Fridays For Future: “Ci siamo rotti i polmoni, la Terra è nostra”

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15 marzo: Sciopero Mondiale per il Futuro

«Ci siamo rotti i polmoni,
la Terra è casa nostra»

Il 15 marzo la Terra ha iniziato a ruotare un po’ più lentamente: per un attimo i giovani di tutto il mondo si sono avvicinati per partecipare a una battaglia comune: quella della salvaguardia dell’ambiente, attraverso i Fridays For Future. Una battaglia che va avanti ormai da decenni, ma che ha iniziato a fare più rumore in seguito alle rivendicazioni di una giovanissima attivista svedese, Greta Thunberg. Preoccupata per il futuro suo e dei suoi coetanei, è riuscita a dare vita a una nuova coscienza collettiva che chiede, anzi pretende, aria più pulita, sostenibilità, salute degli oceani e energia da fonti rinnovabili.

Perché il futuro incerto questa volta accomuna tutti, e non solo i ragazzi delle periferie del mondo. “Non voglio che abbiate speranza, voglio che agiate. Voglio che sentiate la paura che sento io ogni giorno. E voglio che passiate all’azione” – aveva dichiarato Greta. Proprio per questo, alla sua chiamata, con il “Global strike for future”, rispondono 120 paesi e 1769 piazze in tutto il mondo: in marcia per chiedere ai potenti del pianeta politiche ambientali più ambiziose e immediate.

L’Italia, con 235 raduni organizzati, si dimostra essere il paese più attivo, proprio nel periodo dell’accesa discussione sulle “grandi opere” scatenata dalla Tav. A farsi sentire è in particolare Napoli, la seconda città italiana per numero di partecipanti, con ben 50mila persone.

Il corteo è partito da Piazza Garibaldi, ha proseguito lungo Corso Umberto dirigendosi verso Piazza Municipio, per poi raggiungere infine Piazza del Plebiscito. A riempire le strade, sono stati soprattutto studenti di ogni età, soli o accompagnati dagli insegnanti. In mezzo a quella folla, tra una marea di cartelloni colorati, si aveva proprio la sensazione di stare vivendo un momento storico. Nessuna bandiera, nessun colore politico, solo tanta voglia di riscatto.

«Noi chiediamo cambiamento, voi ci date polizia
questa è la nostra democrazia»

Eppure, non sono mancate spiacevoli tensioni. Nei pressi di via San Carlo, il corteo è stato bloccato da un cordone della polizia. Scudi, manganelli e idranti puntati hanno creato alcuni minuti di timore, soprattutto tra i meno abituati a manifestare. La motivazione era quella di garantire la sicurezza del vicepremier della Lega, nonché ministro dell’interno Matteo Salvini, che proprio nel pomeriggio avrebbe dovuto sedere nelle comode poltrone della Prefettura, situata in Piazza del Plebiscito, per discutere di sicurezza e ordine pubblico. Si vociferava che in programma ci fosse anche una trattativa per l’istallazione di termovalizzatori sul territorio. Per fortuna però, dopo aver ribadito la pacificità della manifestazione, in cui tra l’altro erano presenti molti bambini, le forze dell’ordine hanno arretrato. Sarà stata la mancanza di giustificazioni o il pensiero di avere gli occhi del mondo addosso, ma il corteo è riuscito a raggiungere la destinazione finale.

Non sono mancate nemmeno le polemiche e gli sfottò, da parte di chi non ha trovato alcuna utilità nella manifestazione; o da parte di chi ci ha visto solo una festa per i soliti “somari” svogliati di andare a scuola a studiare. Sarebbe bello però che questi stessi adulti collaborassero anziché prendersela con chi cerca di fare ciò che loro non hanno fatto al momento giusto e con chi spera in un futuro migliore di quello che loro hanno lasciato.

Ciò che è importante è che questi giovani, troppo spesso considerati disinteressati e assenti dai problemi comuni (ancor di più se meridionali), sono entrati in scena. Hanno fatto una scelta: occupare la strada anziché restare a casa, per riprendersi la speranza rubata e immaginare nuove prospettive, dando così a tutti una grande lezione sociale e politica.

di Giorgia Scognamiglio

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