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Questo ottobre sarà un ottobre speciale. Per la prima volta in sei anni non avremo un film di Star Wars a monopolizzare l’hype machine, e invece, molto in sordina, arriva il film di un’opera a cui Star Wars deve praticamente tutto: Dune di Frank Herbert.

Nello specifico si tratterà del primo capitolo dell’adattamento cinematografico di questo cult sci-fi del 1965, diretto da Denis Villeneuve, già beniamino dell’SF grazie ad Arrival e Blade Runner 2049.
Per chi non lo conoscesse, Dune è il libro di fantascienza che ha venduto più copie nella storia, e ha dato vita a una saga continuata ancora oggi dagli eredi dell’autore Frank Herbert. Dune ha avuto adattamenti cinematografici e televisivi già anni fa, e la sua influenza si riflette in numerosi medium.
Tra le opere vi sono sicuramente Star Wars, che ne ha ereditato il misticismo, l’impero galattico e il pianeta deserto dove si svolge molta dell’azione, o Warhammer 40,000, che ne assorbe il dio-imperatore e una galassia quasi feudalista.
Ma perché Dune, nella letteratura americana, è così celebrato, così importante, al punto da essere considerato il Signore degli Anelli della fantascienza? Be’, il suo Tolkien sci-fi, Frank Herbert, era un giornalista e consulente ecologico che come il vero Tolkien era preoccupato del mondo intorno a lui e delle sue dinamiche e cambiamenti.
La differenza è che, al contrario di Tolkien, non vi era ostile, e anzi si era sempre rivolto al presente e al futuro anziché al passato: a quello che è, quello che può essere. Dune stesso nasce da un articolo sulle dune di sabbia che Frank Herbert non riuscì a scrivere perché rimase più interessato alle ricerche di ciò che vi era dietro quel banale argomento.
Dune è una storia del deserto, una storia del tipo di persone che vive nel deserto, di come vi vive, chi sono, come il deserto è diventato tale, come si può fare a farlo tornare di nuovo una vivo e verde foresta. È una storia sulle ricchezze nascoste che i deserti nascondono nel sottosuolo (che siano il nostro petrolio o la spezia di Dune), dell’avidità per queste ricchezze che spinge i potenti e i capitalisti a cercare di sottomettere le popolazioni indigene.
È una storia della religione che ti sprona a sopravvivere nel deserto, di come la sofferenza ti instradi al fondamentalismo, di come chi odia cerchi di usare quella religione per giustificare la sopraffazione. È una storia di persone spaventate che cedono tutta l’autorità ideologica, morale ed etica ad un leader assoluto, un messia in cui hanno fede cieca e incrollabile, e una storia di messia che si ubriacano di questa fede causando sempre più danni.

È una storia reale, perché tutto quello che ho descritto sta succedendo adesso, nel mondo. Guerre per il petrolio, desertificazione dovuta al surriscaldamento globale, all’inquinamento e all’eccessivo sfruttamento dei terreni, fondamentalismi religiosi nel Medio Oriente quanto in America, in India quanto in Italia. Indigeni sfruttati e perseguitati in Palestina, in Amazzonia, in Africa, leader che si atteggiano a unici depositari della verità in terra, schiere nazionaliste e sovraniste che ci vogliono ridurre a un mucchio di gruppetti che si fanno la guerra fra di loro mentre i grandi problemi rimangono ignorati.

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Ecco perché Dune è importante. Perché un’opera di intrattenimento, di fantascienza e quindi apparentemente distaccata dalla realtà, ha creato un’esaminazione della nostra realtà precisissima. Noi possiamo trarre un senso del nostro tempo da questo romanzo di fantascienza, e riflettere su cosa possiamo fare.

Grazie, Frank Herbert.

di Lorenzo La bella

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