Gianfranco Gallo: «Ciò che facciamo per Napoli è sempre poco»

Intervista a Gianfranco Gallo - Photo credit Carmine Colurcio

Intervista esclusiva a Gianfranco Gallo, attore, autore e regista napoletano

 

Avete presente quella sensazione di orgoglio che vi pervade quando in televisione, al cinema o a teatro, notate che chi recita ha una cadenza uguale alla vostra, la stessa tonalità nel dire certe parole ed una verve innata nel raccontare fatti, o fare semplici battute? C’è sempre un po’ di patriottismo verso i propri conterranei, l’unico momento in cui, forse, esce fuori quel campanilismo che Viviani tanto decantava. Gianfranco Gallo, per questo ed altri motivi, non ha bisogno di presentazioni. Un orgoglio tutto nostrano, senza alcun dubbio.

Intervista a Gianfranco Gallo - Photo credit Carmine Colurcio
Intervista a Gianfranco Gallo – Photo credit Carmine Colurcio

 

Un mestiere difficile

Figlio di Nunzio, fratello di Massimiliano, Gianfranco è attore, autore e regista. Non ama categorizzarsi, preferisce definirsi “artista”, anche perché, agli inizi, addirittura era cantante. «Il teatro è l’unica cosa che non finirà mai» ci racconta, parlando del mondo che lo ha formato. «È l’unico spettacolo che ti permette di partecipare ad un rito senza fine: ogni sera si celebra la nascita e la morte. Si dovrebbe solo far capire ai ragazzi che non è un museo». Quaranta e più anni di una carriera che lo ha visto debuttare giovanissimo, affiancato da tanti grandi registi. «Oggi mi piace molto il cinema, se dovessi scegliere, in Italia, mi piacerebbe lavorare con Garrone, con cui c’è stato qualche contatto. Per quanto riguarda il teatro, qui non mi piace, i registi non sono al passo con i tempi». Un mestiere difficile, quello dell’artista, eppure ci sono molti giovani che inseguono questo sogno. «Potrei dire “non lo fate, fate altro” (ride, ndr), perché è un lavoro che mentalmente ti stressa. Devi avere l’equilibrio mentale che ti aiuti a sopportare i rifiuti: devi avere la salute!», ci dice scherzando. «La cosa più importante è capire se piace realmente questo mestiere. Uno studio di base, però, è sempre fondamentale perché la drammaturgia la ritroverai sempre nel lavoro. Se non sai le cose non puoi scegliere». Sarà l’arte, la necessità di un punto di vista critico, ma Gianfranco Gallo riesce comunque a tenere i piedi saldi per terra, come per il suo mestiere, così per la sua città. «Dobbiamo dire che Napoli vive un buon momento? Secondo me molte cose sono di facciata; con la cultura, l’arte e l’archeologia che ci ritroviamo ciò che facciamo è sempre pochissimo».

Da sx: Savio De Marco, Annamaria La Penna e Gianfranco Gallo - Photo credit Carmine Colurcio
Da sx: Savio De Marco, Annamaria La Penna e Gianfranco Gallo – Photo credit Carmine Colurcio

Il ruolo del cattivo

Da “Un posto al sole”, a “Fortapàsc”, a “Gomorra”, Gianfranco Gallo (e spesso anche il fratello) è stato scelto per interpretare l’antagonista, il cattivo. La cosa spinge al sorriso, pensando alla persona sorridente che abbiamo difronte. «Nel 2003 ho iniziato con Rocco Giordano in “Un posto al sole”, un personaggio uscito dal carcere. Da allora, in TV, ho interpretato molti di questi ruoli. Fa strano, perché a teatro io, ed anche mio fratello, interpretiamo ruoli comici!». Ultimo ruolo da antagonista è stato quello di Avitabile, suocero cattivo di Genny Savastano, in Gomorra. «Per interpretarlo mi sono ispirato a Shylock, il ricco ebreo de “Il mercante di Venezia”, che perde soldi, figlia e tutto il resto, per la sua non appartenenza alla lobby della storia; proprio come Avitabile». Gomorra e i suoi personaggi veramente finti, Gomorra è il suo racconto a tratti romanzato, a tratti irrealistico. «Solo una scena mi è sembrata un’esagerazione in quel contesto: quando Avitabile consegna suo nipote nelle mani della gang rivale», ci racconta Gallo, anche lui andato incontro a persone che non hanno saputo distinguere la realtà dalla fiction. «Il giorno dopo mi arrivarono tante e-mail con insulti di vario genere. Capita spesso che le persone scambino te con il personaggio, senza sapere che esistono delle penali sui nostri contratti. In ogni caso, quella scena mi sembrò poco credibile, anche se rimaneva pur sempre un’invenzione della sceneggiatura».

Intervista a Gianfranco Gallo - Photo credit Carmine Colurcio
Intervista a Gianfranco Gallo – Photo credit Carmine Colurcio

 

Attenzione ai giovani

«Questo tipo di fiction porta ad una emulazione esistente riferita al lato estetico», commenta Gallo, riguardo l’esagerata discussione sociologica sorta intorno a questa serie. «Rispetto alle recenti polemiche sulle baby gang, c’è da dire che queste esistono e politicamente si dovrebbe intervenire in modo forte quando I bambini sono piccoli, non già a 17 anni quando sono formati. Tuttavia, in questa ultima stagione, un personaggio mi ha fatto riflettere: Sangue Blu. Gli altri sono criminali e basta, lui vuole una rivalsa sociale e questa cosa è pericolosissima perché può attrarre a sé le masse ignoranti dandogli una motivazione plausibile». Gianfranco è un sostenitore dei giovani, che siano artisti o altro, ma non nega le sue preoccupazioni verso la nuova generazione. «I ragazzi sono sempre più in balia dei media e di una politica che ama fare proseliti, più che costruire cittadini. Occorre far capire che un’altra vita è possibile, vivendo normalmente a differenza della loro quotidianità. Servono le scuole, la cultura, l’impegno sociale: guai a lasciare questi ragazzi in mano a cattivi maestri. Ricordo che qualche tempo fa il parlamento europeo finanziò a Scampia i corsi di recitazione: cosa vogliono mettere in testa a questi bambini? Su cento attori, due o tre sono quelli che hanno successo. Va offerta una vera opportunità, insegnandogli a fare gli elettricisti, gli idraulici, un mestiere utile per la vita».

Al contrario di molti colleghi, Gianfranco Gallo non rinuncia mai alla battuta in dialetto, non si copre di voce impostata e pensieri filosofeggianti. Ha portato i problemi della criminalità in teatro molti anni prima di “Gomorra”, con il musical “Quartieri spagnoli”, e con rabbia parla dei punti deboli della nostra città. Non dimentica le sue radici e non tiene per sè la sua arte. Prossimamente vuole portare in teatro Cyrano de Bergeraque e proverà ad accendere le luci sul film che ha scritto, nel quale reciterà e curerà la regia. Per fare questo mestiere “ci vuole la salute”, ma lui dimostra di averne tanta. Fortunatamente.

di Savio De Marco e Annamaria La Penna
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 179 Marzo 2018

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell'educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.