Gino Riveccio, idee made in Napoli: intervista esclusiva a Informare dall’attore napoletano

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“Siamo nati per soffriggere” di Gino Rivieccio «Non è un libro di cucina» – ha precisato a chiare lettere lo stesso autore – ma, con questa opera, ha «bollito in pentola, alla luce delle esperienze personali, riflessioni sulla coppia, sui figli, sui rapporti familiari».

l poliedrico artista partenopeo, in questo ambizioso progetto, ha coinvolto Magdi Cristiano Allam, conosciuto «qualche anno fa al Premio Penisola Sorrentina, curato da Mario Esposito».
Il noto giornalista nonché politico, alla richiesta, non si è tirato indietro tanto è vero che – ha affermato Rivieccio – «Quando con un pizzico di imbarazzo gli ho proposto l’idea, è sembrato subito entusiasta. Poi, in attesa della risposta, ho riflettuto pensando che il mio non era un libro scanzonato, né leggerissimo, anzi pensoso, pensato e che avrebbe potuto piacergli».
E così deve essere stato.
«La sua prefazione, che mi ha emozionato, vale mezzo libro» – ha sottolineato entusiasta l’attore. Nell’opera, Rivieccio, “a modo suo, naturalmente condito da humor, sale e pepe quanto basta” parla di genitorialità, di rapporto con gli altri, della sete di denaro, dello sfilacciamento familiare, del presenzialismo esasperato in tutti i campi. «I piatti che presento – ha spiegato l’autore del libro dal titolo “accattivante” – sono solo un pretesto per parlare d’altro, per affrontare temi e argomenti che ci stanno molto a cuore.
Non manca qualche strigliata a questi chef – star della tv che sembrano essere diventati i nuovi protagonisti dello spettacolo».
E a proposito di spettacoli, il bilancio tracciato dal poliedrico Rivieccio è positivo nonostante «il campionato ancora lungo e un altro girone di ritorno da giocare». Ritiene di essere un uomo fortunato, che ha incrociato un campionario umano molto composito, che ha assecondato quella che era una sua vocazione e che è riuscito a farlo senza barattare la dignità.
Insomma, l’attore, che ha raggiunto «Un’età dove do più importanza agli uomini che alle idee». La passata stagione teatrale lo ha visto impegnato nei maggiori teatri campani con “Cavalli di ritorno”, un lavoro che afferma essere «Molto indovinato»

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Quanto al successo dello spettacolo, per Rivieccio, l’originalità «risiedeva nello spunto iniziale: un fan che mi derubava del cellulare e mi ricattava dallo schermo chiedendo per la restituzione dello smartphone, i miei cavalli di battaglia»; il che consentiva allo stesso attore di “accontentare” il pubblico anche con pezzi e personaggi del proprio repertorio.
Nonostante l’elemento digitale abbia rappresentato quel quid in più, «l’emozione che ti dà il vedere l’attore dal vivo, i suoi respiri, le sue palpitazioni, le reazioni del pubblico, la magia della scena e delle luci, non potranno essere mai sostituiti dal web».
Quest’anno, l’attore aveva ripreso le repliche dello spettacolo dal titolo “Io e Napoli”, che, purtroppo, a causa della chiusura dei teatri, non è stato portato in scena. «In attesa che il virus si decida a farsi da parte per tornare ad aprire il sipario – ha precisato Rivieccio – ho già pronta una commedia molto divertente che spero si riuscirà a mettere in scena nella prossima stagione». Non solo.
L’artista si è detto pronto a fare anche «un laboratorio aperto a tutti, naturalmente finanziato dall’Ente pubblico, dove chi vi accede non deve pagare nessuna retta, nessuna iscrizione; il che consentirebbe di essere più liberi anche di decidere chi è dotato e può continuare questa strada e chi, invece, è meglio che si dedichi ad altre cose».

Un progetto interessante, insomma, se si pensi al coinvolgimento dei tanti attori emergenti campani. «L’idea di stare a contatto con i giovani – ha affermato Rivieccio – mi elettrizza.
Con loro trovo sempre nuovi stimoli, nuove energie e, quando si è presentata l’occasione, anche in scena ha collocato giovani attori provenienti dalle scuole di teatro della mia città.
Quando vedo molto di loro nelle fiction o al cinema – ha continuato – sono il primo a gioire perché penso anche io ho dato il mio piccolo contribuito al loro appagamento professionale». Alle spalle una lunga carriera e, nel futuro, un nuovo spettacolo e dei laboratori con giovani attori, dunque, per l’attore la cui «vita senza la mia città sarebbe stata diversa».

«L’humus, la radice, l’ispirazione che la fertilità della mia terra mi ha dato per i miei scritti, i miei personaggi, sono stati decisivi per la realizzazione umana e professionale» – ha affermato con entusiasmo Rivieccio.

di Giovanni Iodice

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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