“Giocare aiuta a guarire”, la mission di ABIO Napoli

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Intervista al Presidente Nicola Giuliano e alla responsabile
della formazione Maria Rosaria Barone

Troppo spesso accade che i bambini si trovino costretti a vivere il grande trauma dell’ospedalizzazione, che stravolge le loro vite e li porta a dover fronteggiare una complessa condizione fisica e psicologica. Bambini coraggiosi ai quali vengono imposte delle sfide da adulti e ai quali è richiesta una forza oltre misura. Vengono proiettati in questo mondo grigio, che prova a portare loro via la spensieratezza degli anni giovanili. Per fortuna c’è chi in questo buio cerca di far entrare un po’ di luce, regalando sorrisi, giochi e divertimento. ABIO – Associazione per il Bambino in Ospedale – nasce nel 1978 proprio con lo scopo di rendere il meno traumatico possibile l’ingresso dei bambini in ospedale, promuovendo attività ludiche che colorino le loro giornate, allontanandoli dalla situazione difficile che sono chiamati ad affrontare.

«La nostra mission è giocare in ospedale. – ci racconta il Presidente di ABIO Napoli Nicola Giuliano – Facciamo divertire i bambini e siamo di sostegno anche ai genitori, che vivono il momento negativo dell’ospedalizzazione dei figli. Diamo un supporto sempre molto giocoso, perché il nostro motto è “giocare aiuta a guarire”: siamo con loro sempre con il sorriso». La Fondazione ABIO Italia Onlus, con sede a Milano, promuove la nascita delle varie Associazioni ABIO in tutta Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla questione.

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A Napoli è stata fondata nel febbraio del 2000 e ad oggi conta circa 300 volontari che offrono il loro sostegno in undici ospedali, anche in provincia (Frattamaggiore, Nola, Pozzuoli). Data la particolarità e la difficoltà dell’operato dell’associazione, i volontari vengono sottoposti ad un corso di formazione altamente selettivo che mira a creare un personale qualificato, che sappia relazionarsi al meglio con i ragazzi e con i genitori.

«Sono previste quattro giornate, sia teoriche che pratiche – ci spiega Maria Rosaria Barone, responsabile della formazione – e un incontro con lo psicologo, che è fondamentale data la difficoltà dell’entrare in reparto e interfacciarsi con situazioni complesse. I volontari devono essere pronti a gestire qualsiasi circostanza ed essere dotati di tanta creatività per poter inventare diversi giochi e saperli modulare in base alle fasce d’età».

Di norma, l’associazione organizza due corsi formativi l’anno, uno a novembre e uno ad aprile, al quale deve seguire un tirocinio di sei mesi con un numero di presenze da conseguire. Ai volontari è richiesto un turno settimanale da coprire dalla durata di tre ore, al di là delle occasioni di ritrovo esterne al reparto, quali feste, manifestazioni in piazza e progetti in collaborazione con altri enti locali. Negli ultimi due anni, causa Covid, le attività consuete di ABIO Napoli hanno vissuto una fase di stallo.

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Nonostante ciò, l’associazione si è reinventata cercando di non far mancare mai la propria presenza ai bambini, chiamati a vivere nel corso della pandemia una condizione ancora più gravosa. «Siamo tutt’ora fermi e lontani dall’ospedale, ma abbiamo continuato con la distribuzione di giocattoli e gadget. – prosegue il presidente – Abbiamo messo in atto una sorta di ABIO a distanza con tutorial, video, dirette Instagram e Facebook, grazie all’aiuto del personale sanitario che girava il link ai bambini per farli assistere. L’ultimo progetto andato in porto è stato al Santobono. Abbiamo organizzato una festa all’esterno con musica, trampolieri, striscioni, palloncini e i bambini che assistevano dal balcone: è stato davvero un bel momento. Nonostante il periodo, le richieste per diventare volontari sono state numerose, ma non è stato possibile effettuare i corsi di formazione, che sono rimandati a data da definire».

L’attività di ABIO Napoli si esplica anche al di là dell’intrattenimento in ospedale, infatti, grazie all’associazione, sono state costruite oltre una ventina di ludoteche, sale gioco e sale di attesa. «Portiamo avanti anche un progetto molto importante nelle scuole, che si chiama “Conoscere per non avere paura”, con il quale prepariamo i bambini della prima, seconda e terza elementare ad un’eventuale ospedalizzazione, con spiegazioni da parte dei nostri ragazzi e sempre attraverso il gioco».

La forza del personale di ABIO parte dai bambini a cui danno assistenza, come chiarisce Maria Rosaria Barone. «Ti danno molto più coraggio loro di quanto gliene dai tu. Emotivamente è una cosa meravigliosa, anche se ci sono situazioni complesse, come bambini che non hanno mai lasciato l’ospedale. Ti aiutano a vedere il mondo con altri occhi, lo rivaluti e ti rendi conto dell’inutilità del fissarsi sulle piccole cose. Impari ad affrontare i problemi con la loro forza». Una realtà ostile, all’interno della quale viene portata un po’ di magia grazie all’umanità di queste persone, che con gioia e tanto cuore continuano a infondere il loro messaggio: “giocare aiuta a guarire”.

di Silvia De Martino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°221 – SETTEMBRE 2021

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