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Il 28 maggio Francesca Mazzoleni, regista di “Succede” (adattamento cinematografico dell’omonimo libro della Youtuber Sofia Viscardi) ha proiettato il suo film all’Istituto Europeo di Design, dando modo agli studenti di aprire subito dopo un confronto aperto con lei in merito tanto al film quanto al suo lavoro nell’industria cinematografica.

Abbiamo intervistato Francesca Mazzoleni proprio in questa occasione:

Noi ci siamo già parlati perché il 28 Maggio hai presentato allo IED il tuo primo film, Succede. Come è venuta in contatto Francesca Mazzoleni con lo IED?

«Lo conoscevo già da prima, ma è stato dopo aver conosciuto il coordinatore IED Lorenzo Vignolo che è nata l’idea di presentare il film agli studenti e tenere una lezione con loro».

Già, Lorenzo è anche mio insegnante. Come è stato invece parlare con degli studenti che per la maggior parte intendono intraprendere un percorso simile al tuo?

«Il confronto con i ragazzi è stato particolare. Io ricordo benissimo questa età, quella in cui bisogna saper scegliere e seminare per ottenere poi il percorso che si vuole intraprendere. In generale trovo sempre molto stimolante il confronto con i ragazzi, ma era la prima volta che mi trovavo a dover parlare con ragazzi che studiano per entrare nell’industria dell’audiovisivo. È stato quindi molto importante per me, perché non esistono risposte assolute su come approcciare questa strada, ma mostrare un primo film, un primo passo, può essere un modo concreto di mostrargli ciò che potrà essere il loro futuro».

Invece, nel tuo caso, quando avevi questa età, quale idea, quale approccio ti spingevano avanti nello studio?

«Diciamo che mi sono chiarita le idee su quello che volessi fare quando ho dovuto scrivere una lettera motivazionale per entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Scrissi di voler fare questo mestiere perché volevo raccontare la vita che vivevo sotto il mio personale punto di vista. Certo, poi ho studiato molta teoria all’inizio, molta analisi prima di passare alla pratica, ma sempre con questo intento».

Nel presentare Succede a studenti di età più avanzata a quella del suo pubblico, che effetto speravi di ottenere in loro?

«Quello che ho capito dei teen drama come Succede è che possono piacere a sedicenni come a quarantenni; la vostra, quella dei post-diciottenni, è forse la più complicata da ingraziarsi. Voi siete appena usciti dall’adolescenza, e tendete perciò ad esserne molto critici e cinici, mentre chi come me ha trent’anni è invece spesso nostalgico. Per questo il confronto con voi è molto complesso, ma anche bello da questo punto di vista».

Come hai detto, Succede è un film per adolescenti scritto da una prospettiva di adolescente. Ritieni ci sia bisogno di più film così nel panorama cinematografico italiano?

«Secondo me sì, perché spesso i teen movie sono spesso fatti come se fossero un genere minore. Invece ritengo serva dedicare più cura ad essi, per dare ai ragazzi una rappresentazione accurata del loro modo di sentire e rapportarsi. Invece troppo spesso nei teen movie si sente ‘il filtro degli adulti’, troppo interessato a capire e/o giudicare che a rappresentare adeguatamente».

Per quanto riguarda l’industria cinematografica italiana più in generale, vi sono spesso opinioni contrastanti in merito: vi è chi lo dà ancora in crisi, chi già in ripresa. Cosa ne pensi invece tu?

«Ritengo prima di tutto che ci sia un problema di sistema e di partecipazione. Il fatto è che il pubblico non va più in sala, complice anche la televisione e le piattaforme di streaming. Non che siano forme di fruizione sbagliate: tuttavia credo vi debba essere un equilibrio tra tutti questi sistemi, perché comunque le storie da raccontare ci sono».

Riallacciandoci invece al discorso di prima, relativo all’incontro con gli studenti, qual è il consiglio che daresti a chi vuole intraprendere una carriera analoga alla tua?

«Innanzitutto l’analisi: perché questo piace? Perché funziona? Questo aiuta a sviluppare una linea artistica, ma è importante anche circondarsi di persone pronte ad aiutarti, perché anche il corto più piccolo è comunque un lavoro di strada. In sintesi, il confronto, la comunicazione. Questo è il consiglio più importante che possa dare».

E per quanto riguarda il tuo prossimo lavoro, puoi anticiparci qualcosa in merito?

«Si tratta di un film documentario in cui racconto la vita di una comunità dell’Idroscalo di Ostia dopo uno sgombero antiabusivismo che l’ha dimezzata. Ho passato diversi mesi con loro ed è in fase di montaggio. Il titolo attuale è Punta Sacra».

Va bene, allora. Grazie mille per l’intervista, e buon lavoro e buona fortuna per Punta Sacra.

«Grazie a te, e buona fortuna anche a tutti voi!»

di Lorenzo La Bella

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