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Francesca Grassi il racconto di suo padre Paolo

I valori, i diritti e le attività riconosciute e garantite oggi, dati paradossalmente per scontato, sono il risultato che uomini del passato armati di solo coraggio, hanno ottenuto prestando la loro vita per il nostro presente.

informareonline-francesca-grassi-1Uno di questi fu Paolo Grassi, impresario teatrale italiano, fondatore del Piccolo Teatro di Milano, sovrintendente del Teatro alla Scala e Presidente della Rai.

Sua figlia Francesca Grassi, consapevole dell’inestimabile patrimonio storico, culturale e umano lasciato dal padre, ha deciso di istituire la “Fondazione Paolo Grassi-la voce della cultura”.

«Mio padre era un uomo coraggioso, che a vent’anni, consapevole della inattualità del teatro italiano degli anni 40, diceva “il teatro lo faremo noi”. Il teatro stabile è un’impresa e soprattutto il teatro della città, a differenza di quelli privati.

Così nel 1947, insieme a Strehler, mio padre fonda il “Piccolo Teatro” della città di Milano. Nel 1948 organizza alla Casa della cultura a Milano un convegno con Guido Salvini e Silvio D’Amico. Un convegno molto importante che segnerà il futuro del teatro contemporaneo» racconta Francesca Grassi.

Il teatro come forma di cultura e aggregazione è stato voluto e creato in un contesto completamente ermetico, classista ed elitario.

«Dopo la Seconda Guerra mondiale le città erano in rovina. Nel maggio del 1947 con Strehler e l’aiuto di un grande Sindaco come Antonio Greppi, mio padre convinse il Consiglio Comunale di Milano a sostenere la nascita del primo teatro stabile d’Italia.

Avrebbe consentito la creazione di un nuovo repertorio, di costanti rapporti nazionali ed internazionali e soprattutto la formazione di un nuovo pubblico che andasse al di là delle classi sociali alle quali era fino ad allora stato ristretto il pubblico di chi frequentava il teatro».

Il teatro così diventa luogo di incontro e scambio di idee aperto a tutti. Grassi fu lungimirante e coraggioso ma dovette affrontare numerosi ostacoli. «Era anche un uomo solo, perché responsabile delle sue scelte. Lottava contro pareri diversi e strutture ancora inesistenti. Il Ministero della Cultura per esempio, allora non c’era.

Ciononostante ha creato un sistema, quello dell’impresa teatrale inventando il ruolo dell’operatore culturale. Soprattutto aveva un metodo che deve essere di ispirazione: guardava alla tradizione per misurarne i pregi ma anche i limiti, il che gli consentiva di realizzare innovazioni che fossero adeguate a quanto di meglio poteva offrire l’esperienza teatrale europea ed internazionale».

Questi sono i motivi per cui Paolo Grassi non può essere dimenticato. Le nuove generazioni hanno il diritto di conoscerlo, sapere il contesto storico-sociale che li ha preceduti e chi è intervenuto per migliorarlo. Questa è la missione di Francesca Grassi e della Fondazione.

«Quando mia figlia Federica nel 2005 cominciò a lavorare nell’archivio del Piccolo Teatro sulle tournée dal 1947 al 1963, scoprii tantissime lettere di lavoro di mio padre che non conoscevo. La loro importanza mi apparve tale da farmi concludere che quella scoperta doveva essere approfondita e divulgata.

Nacque così la Fondazione, dedicata non soltanto a raccogliere e divulgare il messaggio di Paolo Grassi ma anche, l’importanza della cultura teatrale, musicale e dello spettacolo del tempo nel quale egli ha vissuto, nel quale si realizzò finalmente il ricongiungimento della cultura italiana dello spettacolo con i problemi reali della nostra contemporaneità».

La Fondazione ha l’obiettivo di diffondere e promuovere la cultura e il teatro, prediligendo il contatto con i giovani. In occasione del centenario dalla morte di Paolo Grassi, la Fondazione ha organizzato a Milano dal 26 gennaio al 24 marzo 2019 a Palazzo Reale una mostra, “Paolo Grassi-senza un pazzo come me, immodestamente un poeta dell’organizzazione” curata da Fabio Francione, che nel prossimo anno verrà riallestita a Napoli.

«Questa mostra è il contenitore delle tappe della vita di mio padre e lo racconta in maniera molto esaustiva, precisa, analitica.

Farà tappa a Napoli perché lui ha sempre voluto instaurare uno stretto dialogo con questa città, anche attraverso Edoardo De Filippo. Poi per me Napoli è una città che si sta aprendo a una nuova vita. C’è una bella gioventù, un bel pubblico e tanta attenzione e ricchezza. Quindi perché non a Napoli?».

di Mara Parretta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

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