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Giancarlo Siani era un giornalista italiano, assassinato dalla camorra, 35 anni fa in questo stesso giorno.

Giancarlo Siani era un ragazzo, un ragazzo semplice, come tanti che in questo momento aspirano a diventare giornalisti, per raccontare ciò che di bello, ma soprattutto di brutto accade nel nostro Paese. Un giornalista, ma anche un sognatore, perché Giancarlo non poteva e non voleva accettare che in una terra così bella e culturalmente ricca, vivesse e crescesse un mostro tanto silenzioso quanto disgustoso, come la camorra.

Chi glielo spiega ad un ragazzo di 26 anni che esiste un sistema al di sopra dello Stato, con regole e pedine tutte sue, come un mazziere che gestisce la vita dei propri concittadini come fossero semplici “carte da scartare”. Siani non aveva nemmeno ancora un contratto da giornalista e per ottenerlo iniziò a collaborare con alcuni periodici locali.

Aveva cominciato a collaborare con il periodico “Osservatorio sulla Camorra”, poi passò a “Il Mattino” come corrispondente da Torre Annunziata. Dopo circa due mesi di collaborazione con quest’ultimo. stava per ottenere il contratto d’assunzione come redattore, contratto che non arriverà mai a firmare.

Torre Annunziata in quegli anni era al centro di numerosi fatti di cronaca nera, riconducibili al filone malavitoso. Siani in un suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia”, di voler vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, per porre fine alla guerra tra famiglie. Un articolo forte e dirompente, come era suo solito fare, un articolo che aveva smosso i vertici di “entrambi gli Stati”.

Sono le 21:40 e Giancarlo giunto finalmente a casa, si appresta a parcheggiare la propria Citroën Méhari, quando improvvisamente due uomini, a volto scoperto, si avvicinano al veicolo del ragazzo, e in una frazione di secondo esplodono una decina di colpi di pistola, una Beretta calibro 7.65.

Totò Riina aveva deciso che quel ragazzo, quel giornalista o semplicemente quel sognatore, andava fermato, e andava fatto immediatamente, perché Siani era come un bambino che assiste ad uno spettacolo di magia, e che in tutti i modi si avvicina al mago per scoprirne i trucchi. Giancarlo i trucchi li stava capendo ed è per questo che decisero di fermarlo.

Non si può dimenticare chi lotta per il proprio Paese, chi si è visto privato della propria vita, per una “parola di troppo”, chi decide di non accettare passivamente un sistema marcio che divora quanto di bello c’è e non vediamo. Via le mani dagli occhi, fatelo per i vostri familiari, per i vostri figli, che come Giancarlo vogliono realizzare i propri sogni, e per tutti quegli uomini che negli anni hanno deciso di non chinare il capo.

Basta essere i burattini nelle mani del mangiafuoco di turno o essere semplici carte da “scartare”.

Parlate, Scrivete, Raccontate…Vivete…è un vostro diritto.

Ciao Giancarlo…

 

di Simone Cerciello

 

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