“Gatta Cenerentola”: il regista Alessandro Rak: «Una favola per tutti»

Gatta Cenerentola di Alessandro Rak

Saperrite donca che era na vota no principe vidolo, lo quale aveva na figliola accossì cara che no vedeva ped autro uocchio

Così comincia la favola di Francesco Basile tratta da “Lo Cunto de li Cunti”, scritta tra il 1634 e il 1636. Pochi sanno che Cenerentola, quindi, è nata a Napoli. I napoletani lo sanno bene, per questo motivo la favola originale non si è mai affievolita, sia a teatro con la magistrale pièce di Beppe Barra, sia al cinema con l’ultimo capolavoro di animazione made in Naples. Alessandro Rak (in foto), Ivan Cappiello, Dario Sansone e Marino Guarnieri, sono i quattro registi di Gatta Cenerentola, il nuovo film d’animazione prodotto dalla Mad Entertainment di Luciano Stella, che rielabora la versione originale della nota fiaba seicentesca di Giambattista Basile, ambientandola nei giorni nostri. Un racconto che ha per scenografia una parallela/futuristica Napoli nella quale si accavallano punti di vista e prospettive narrative. «Secondo me, essendo una favola rimane più un senso di congettura sulla città che non la città stessa – ha affermato Alessandro Rak, regista della pellicola – Chi ha più timore della propria città, o dell’immagine di questa, avrà un’altra percezione, chi è pieno di preconcetti la vedrà da un altro punto di vista, e così via. La sostanza del film è che è una favola all’interno della quale si accavallano due prospettive, descritte in due momenti storici diversi: un’età della cenere, quella descritta da questo armatore che cerca di aprire la città al futuro, l’altra quella di un criminale che vuole Napoli come l’immagine negativa che cercano di darle i media».

Geniale la trovata dell’ologramma, la quale accompagna tutto il film regalandogli un’atmosfera underground e futuristica, quasi da fumetto. «Essendo una favola c’era la necessità di creare un elemento che desse il senso del magico» ha risposto Rak in merito, «visto che la contestualizzazione doveva offrire una possibilità realistica, così da dare un appiglio anche alle persone che non hanno una spiccata fantasia. In più ci permetteva la sfida tra passato e presente: l’ologramma è una riproposizione, un rigurgito del passato che torna e si può confrontare col presente. Insieme possono determinare con questo incontro-scontro le sorti di una città».

Se si dice favola si pensa, immediatamente, ai bambini ma, vedendo il film, ci si accorge del fatto che le tematiche trattate hanno ben altra profondità. «Se si legge la favola originale di Basile ci si rende conto che non c’è un aspetto così didattico, tale da dimostrare che la favola fosse rivolta ad un pubblico non adulto. La favola è un racconto che dentro di sè ha degli archetipi e cela dei misteri che riguardano gli uomini da sempre. Ogni racconto non è per adulti o per bambini, lo diventa nel momento in cui lo si edulcora. La nostra idea è quella di recuperare quest’aspetto della favola, un racconto che valga per tutti».

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017

Un viaggio avveniristico nella nostra Napoli

Una pellicola concepita per un pubblico adulto, che affonda nei problemi del sociale: le sorti del personaggio principale viaggiano, infatti, in parallelo con quelle di una città: Napoli.

In questo senso, la nave (Megaride) su cui viaggiano i personaggi del film è la metafora di una Partenope avveniristica che può rimanere ancorata al porto ma anche ripartire, aprendosi al resto del mondo e alle possibilità.

La storia è quella di Mia, rimasta orfana dopo che Salvatore ‘o Rre, capoclan del riciclaggio, ha ammazzato suo padre, don Vittorio Basile, uomo di grande ingegno, che aveva il progetto di trasformare Napoli in una virtuosa città della scienza.

Costretta a vivere in una nave da crociera dismessa nel porto con la matrigna e le sorellastre, la sfortunata ragazza cova in silenzio la vendetta: uccidere Salvatore ‘o Rre e liberare per sempre se stessa e la sua città. Mia è l’unico personaggio che, pur non parlando mai per tutta la durata del film, riuscirà ad esprimere più degli altri ciò che porta dentro di sé.

Alla colonna sonora hanno collaborato Enzo Gragnaniello, gli stessi Foja (di cui il frotnman, Dario Sansone, è uno dei quattro registi del film), Francesco Di Bella, Daniele Sepe, I Virtuosi di San Martino, Guappecartò, Marlboro Recording Society, Ilaria Graziano e Francesco Forni.

Le Musiche originali sono di Antonio Fresa e Luigi Scialdone. Le voci-guida del fim sono quelle di Alessandro Gassmann, Maria Pia Calzone, Massimiliano Gallo, Mariano Rigillo e Renato Carpentieri.

Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo. Non c’è frase migliore di questa, attribuita ad Henry Ford, per descrivere ciò che lega i quattro giovani cineasti: la passione che, insieme all’armonia, è il requisito indispensabile per dar vita a film spettacolari come questo.

di Teresa Lanna

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco.
Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli.
Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche.
Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti.
Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani.
Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.