Fratelli Vicino, l’orgoglio di Napoli

Canottaggio Fratelli Vicino (Foto di Carmine Colurcio)

Non chiamatele canoe. Con quelle barche affusolate l’Italia si è costruita una reputazione tale da essere tra le nazioni che oggi primeggiano nel mondo del canottaggio. La crescita agonistica a livello internazionale di questa disciplina sportiva è frutto di un’evoluzione strutturale, organizzativa e operativa, propedeutica ai progressi e ai successi che l’Italia ha conquistato dagli anni Ottanta ad oggi. Tra i protagonisti contemporanei di questo sport possiamo annoverare i fratelli Vicino, giovani e napoletani, che vivono a Licola e si allenano a Lago Patria, il più grande lago costiero della Campania. Giuseppe, bronzo alle Olimpiadi di Rio 2016 nei “4 senza” (equipaggio di 4 componenti senza timoniere, ndr) insieme a Matteo Montrone, Domenico Castaldo e Matteo Lodo, e Antonio, argento ai Campionati Mondiali Under 23 nel doppio PL con Lorenzo Galano, conquistato lo scorso settembre. Informare ha incontrato i due ragazzi sulla riva del lago di Patria, riservandoci un’intervista in esclusiva durante la quale ci hanno raccontato gli albori di questa passione per il canottaggio, delle loro rispettive esperienze in Brasile e in Olanda e della sana rivalità che si crea tra entrambi.
Nascono, insieme, atleticamente nel “Circolo del Remo e della Vela Italia”, il più antico circolo nautico napoletano ed uno dei più antichi e prestigiosi fra quelli italiani. Oggi Giuseppe è membro delle Fiamme Gialle, gruppo sportivo della Guardia di Finanza, mentre Antonio è ancora alle prese con la vita universitaria, «difficilmente gestibile in quanto le università italiane (da regolamento) non aiutano né vengono incontro alle esigenze dell’atleta professionista. Nelle università estere, se vi sono gare importanti, ci si organizza anche per sostenere gli esami in una data libera oppure mentre si è in viaggio per una gara». Giuseppe, invece, precisa il suo ruolo nella Guardia di Finanza: «gli atleti arruolati sono veri e propri militari che, invece di fare le consuete attività previste dal Corpo, sono chiamati a dare onore alla Patria in modo diverso».

Giuseppe e Antonio Vicino (Foto di Carmine Colurcio)
Canottaggio Fratelli Vicino (Foto di Carmine Colurcio)

Rispettivamente a 21 e 23 anni, Antonio e a Giuseppe hanno già ottenuto risultati importanti in ottica internazionale. Oltre a Rio, l’ultimo successo di Giuseppe Vicino è stata la 107esima edizione della Coppa Lysistrata, il più antico trofeo remiero d’Italia, nel “mare di casa”, che va dalla rotonda Diaz a piazza Vittoria. Ma Rio? «Siamo andati da campioni del mondo in carica e pensavamo di essere temperati a quelle emozioni ma, arrivati lì, si è azzerato tutto. Le pressioni si sono amplificate: senti gli occhi del mondo addosso e la tensione olimpica si percepisce in ogni cosa». La finale dei “4 senza” è stata tosta ma avvincente. La Gran Bretagna ha conquistato l’oro, battendo nel testa a testa l’Australia, argento ovviamente. L’Italia si è sudata il bronzo fino all’ultimo rush finale, in rimonta sul Sudafrica dopo una partenza macchinosa: «non volevo tornare a casa senza una medaglia – ci racconta Giuseppe –  sarebbe stata una sconfitta troppo bruciante. Tutti e quattro abbiamo chiusi gli occhi e dato il massimo. Gli ultimi 400 metri sono stati devastanti ma siamo riusciti a rimontare, portando a casa la medaglia di bronzo. Eravamo alla nostra prima Olimpiade – conclude Giuseppe – e puntavamo all’oro ma lavoreremo per conquistarlo a Tokyo. In quell’occasione spero di trovare anche Antonio: ha 4 anni per crescere e migliorarsi ancora affinché entri a far parte dell’equipaggio olimpico». L’Olimpiade è anche un’esperienza umana che va al di là della disciplina sportiva. Non a caso, i fulgidi ricordi di Giuseppe lontano dalle acque rimandano ad emozioni che ci descrive così: «il villaggio olimpico era bellissimo. C’erano tantissimi palazzi di 18 piani, campi da tennis e da calcio per gli allenamenti, una pista ciclabile interna, una mensa di circa 400 metri con 4 tipi di cucina diversa nella quale riuscivo a stare a stretto gomito con atleti com Bolt e Djokovic, e in quel momento ti rendevi conto di essere uno di loro, come loro». Tokyo 2020 è sicuramente uno degli obiettivi di Antonio, che ci racconta, combattuto tra la soddisfazione e un pizzico di rammarico, il secondo posto conquistato a Rotterdam: «io e Galano puntavamo all’oro ma ci siamo resi conto che sarebbe stata molto dura. Abbiamo gareggiato contro squadre di categoria superiore e siamo arrivati secondi al Mondiale in una specialità olimpica. Nonostante alcune difficoltà – conclude Antonio – l’argento è stato una bella gratificazione, considerando che si tratta di una specialità dove gareggiano solo i più forti».
C’è una sana rivalità tra voi due?
«Più che rivalità – risponde Giuseppe – si crea una emulazione e stimolazione a vicenda. Anche in allenamento c’è questo tipo di competizione anche se, essendo due categorie diverse, non possiamo sfidarci direttamente e confrontarci. Tuttavia, esistono dei dati statistici su cui è possibile fare un confronto. Io dovrei andare tre o quattro secondi più veloce di Antonio per mantenere una determinata distanza e rispettare questo range, necessariamente diverso tra le due categorie.Minore è il range che si crea e minore è la distanza tra noi. Questa distanza si chiama Handicap ed entrambi lottiamo per mantenere queste distanze».

Giuseppe tende ad allargarlo, Antonio mira a stringerlo.
Ma ognuno dei due stimola l’altro per crescere e migliorarsi, nella speranza di remare sulla stessa barca e vincere, finalmente, insieme.

di Fabio Corsaro e Annamaria La Penna
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 163 Novembre 2016

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai… Per aspera ad astra!