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Investire sulle nuove generazioni e preservare le tradizioni. Due parole d’ordine che, nel brand ISAIA, trovano un’esplicazione di immenso valore.

Gianluca Isaia, infatti, icona del “Made in Naples” nel mondo e rampollo di terza generazione di una famiglia che ha fatto la storia della sartoria italiana, ha trasformato l’azienda a conduzione familiare in una realtà globale. Con 14 showroom nel mondo e con un 90% dei 55 milioni di ricavi del 2016 in esportazione, ISAIA oggi è una delle poche aziende storiche italiane che continua a portare nel mondo la sartoria napoletana. «Oggi, purtroppo, il mestiere del sarto è un’arte un po’ abbandonata ed è difficile preservarla, in quanto si tratta di un qualcosa che devi insegnare e trasmettere ai giovani», ha dichiarato Gianluca Isaia, in un incontro nella redazione di Informare alla presenza di alcuni dei giovani giornalisti del magazine.

Il progetto di tutelare e tramandare la sartoria è condotto attraverso la “Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo”, costituita in memoria dei fondatori, che ha come obiettivo principale l’organizzazione e la gestione di progetti socio-culturali.

«Oggi, con la Fondazione, siamo partiti con una scuola gratuita di sartoria, che nasce per ragazzi che vogliono avvicinarsi a questo mondo, facendo acquisire loro delle basi solide», ha continuato Gianluca. «Il nostro scopo è quello di trasmettere una passione, affinché questi ragazzi la mantengano in vita. È difficile, ma è un vantaggio competitivo fondamentale, specialmente all’estero».

In un mondo che va veloce, che non resta ancorato alla propria genesi, investire nel salvaguardare le proprie origini, viene considerato un atto di coraggio. Congiuntamente alla scuola di sartoria, infatti, la Fondazione Isaia ha avviato – in collaborazione con Davide Brandi dell’associazione “I Lazzari” – un corso di napoletano, per omaggiare la lingua d’origine del brand. Da sempre, il marchio Isaia ha scelto di comunicare in inglese e in napoletano, e analizzarne le origini è stato sicuramente un modo per apprezzare l’enorme bagaglio culturale del napoletano.
«Con il Bosco Museo di Capodimonte, a cui è dedicata la nostra nuova collezione, abbiamo organizzato tre delle lezioni di napoletano, dove c’è stata un’affluenza con sold out. Continueremo – ha anticipato Gianluca – la collaborazione con il direttore, Sylvain Bellenger, nell’imminente stagione estiva, dove insieme organizzeremo il “Festival sulla canzone popolare napoletana”».

Un amore, quello per Napoli, che ha portato Gianluca Isaia a ripristinarne ogni sua bellezza sopita nel tempo, puntando sulla sua economia e sul suo patrimonio artistico e valoriale.

«Io amo Napoli, e mi rammarico quando realizzo la pessima immagine che questa ricopre all’estero. Con tutto ciò che faccio, dalle iniziative culturali alla sartoria stessa, spero di contribuire, anche se in minima parte, ad una rivalutazione di questa città meravigliosa». E sulla sartoria aggiunge: «Tutti i giorni, ci confrontiamo con realtà della moda maschile molto più grandi di noi. Eppure, posso dire che non sono riusciti a limitarci, né tantomeno a rallentarci: la sartoria napoletana è una potenza e non va assolutamente abbandonata».
Nonostante un momento di crisi dell’industria tessile, dove oggi, scegliere di farsi cucire un vestito su misura ha un costo importante, Gianluca, con la sua energia travolgente, rema controcorrente nel competitivo mare magnum del lusso.
La sua mission principale è salvaguardare l’arte che la sua famiglia ha cucito nel suo dna, trasmettendo, e talvolta creando, la passione nei giovani apprendisti che affollano la sua azienda.
«Se siete giovani e avete la passione, abbiate il coraggio di cambiare. C’è una bella differenza tra l’andare a lavorare, aspettando il 27 del mese per l’arrivo dello stipendio e il mettersi in gioco per la passione di quello che si fa. Quando sei giovane, devi avere il coraggio di fare questa scelta».

La Redazione

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°201 – GENNAIO 2020

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