Gender neutral baby e l’identità di genere nell’abbigliamento dei più piccoli

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Rosa per le femmine e azzurro per i maschietti è l’associazione cromatica a cui siamo sempre stati improntati sin dalla nascita. Sarebbe strano l’inverso? No, qualsiasi colore è lecito e non deve esistere alcuna forzatura di genere tramite l’uso dei colori. Il movimento descritto è quello del gender neutral baby, diverso e di gran lunga avanguardista rispetto alla moda unisex perché abbatte completamente l’identità di genere nel guardaroba dei più piccini.

Ciò non preclude l’eliminazione del genere, attenzione, ma la sua neutralizzazione tramite abiti che non vengono categoricamente identificati come per maschio o per femmina. Colori neutri ma anche colori sgargianti, fantasie idealmente associate ad un sesso vanno bene anche in abiti per l’altro, non c’è differenza.

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Con l’adozione di questo movimento, il sesso non è cosa tangibile e conseguenzialmente non è discriminante. Adottare questo tipo di scelte aiuta a non incanalare la mente dei bambini su una concezione errata di genere e lascia loro la libertà di esprimersi come meglio credono in futuro. Non c’è pressione psicologica sul dover agire in base al proprio sesso, starà a loro capire come vogliono identificarsi o non identificarsi.

L’abbigliamento è vestire un messaggio e il gender neutral baby ne ha uno forte e chiaro: uscire dal binomio rosa-azzurro. Impresa ardua, ma pur sempre valida. Basti pensare agli scaffali dei negozi per bambini in cui c’è l’infinita sfida tra principessa e supereroe, ballerina contro pirati e via dicendo. Il mercato è fermo a stereotipi retrogradi ma la svolta è dietro l’angolo, alcune realtà stanno abbracciando la causa dell’abbigliamento neutrale.

Nel 2017 John Lewis, fondatore dell’omonima catena di magazzini, ha preso parte all’attività “Let Clothes Be Clothes” decidendo di bandire le etichette di genere. Anche il marchio Free to be Kids ha proposto una linea d’abbigliamento baby con messaggi alla parità di genere e in colorazioni non stereotipate. Climbing Trees ha pensato alle bambine che amano robot, dinosauri e pirati mentre Handsome in pink ha pensato ai maschi a cui piace il rosa.

Il supporto giunge anche dalla cantante Celine Dion che per Nununu ha dato vita a 70 pezzi per bambini dai 0 ai 14 anni al fine di incoraggiare l’uguaglianza dopo aver visitato un reparto di maternità in cui tutto era rigorosamente diviso in rosa e azzurro. Seguire il gender neutral implica sostenere gli adulti del domani nel comprendere quale sia il genere in cui identificarsi maggiormente nonostante la realtà genetica.

Raggiungono una consapevolezza maggiore e possono scegliere liberamente come lasciarsi definire se he/him, she/her o they/them. La libertà sull’identità di genere è molto avanti in altri stati rispetto a quanto non sia in Italia dove tali concezioni faticano ad essere semplicemente razionalizzate ancor prima che comprese. Partire da un guardaroba gender neutral è uno step vantaggioso per tutti gli io delle classi future.

Molte coppie educano i propri figli alla scelta sin dalla tenera età, seppur piccolissimi sono gli unici a decidere cosa indossare dinanzi alle opzioni postegli. Attratti da un colore, dalla forma o divertiti da quel capo decidono con il lor fare ingenuo cosa vogliono. Ciò lascia riflettere sulla necessità delle scelte di consumo anche nell’abbigliamento dei bambini, deve essere all’insegna della libertà di manifestare e scegliere secondo il gusto personale.

Molti brand non si avvicinano al movimento per timore di esser screditati a discapito di una visione troppo politically correct quando invece si tratta di concedere semplice potere decisionale e libertà. La moda ha già affrontato l’avvenire del genderless a cui tutt’ora la società non è abituata, collezioni senza sesso sono normali per alcuni e inconcepibili per molti.

Arrivare ad incanalare questo punto di vista al mondo dell’abbigliamento dei bambini era difficile da immaginare ma non impossibile come dimostra la realtà. Boys e girls sono etichette a sé oggi, col tempo è più che certo si fonderanno sovrastando le barriere di genere.

di Chiara Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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