La fotografia è parte integrante della cinematografia, si può dire addirittura che il cinema non sia altro che il figlio dell’arte fotografica. Per questo motivo delle pellicole si premia anche, e soprattutto, la costruzione dell’immagine, la presa dell’attimo. Fotografie di personaggi, d’attrezzi, di gag e persino di battute, tutte con una cosa in comune: la scenografia, il contesto in cui tutto si ambienta. Nella scenografia la pellicola prende vita, si monta e si smonta infinite volte, per sviluppare il proprio intreccio, il proprio destino.

 

Fotoromanzo Napoletano
Fotoromanzo Napoletano

 

Napoli e il cinema hanno una storia d’amore che non finirà mai, per questo motivo alla città, talvolta, sta stretto il ruolo di mera scenografia e diventa protagonista dell’arte cinematografica. “Fotoromanzo Napoletano” è un libro curato da Lucia Di Girolamo e pubblicato da Skira Editore, una raccolta di fotografie risalenti alla prima metà del novecento ed appartenenti a due precisi lungometraggi: “Fenesta ca lucive” e “Dov’è la mia vita”. Il primo è un film muto, dove le foto si fanno interpreti del celebre brano musicale; il secondo, invece, viene ricostruito immagine per immagine come un vero fotoromanzo. I testi di Lucia Di Girolamo fanno da trait d’union dell’intera raccolta.

 

 

A presentare la raccolta è Maurizio de Giovanni, celebre scrittore napoletano autore delle collane del commissario Ricciardi e dell’ispettore Lojacono. «È il grande e tenerissimo racconto della passione popolare – dice De Giovanni nella sua presentazione – la famiglia, la terra, il nome: tutti fondamenti di un cuore immenso che non conosciamo più, ma che ricordiamo fin troppo bene». Rivivere le atmosfere romantiche di un opaco bianco e nero che ci fa calare in un mondo che non è scomparso, è semplicemente nascosto dietro una patina di modernità. Da sempre, questo è il ruolo dei fotoromanzi.

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018

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