
Giacomo Barba: “La cultura per cambiare le nostre vite”
Trent’anni fa, tra i banchi di scuola dell’Istituto Francesco Coppola di Pinetamare, condividevo con lui la passione per la scrittura, ma anche per la musica, il cinema, i fumetti. L’arte in genere era il collante che unì la nostra amicizia. Notai subito il talento di una “penna” formidabile. A 14 anni Giacomo Barba maneggiava uno stile narrativo già forbito ed interessante. In lui si fondevano, in un armonioso equilibrio, i temi della letteratura più classica da un lato e un linguaggio spregiudicato ed ironico dall’altro, qualità che possiede ancora. Oggi è un professore di lingue straniere, che con trasporto tramanda ai suoi alunni la cultura del “bello”, ma continua parallelamente il suo percorso di scrittore. “Non dite a Romeo che Giulietta mi piace” (Giovane Holden Edizioni) è il suo terzo romanzo.

«Ho un ricordo estremamente vivido di quella che potrei definire un’enorme opportunità sprecata. Ecco perché quando devo ambientare storie di ragazzi, Castel Volturno si rimaterializza davanti a me e diventa il “set imperfetto” per storie adolescenziali e post adolescenziali, anche perché rispecchia lo stato d’animo di quegli anni di individui in via di formazione che combattono da un lato tra il sogno che tutto sia possibile, che ci sia ancora tutta la vita davanti e che le cose perfette siano raggiungibili e dall’altro con la miseria, con l’irrealizzabilità e la pochezza di quello che ti viene messo a disposizione dal mondo che ti circonda.
Ricordo in prossimità della scuola che abbiamo frequentato gli scheletri di quella che era stata la bellezza di Castel Volturno, quei locali commerciali abbandonati dove noi ragazzi ci avventuravamo come fossimo Indiana Jones e Peter Pan. Quei posti con quella grandezza ricaduta, con quel fascino malato fatto di grandi possibilità andate sprecate, per noi erano delle calamite. Non ci rendevamo conto che ci attiravano perché rispecchiavano esattamente ciò che avevamo dentro».
«Nel libro c’è tanto di autobiografico, in particolare le mie opinioni rispetto a quella che considero la trinità degli adolescenti, ovvero tre macrotemi assolutamente devastanti che sono la grande amicizia, il grande amore che ci fa tremare i polsi ed infine il sogno nel cassetto. Esiste un momento della nostra vita dove dobbiamo gestire il terremoto provocato da queste entità.
Ed ecco perché a fare da sfondo alla problematicità di questi tre temi c’è, nel caso di questo libro, proprio la letteratura, in particolar modo quello che uno dei più grandi scrittori (Shakespeare ndr) ha da dire su questi aspetti della vita».
«Quest’ultimo romanzo, “Non dite a Romeo che Giulietta mi piace”, è sicuramente un romanzo di formazione, un genere letterario di cui secondo me tutti sentiamo la mancanza, oggi si tende generalmente a rendere le storie che ci vengono proposte necessariamente scioccanti. Siamo così presi dalla voglia di rappresentare qualcosa di nuovo che non reputiamo più interessanti l’analisi e il racconto di quelle faccende che riguardano tutti.
Prima la letteratura era più interessata ad analizzare questi problemi. Sto pensando a “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, “Due di Due” di Andrea di Carlo Improvvisamente questa tematica sembra non aver più interessato la letteratura, e gli autori si sono dati alla rappresentazione delle tinte più estreme della fascia adolescenziale e post adolescenziale. Quindi questo romanzo vuole andare un po’ più verso il passato riproponendo l’interesse verso quel momento in cui tutto diventa difficile nella vita dei ragazzi».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°225 – GENNAIO 2022
La legge organica in materia di intelligenza artificiale (da qui in poi “AI”), approvata in via definitiva dal Senato il ...
Il Carnevale di Palma Campania è una manifestazione di antichissima tradizione, che assume una rilevanza centrale per la com...