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Puoi essere ateo, agnostico o il più fervente dei credenti: questo non importa quando si tratta della figura di Gesù Cristo. Questo è un tentativo di ripercorrere filosoficamente la sua strada maestra. Una storicità o, se vogliamo, un semplice racconto di un personaggio  al pari di altri personaggi storici con altrettante vicissitudini totalmente diverse.

Un personaggio cui oggi facciamo ancora riferimento, poiché la sua filosofia, volente o nolente, è ancora massicciamente tramandata in primis dalle istituzioni ecclesiastiche. Il problema – come accade di solito – sta nel seguire la sua filosofia. Una filosofia che oggi avrebbe serie difficoltà ad essere presa come esempio in questo vortice di indifferenza generale, di una mancanza di sensibilità da parte della nostra attuale società piegata dagli algoritmi e da certi canoni comportamentali.

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‘’La diversità non come pregiudizio, ma come opportunità’’

Fin da piccoli, le nostre istituzioni educative, i nostri rapporti sociali e le nostre attività, hanno sempre sottolineato – sia accentuatamente che velatamente – le differenze che ci sono tra ogni singolo individuo attraverso una parola, “diversità’”. La parola “diversità” sta a significare una notevole distinzione, ma spesso la si usa per escludere determinati fattori personali e caratteristici di una persona in un contesto che non è abituato a differenti canoni o a diverse opinioni riguardo, ad esempio, temi attuali. In tutto ciò, dobbiamo constatare una realtà dei fatti, ovvero che le diversità appartengono alla sfera sociale perché naturali, perché sono state sempre caratteristica spesso positiva della nostra comunità.

Talvolta, con il passare del tempo, queste differenze, che possono concretizzarsi in un diverso colore della pelle, diverso orientamento religioso, politico o sessuale, si sono così radicalizzate da sfociare in un mare magnum di pregiudizi difficilmente sdradicabili. Il pregiudizio attuale sulle diversità è il risultato di coscienze meno illuminate dalla parola che Gesù Cristo ha tramandato e insegnato con il suo esempio di atteggiamento nel corso della sua vita. Non v’è nessuna remora da parte di chi vi scrive, di sottolineare come Cristo sia un esempio di buona società. Utopica, per carità, constatando il declino culturale che ci circonda, ma mai come oggi così necessaria.

La pietà, un sentimento perduto

Non è un lavaggio del cervello, non voglio assolutamente inculcarvi o fare apologia di nessuna religione. Vorrei solo prendere ad esempio le parole e i fatti di un uomo che, attraverso la sua vita, ha dato un messaggio universale a tutta l’umanità: dagli atei ai credenti, dagli occidentali agli orientali, dal primo fino all’ultimo. Una vera rockstar questo Gesù Cristo. Come si dice oggi? Influencer. Niente a che vedere con quelli attuali, specifichiamo.

Ma tornando a noi. Siamo ben lontani da quel pensiero: il razzismo, il classismo, la paura che si ha dell’individuo a noi prossimo, distrugge la visione che Cristo ha teorizzato per la società stessa, dove la diversità è e deve essere un bene di per sé, arrivando addirittura ad insegnarci che è possibile proprio imparare dal prossimo, accettando le sue opinioni e pensieri sempre nei limiti del buon senso e della libertà. Comprendere il valore effettivo che le diversità possono donarci, senza lasciarci condizionare da differenze futili. Un invito alla comprensione, all’umana pietà che ci distingue dall’inumana ipocrisia oggi tanto idolatrata.

Cristo e la società

Tuttavia, quanto più un messaggio è facile (non banale, ndr) e alla portata di tutti, tanto più è ignorato o lasciato incoltivato. Cristo ha saputo parlare a tutti, un grande oratore nel deserto. Ora, che si creda o meno alla sua divinità, un fatto è certamente chiaro: dai racconti che troviamo nei vangeli, sappiamo di lui che era un profeta, un cultura dello spirito, un abilissimo comunicatore.

Alla pari di un filosofo, addirittura per alcuni al limite dello scandalo. Scandaloso perché si professava Salvatore – ma ai fini del nostro discorso questo non ci interessa -, scandaloso perché il suo insegnamento è basato sul rispetto delle diversità e sul concetto di fratellanza e di amore verso il prossimo. Consentitemi, ma oggi a parer mio è più scandaloso predicare pace (mala tempora currunt) che professarsi Dio in terra. Infondo, a chi poteva mai importare se qualcuno si elevava come essere divino? Quello che più faceva paura, è stata la sua filosofia, la sua passione. Cristo sapeva rompere le scatole, sapeva andare al Tempio e scaraventare per aria le bancarelle dei mercanti. “Qui si prega, non si vende“. Da quell’episodio di rovesciare il potere economico, conseguì la sua lenta fine.

Oggi siamo così attenti e desiderosi di possedere e di conservare il nostro potere, che non guardiamo più a chi stiamo calpestando. Quindi, la morte. La sua, descritta a noi come cruda, violenta, agonica sulla croce. Preceduta da una scelta non fatta da Pilato, che nel profondo non detestava questo personaggio. Una scelta lasciata alla massa. Poteva evitarla questa fine? Si professava Figlio di Dio, ma non scese dalla croce. Un mondo pieno di metafore. Altri insegnamenti che a noi spetta interpretare nel migliore dei modi secondo la nostra coscienza.

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