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L’industria della moda si propone come strumento di tolleranza, in quanto modalità di definizione della propria identitàGrazie al contributo del fashion system, infatti, in questi anni sono state vinte numerose battaglie culturali. La rivoluzione post-gender è dunque appena iniziata 

La moda, secondo il design scozzese Charles Joffrey, fondatore del brand “Charlie Joffrey Loverboy”, va valutata in base alla sua capacità di aiutare le persone a trovare stesse.  Con lo sviluppo delle società, dunque, le linee womanswear e menswear non andranno ad etichettare genere e orientamento sessuale.  

La Generazione Z diviene, infatti, portavoce della rivoluzione di genere                                                                                                 A tal proposito, è necessario far riferimento all’affermarsi di marchi come Telafar, Charles Joffrey, J.W. Anderson, ciascuno dei quali sfuma consapevolmente i confini tra ciò che è considerato maschile e femminile.  

Uno degli stilisti che più manifesta la sua comprensione riguardo la Generazione Z è Alessandro di Michele che dimostra la sua costante attenzione alla fluidità di genere. Inoltre, molti brand come Louis Vuitton, Margiela, Celine si stanno avvicinando alla rappresentazione dell’affinità di genere, nonché alla sua normalizzazioneSecondo alcuni sociologi, alcuni gruppi di Millennials, i cosiddetti “ribelli” si oppongono ai concetti tradizionali di mascolinità e femminilità rifiutando il fatto che sia il loro corpo a determinare la personalità e il ruolo sociale.  

I Social Media, pertanto, svolgono un ruolo determinante nelle norme che regolano i generi: Instagram, Tik Tok hanno dato ai giovani la possibilità di conoscere in maniera più ampia il concetto di sessualità e delle sue sfumature.  

Basti pensare alla sottocultura giapponese definita stile senza genere comprendente un vasto gruppo di giovani, biologicamente maschi, che però ignorano i soffocanti confini tra i sessi, prediligendo espressioni più fluide del genere. La Generazione Z sarà in grado di smantellare le radici della disuguaglianza dirigendoci verso un futuro post-gender. 

di Nunzia Gargiulo

 

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