentare António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite.
Le persone colpite dalla fame e che soffrono di denutrizione, sono in continuo aumento e la loro sicurezza alimentare e nutrizionale è messa a repentaglio. “Le perdite e gli sprechi alimentari rappresentano una grande sfida per la nostra epoca,” ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu.

È importante, quindi, cercare di diminuire i circa 1,3 miliardi tonnellate di spreco alimentare che impattano fortemente anche sul deterioramento degli ecosistemi e sul cambiamento climatico. È necessario che ogni paese si attivi per la definizione di obiettivi, per la riduzione degli sprechi e la loro misurazione, oltre all’inserimento di interventi strategici nei piani per il clima.

Le imprese analogamente hanno il “dovere” di adottare simili approcci così come i singoli cittadini nell’essere più accorti nei loro acquisti, conservare gli alimenti correttamente e riutilizzare degli avanzi di cibo.

Il Rapporto “Spreco alimentare” pubblicato da l’Ispra, ha indagato sui processi dei sistemi alimentari per operare una ‘prevenzione strutturale’ del fenomeno. L’analisi condotta è interessante perché ha messo in luce come le filiere corte, locali, biologiche abbiano in media uno spreco di 3 volte inferiore rispetto a quelle convenzionali. Arriva invece ad essere 8 volte inferiore, se si parla di reti alimentari maggiormente capillari su base ecologica, locale, solidale e di piccola scala.

Le Nazioni Unite hanno lavorato per elaborare una strategia per la riduzione delle perdite e sprechi alimentari. L’adesione del solo Regno Unito ad esempio, ha permesso la riduzione del 27% tra il 2007 ed il 2018. Nel 2019 i maggiori retailer del Regno Unito, su incitamento del governo si sono impegnati a ridurre gli sprechi alimentari. Hanno messo in campo azioni concrete, che porterebbero a contribuire ad un dimezzamento degli sprechi entro il 2030.

Ma come si posiziona l’Italia? Il rapporto Waste Watcher del 2020 ha evidenziato che nel nostro paese, ogni nucleo familiare spreca circa Euro 4,90 e settimanahttps://www.sprecozero.it/wp-content/uploads/2021/02/IL-CASO-ITALIA-WW-2021.pdf

La top 5 degli alimenti più sprecati vede al primo posto la frutta fresca con una percentuale del 15% dello spreco nel sud Italia, rispetto all’ 8% del nord su media nazionale. Le cause che portano gli italiani allo spreco sono il classico “me ne dimentico”. L’effetto negativo è visibile per l’ 85% sull’economia, 84% sulla diseducazione giovanile fino ad arrivare al 77% sull’inquinamento ambientale.
Potrebbe sembrare un costo irrisorio se non prendessimo in considerazione il bilancio annuale. C’è da dire però che, rispetto al 2019, si è riscontrato un calo del 25% diminuendo così il gap per una maggiore sostenibilità.
Come può questo spreco incidere sulle nostre finanze? L’ISTAT ha fotografato la spesa media familiare tra generi alimentari e bevande analcoliche (euro 460). Ha stimato che più della metà vengono buttati da ogni singolo individuo, sprecando quindi una buona parte di ciò che aveva acquistato. Il classico “conto della serva” ci porta quindi a pensare che, un minore spreco porterebbe ad un maggiore beneficio alle nostre finanze ed all’ambiente.
Una delle soluzioni per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno, potrebbe quindi essere  l’incentivazione di produzioni agro ecologiche di piccola scala che forniscono più nutrienti e risultano più durevoli. Altro potrebbe essere il prendere in considerazione l’agricoltura contadina connessa ai mercati del territorio, le reti solidali e le cooperative tra produttori e consumatori.   
È importante però modificare le nostre abitudini e seguire alcune piccole regole. Stilare una lista della spesa in modo da evitare acquisti inutili, evitare di guardare il cellulare o parlare con amici perché ci distrae dal ciò che stiamo facendo. Il saper “leggere” le etichette, ci può aiutare a capire che a volte il prodotto potrebbe essere ancora consumato. La scritta infatti “consumare preferibilmente entro il” porta spesso in inganno, relegando così quell’alimento ad una fine “ingloriosa”. Quella scritta non significa che il prodotto non sia più commestibile entro la data riportata in etichetta. Vuol dire invece che se conservato bene, anche se perde un po’ del suo sapore e delle sue proprietà nutritive, può essere ancora consumato.
Altro suggerimento è non lasciare il cibo nel piatto ma chiedere un contenitore per portarsi gli avanzi a casa. Purtroppo, raramente lo facciamo per il timore di essere giudicati male. Ma possiamo provarci, pensando a noi e al nostro Pianeta.

di Angela Di Micco

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