Giacomo Alvino: la disabilità come motore di una vita speciale

Al Teatro “Il Piccolo” di Fuorigrotta, è andato in scena lo spettacolo “NidoBianco 2.0”, scritto da Giacomo Alvino e prodotto grazie ad un “crowdfunding”, con il quale si sono raccolti oltre tredicimila euro.

L’opera prima dello scrittore e costumista napoletano, con la regia dello stesso e di Michele Cesari, focalizza l’attenzione sulla tematica della bisessualità, sulle difficoltà e le fragilità di un uomo, Fabio (interpretato da Al Bettini) che, dopo aver vissuto una gioventù agiata, decide di dichiararsi. Lo scrittore, costumista e regista Giacomo Alvino ha 46 anni e dalla nascita è affetto da un handicap irreversibile. A raccontarlo è Luciano Marchioni, infermiere diventato il suo collaboratore più stretto:

«Giacomo è ipercinetico. Ha subito un trauma da parto, perché il “forcipe”, una sorta di cucchiaio che veniva usato dai ginecologi per estrarre il neonato, venne erroneamente utilizzato nel suo caso e gli causò la lesione dei centri motori e della parola».

Ma la disabilità, in questo caso, è stata il motore di una vita speciale:

«Ero al primo anno di università e seppi, da un medico amico comune, che c’era un uomo disabile che cercava una persona giovane che lo accompagnasse in vacanza. Così conobbi Giacomo e da allora la mia vita cambiò radicalmente. Ho un grande amore per lui e non smetterò mai di ringraziare Dio per averlo messo sulla mia strada».

Giacomo Alvino non comunica a voce ma attraverso un computer, appositamente configurato per aiutarlo. In questo modo ha risposto alle mie domande.

Come è nata l’idea di questo progetto teatrale? 
«È nata dopo aver assistito ad un monologo di Michele Cesari a teatro. Quel monologo ha riacceso una scintilla che avevo dentro fin da piccolo, perché ho sempre avuto il desiderio di calcare il palco, ma i miei “problemucci” motori hanno ostacolato questa ambizione, così ho cercato di cimentarmi nella drammaturgia.
Non sapevo da dove iniziare e come strutturare il progetto, quindi avevo bisogno di una professionista che mi guidasse nella stesura e in questo mi ha aiutato mia cugina Tamara Torre (correttrice di testi teatrali). Con lei e Luciano abbiamo dato vita a NidoBianco2.0 dopo quattro anni di lavoro».

Perché dedicare un’opera alla tematica della bisessualità? 

«Ti rispondo di getto: sono attratto dalla bisessualità, trovo che sia bellissimo poter provare amore e attrazione sia per un uomo che per una donna, mi dà un senso di libertà enorme.
Non è così per Fabio Bruni, il nostro protagonista, che vive male la sua “diversa” sessualità, vuoi perché i genitori gli hanno trasmesso altri valori e vuoi perché a Fabio piace coccolarsi nella “normalità”. Diciamo che ho voluto raccontare l’inquietudine di essere fuori dal branco».

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Nella tua vita hai sfidato la tua disabilità riuscendo a realizzare cose che molte persone “normali” immaginano soltanto. La moda, un libro, il teatro, quale sarà il tuo prossimo obiettivo?

«Studiare regia. Però devo costruirmi delle basi solide per proseguire su questa strada che mi sta già regalando delle intense sensazioni.
Purtroppo non potrò formarmi fuori dall’Italia perché non sono autosufficiente neanche economicamente, ma per una volta vorrei dare fiducia a Napoli che, umanamente mi è stata vicina, lavorativamente… meno».

Come credi che il pubblico accoglierà il vostro spettacolo?

«Bella domanda! Sicuramente è uno spettacolo molto forte emotivamente, tratta un argomento non facile da accettare dalla società perbenista nella quale viviamo, quindi non mi aspetto un’accoglienza a braccia aperte.
Tuttavia mi auguro che NidoBianco2.0, nel suo piccolo, possa far riflettere e dar vita a delle domande».

Che Nazione è l’Italia, bigotta o moderna? 

«L’Italia fa tantissima fatica ad evolversi in tutti i campi perché ha una mentalità medioevale. Basti pensare che c’è una diversità salariale tra donne e uomini, non aggiungo altro».

Che rapporto hai con la fede?

«Non credo in Gesù, in Maometto o in Buddha, ritengo che siano state grandi figure del passato sulle quali l’uomo abbia “speculato” rendendole l’oppio del mondo. Credo all’energia della vita che dopo la morte si rigenererà in altro».

 

di Nando Misuraca

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°199
NOVEMBRE 2019

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