Avete presente i “fotografi dell’università”? Quelli che fanno foto agli studenti alle sedute di laurea e chiedono loro di comprare i propri scatti?
Avete presente? Bene, proviamo a fare chiarezza sul ruolo di queste persone, prendendo come spunto un episodio che è accaduto pochi giorni fa alla Facoltà di Giurisprudenza della Università della Federico II di Napoli.
Accade che durante una seduta di laurea, Federico, studente di Giurisprudenza con la passione per la fotografia, viene invitato a scattare alcune foto da sei amici in occasione del giorno della loro laurea.

«Per tutta la mattinata mi sono beccato occhiatacce dal sedicente fotografo dell’università e poi intimidazioni del tipo “Ci rivediamo? Non farti più vedere qui”, “mi rubi il lavoro” e “sei una persona scorretta”» – ci racconta Federico, il quale spiazzato e intimorito si limita a spiegare di esser stato chiamato da amici, ricevendo in risposta qualche ulteriore imprecazione. Da lì a poco viene ostruito da un membro del personale di servizio che non gli permette di superare l’area dei posti a sedere, un privilegio che era consentito solo al suddetto fotografo.
Il giorno dopo Federico decide di andare a segnalare la vicenda al preside della Facoltà di Giurisprudenza Lucio De Giovanni. Le risposte del preside servono a sfatare molti miti sulla questioni dei fotografi delle lauree.
Innanzitutto non ci sono rapporti contrattuali con nessuno: si tratta di soggetti privati che leggono le date sedute di laurea e si presentano lì per fare qualche foto e venderle. Per tale motivo il preside De Giovanni ha definito vergognoso l’accaduto e ha invitato a segnalare futuri eventi simili, soprattutto se tali persone dovessero tentare di limitare la libertà di fare fotografie per costringere a comprare le proprie foto.

Questa è a nostro avviso una vera e propria estorsione.
Un’estorsione che si verifica in tante altre Facoltà e che da sempre passa impunita.

Avete presente i “fotografi dell’università”? Non esistono! Sono persone qualsiasi che con l’università, in realtà, non hanno niente a che fare.

di Fulvio Mele