Ghost users e scrolling

Ghost users e scrolling: modi di interagire col web

Sara Marseglia 11/01/2023
Updated 2023/01/11 at 1:36 AM
6 Minuti per la lettura

Sta diventando sempre più evidente: Internet rappresenta un mondo a sé. E come ogni mondo degno di essere definito tale, sta sviluppando un suo linguaggio che si modifica a un ritmo impressionante, mutuando il proprio lessico da altri ambiti e creando nuove dinamiche che cambiano a loro volta il mondo reale e la sua psicologia. Internet può essere un luogo particolarmente intenso da vivere: la sovra-stimolazione spesso può portare alla mancanza di stimoli e ad una vera e propria apatia. Di conseguenza, alcuni cittadini virtuali tendono a interagire con un mondo che, sempre di più, appare saturo. Ghost users e scrolling sono alcuni dei fenomeni che possono spiegare questo nuovo modo di sentirsi e comportarsi nei confronti del digitale.

Come è cambiato il modo di approcciarsi ad Internet

Quest’anno l’uso pubblico di Internet compie 30 anni: era il 30 aprile 1993 quando il CERN di Ginevra decise di rendere fruibile a chiunque la tecnologia del World Wide Web. Da allora i cambiamenti si sono susseguiti rapidi e disparati: videogiochi, community per hobby, informazioni, video tutorial. Una varietà di passioni, interessi e necessità trovava la sua forma, replicando in modo piuttosto spontaneo la socialità e l’organizzazione del mondo reale. Poi sono arrivati i social media e le cose sono cambiate ancora. Rispetto ai media tradizionali, i nuovi arrivati si distinguevano per velocità, permanenza dei contenuti, maggiore accessibilità e allargamento del bacino d’utenza. Stando a questa definizione, sembra evidente, quasi ovvio, che i social abbiano portato a moltissimi vantaggi, dall’altro lato però è innegabile che ormai essi influenzino in modo irreversibile la psicologia umana.

La ghettizzazione di internet

Nel giro di poco più di una decina di anni, l’uso dei social è divenuto sempre più problematico. Se i primi contenuti erano a livello globali piuttosto simili (foto di tramonti, foto del cane, selfie con molti filtri, foto con gli amici), è innegabile che fossero molto spontanei. Con l’avvento della figura degli influencer, questa spontaneità è stata progressivamente abbandonata, i social stavano diventando una vetrina. Diventavano un luogo dove performare e presentarsi al mondo del lavoro, dell’arte, dove rendersi appetibili per potenziali amici o partner. Ma la performance non è solo un compromesso, bensì anche un modo di esporsi e non tutti gli utenti di Internet sono disposti a farlo: nascono così fenomeni come i ghost users e scrolling.

Ghost users, il voyeurismo online

Nell’interazione continua con un’infinità di contenuti, alcuni utenti hanno deciso di non contribuire a questo flusso. Nascono i ghost users, gli utenti fantasma, e cioè membri di social come Twitter e Instagram che però non reagiscono, commentano o condividono post altrui, né tantomeno ne aggiungono di propri. Tuttavia, anche questa categoria necessita delle precisazioni: esistono account falsi per acquisire follower facilmente ma anche persone reali che agiscono in questo modo consapevolmente. Si tratta di un vero e proprio voyeurismo, cioè la scelta di non fare parte attivamente di una comunità (atteggiamento molto indicativo di un latente individualismo anche online)

Una ricerca infinita?

Nel gergo di Internet, scrollare significa scorrere compulsivamente con il pollice verso il basso, alla ricerca continua di nuovi contenuti. Attività che è stata definita più volte una vera e propria dipendenza. Una domanda che sorge quasi spontanea infatti è: cos’è che stiamo cercando? Abbiamo davvero bisogno di vedere il sesto post di fila che riporta la morte di un personaggio famoso? La risposta è intuitivamente no, ma è proprio questo il motivo per cui si può parlare di dipendenza. Se sentiamo questo bisogno è sia per un motivo interno, sia per uno interno. Il cervello umano infatti per la propria sopravvivenza e per il proprio intrattenimento cerca informazioni, ma è anche vero che i social sono progettati per fare leva su alcune emozioni che catturano la nostra attenzione, tra cui rabbia e paura. Ciò porta a quello che viene definito infinite scrolling, l’atto di usare la propria attenzione per leggere o guardare contenuti che si susseguono potenzialmente all’infinito.

Un uso consapevole?

Ma un uso consapevole non è impossibile. Nonostante non si possano costringere gli utenti a interagire o smettere di ricercare contenuti, già il discorso attorno a queste problematiche può portare quantomeno ad una consapevolezza. Un confronto nella vita reale dei comportamenti virtuali è sano quanto necessario ed è fortunatamente entrato a fare parte degli argomenti di conversazione all’ordine del giorno. Allo stesso tempo, anche per lo scrolling stanno nascendo delle soluzioni: numerose app che impostano un tempo limite di utilizzo del telefono sono diventate decisamente popolari. Ghost users e scrolling, dunque, per quanto facciano paura, non sono un fenomeno inevitabile.

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