“Frames”, la mostra in Casina Pompeiana

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La Casina Pompeiana riapre il suo spazio espositivo con “Frames” la mostra di Guido Della Giovanna e Davide di Luccio che venerdì 28 febbraio inaugura la nuova stagione di eventi nella struttura in Villa Comunale a Napoli segnandone pertanto la riapertura ufficiale dopo un breve periodo di inattività per alcuni lavori di manutenzione.

Frame” dall’inglese non solo nel senso proprio di «intelaiatura, cornice, struttura» ma anche nell’accezione più estensiva usata nel linguaggio scientifico e tecnico per indicare una struttura (o un’immagine) ideale rappresentativa di qualcosa, una sequenza di elementi.

Ed allora ecco che, come dice la curatrice della mostra, Deborah Di Bernardo, “… l’ispirazione orientale del primo artista e l’idea del riciclo del secondo, elementi caratterizzanti le opere di questi due artisti, nella loro evidente differenza del rispettivo “segno” non mancano di punti di congiunzione capaci di unire i ‘frames’ della loro produzione in una unica mostra similmente ad un film con una trama comune ma con finali diversi” in una sorta cioè di sliding door, una porta scorrevole che ti catapulta in due universi paralleli ma contigui.

I dipinti di Guido Della Giovanna, la cui visione romantica della vita induce a traguardare dietro le apparenze per cogliere il lato positivo dell’esistenza, vogliono rappresentare le emozioni che i piccoli accadimenti quotidiani, trasportati in un universo onirico, possono suscitare in ciascuno di noi. Una parte di sé che viene proiettata in un paese lontano. Un’idea di esotico irreale che vive solo nel suo intimo. Della Giovanna non è mai stato in Giappone, eppure il suo modo di intendere l’arte riporta proprio a quelle atmosfere tipiche del paese del sol levante.

Davide di Luccio, amante dell’arte antica, restauratore di oggetti e di dipinti rovinati dal tempo e dall’incuria, ha un’idea quasi ossessiva del recupero e della conservazione che nella maturità, lo ha condotto ad una nuova forma espressiva.

In linea con l’idea del riciclo, utilizza per le sue opere materiali vari, rinvenuti nei posti più disparati, provenienti dallo smontaggio di utensili, ex attrezzi agricoli e domestici, pezzi di legno spinti dal mare sulla spiaggia e altro.

Il tentativo è quello di catturare l’attenzione e spingere chi guarda l’opera all’idea che ogni cosa che buttiamo ha un valore in sé e può essere riutilizzata e diventare strumento di espressione artistica.

Tutto questo alla luce dell’attuale concezione liberista che privilegia il mercato e del suo strapotere globale, che, insieme alla nostra indifferenza, è causa di degrado del mondo e dell’umanità (guerre, impoverimento, inquinamento). La funzione dell’Arte, al di là del valore estetico, è quella di denunciare.

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