Sullo scalone della Reggia, avanza un corteo preceduto dai fotografi. Le persone trepidano in attesa dell’ospite speciale e quel movimento insolito le fa ben sperare. Ma lui, l’ospite, quasi non si vede, nascosto dal bodyguard e dalla folla dei curiosi. E’ così che arriva Gabriele Salvatores al Palazzo reale di Caserta.

Fisico magro, braccia lungo i fianchi, con la testa inclita all’indietro e gli occhi che non si staccano dagli stucchi. Quando il regista si avvicinato alla Cappella Palatina, l’orologio non segnava ancora le 17:30. Per questo motivo Vincenzo Mazzarella, storico dell’arte addetto alla valorizzazione del sito vanvitelliano, ha sfruttato l’occasione per accompagnare il cineasta durante una breve visita delle stanze reali.

L’intervista al premio Oscar

E dopo le foto di rito, l’incontro ha avuto inizio tra gli applausi festanti del pubblico. E’ stata Titta Fiore, giornalista de “Il  Mattino”, a dialogare con il regista milanese, ma di origini napoletane. E senza se e senza ma, il racconto della serata agli Oscar è stato il primo argomento affrontato. «Nella clip della premiazione – dice Salvatores in merito alla cilp vista durante la serata – si vede Sylvester Stallone che dice Italia. In pratica, sul foglietto c’era scritto anche il mio nome ed il nome del film, ma Stallone, avendo origini italiane si è inorgoglito e ha detto solo Italia. Io lì per lì ho pensato “vuoi vedere che c’era un altro film, Italia, che non ho visto?”».

Il cinema impegnato di Gabriele Salvatores

Durante la serata si anche è discusso dell’indole creativa di Salvatores, che fa sì che ogni suo film sia diverso dall’altro. Nirvana, Denti, Educazione Siberiana sono i film di cui si è avuta l’opportunità di vedere una clip, film che hanno dato il la alla trattazione di tematica complesse, ma con cui il regista si è saputo confrontare attingendo al suo grande bagaglio di esperienza. “Gli americani pensano che il cinema sia un lavoro, gli italiani improvvisano di più”, “Da giovane non sopportavo che si dicesse i giovani” e per finire “Ai giovani auguro di imparare ad usare la tecnologia per essere più felici”. Saggezza in pillole di un vero maestro a tutto tondo.

di Marco Cutillo

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