Gender pay gap

Gender pay gap nel mondo: le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini

Cristina Siciliano 10/03/2023
Updated 2023/03/09 at 7:56 PM
4 Minuti per la lettura

Colmare il divario retributivo di genere (Gender pay gap) tra uomini e donne rappresenta uno degli obiettivi dichiarati dall’Unione Europea. Tutto questo perchè ormai non c’è Paese al mondo nel quale sia stata raggiunta la parità salariale, un divario che, purtroppo, resiste al tempo e c’è sempre.

Le donne continuano a trovare un lavoro con fatica rispetto ai colleghi e guadagnano in media il 20% in meno. Per non parlare del fatto che il Covid-19 abbia alimentato ancor di più questo divario retributivo. Secondo il primo rapporto tematico di genere realizzato da AlmaLaurea, tutto questo affligge notevolmente le laureate italiane. Un’indagine che ha interessato 291.000 laureati del 2020, e 655.000 laureati del 2019, 2017 e 2015, intervistati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini

L’Istat ha dichiarato che, nel 2018, nell’Unione europea le donne hanno guadagnato il 14,8% in meno degli uomini, se si confronta la retribuzione lorda oraria media. Mediamente tale divario retributivo di genere è presente in tutti gli Stati membri, ma varia da Paese a Paese. Le maggiori differenze si osservano in Estonia (22,7 %), in Germania (20,9 %), in Repubblica Ceca (20,1 %),in Austria (19,6 %) e Slovacchia (19,4 %). D’altra parte, le minori differenze di reddito tra le donne e gli uomini si registrano in Romania (3 %), Lussemburgo (4,6 %), e Belgio (6,0 %).

Tasso di occupazione

Come è ben evidente, sul mercato del lavoro le differenze di genere emergono in tutta la loro drammaticità. Ad esempio, prendiamo il tasso di occupazione; è quasi sempre a vantaggio degli uomini: tra i laureati di primo livello a cinque anni dal titolo pari all‘86,0% per le donne e al 92,4% per gli uomini; tra quelli di secondo livello rispettivamente pari a 85,2% e 91,2%. A cinque anni dal titolo, in presenza di figli il divario di genere si amplifica ulteriormente.

Gli uomini risultano avvantaggiati anche per: un loro maggiore lavoro autonomo (a cinque anni dal titolo 7,5% per le donne e 11,6% per gli uomini tra i laureati di primo livello; 20,2% e 21,8%, rispettivamente, tra quelli di secondo livello) o alle dipendenze con un contratto a tempo indeterminato (64,5% per le donne e 67,4% per gli uomini tra i laureati di primo livello; 52,2% e 59,1% tra quelli di secondo livello); per le donne, invece, più contratti non standard, ossia principalmente alle dipendenze a tempo determinato (17,0% per le donne e 12,2% per gli uomini tra i laureati di primo livello; 18,9% e 11,5% tra quelli di secondo livello) anche perché occupate, più degli uomini, nel settore pubblico (35,8% e 28,4% tra i laureati di primo livello; 24,4% e 16,5% tra quelli di secondo livello).

Che cos’è il Gender pay gap

Per “gender pay gap” si intende la differenza media che sussiste tra i salari orari lordi percepiti dagli uomini e dalle donne. Il divario retributivo di genere è la differenza media tra i salari orari percepiti da uomini e donne espressa in termini percentuali. È calcolato prendendo in considerazione le imprese con più di dieci impiegati e tutti i lavori ad eccezione del settore agricolo, della difesa e degli enti sovranazionali. Non sono compresi contratti di lavoro irregolari, apprendistati e prestazioni di economia informale. Tali valori risentono anche della concentrazione di uomini e donne in settori lavorativi differenti. Ad esempio, secondo Eurostat le donne europee lavorano molto spesso nel settore pubblico o in imprese a controllo statale con entrate tendenzialmente inferiori rispetto a quelle che si possono ottenere nel settore privato.

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