Fortress of smile: il regista Kuro Tanino in scena al Teatro Bellini di Napoli

Due storie parallele e surreali per "Fortress of smile".

Mina Grasso 22/02/2024
Updated 2024/02/22 at 10:33 PM
4 Minuti per la lettura

Kuro Tanino regista di teatro e drammaturgo giapponese sarà al Teatro Bellini di Napoli dal 21 al 25 febbraio con la messa in scena per la prima volta in Italia dello spettacolo Fortress of smile.

Lo spettacolo, diretto e scritto da Kuro Tanino con Susumu Ogata, Kazuya Inoue, Koichiro F.O. Pereira, Masato Nomura, Hatsune Sakai, Natsue Hyakumoto, Katsuya Tanabe è in lingua giapponese con sovra-titoli in italiano e con alcuni supporti visivi per la facilitazione della comprensione da parte delle persone con disabilità uditive. Si tratta di uno dei tre spettacoli internazionali in cartellone per questa stagione teatrale del Bellini. Lo spirito degli organizzatori è quello di condurre il suo pubblico verso una sempre più stretta commistione di culture e verso l’abbattimento delle barriere culturali tra i paesi.

La casa e il tempo

Nato nel 1976, Tanino vive la sua infanzia a Toyama nella casa di famiglia, abitazione in stile tradizionale giapponese con un palco interno per il Teatro Nō  tipico del Giappone del XIV secolo, un piccolo cottage per la cerimonia del Tè e una stanza della calligrafia. In perfetta simbiosi con la sua casa ne osserva le scene, gli ambienti, le dinamiche e lo scorrere del tempo. La famiglia si occupa di psichiatria e così farà anche lui all’inizio dei suoi studi e delle sue esperienze di lavoro. Da sempre appassionato di pittura, crescendo entrerà però a pieno titolo nella “Bubble Japanese Generation” degli anni ’80, generazione che spinge verso lo sviluppo di tutte le arti visive.

Fortress of smile

In Fortress of smile Kuro Tanino costruisce una scenografia fatta da due stanze parallele, posizionate una accanto all’altra, due appartamenti adiacenti nei quali vivono pescatori rumorosi giocosi e bevitori da una parte, e dall’altra una vecchia e sola signora affetta da demenza, accudita da suo figlio che le prende una casa sull’oceano e dalla giovane nipote ventunenne. Le pareti sono sottili, è una vecchia casa e i pescatori presto capiscono di avere dei nuovi vicini, molto diversi da loro. Questo rappresenta un piccolo cambiamento. La vita scorre immersa in una quotidiana e lenta routine. Il cinguettio degli uccelli e il rumore dell’oceano in tempesta riempiono di suono le due case nelle quali il tempo sembra apparentemente differente.

Nei suoi lavori Tanino parte dal disegno, dallo storyboard e dalla sequenze di immagini e di bozzetti per creare intorno la scrittura teatrale. Affascinato dall’arte di Dalì e di Duchamp e dalla playing experience, ossia dall’arte di divertire il pubblico attraverso il gioco – arte tipica dei video games che trovano in Giappone la loro culla primordiale, il regista porta in scena stanze di vita domestica. In queste stanze tutto è curato nei minimi dettagli, ci sono reti da pesca, mobili da cucina, padelle, strumenti musicali, abiti, ci sono le ciotole per il cibo degli animali domestici. Interessante in Tanino lo studio della calligrafia, una delle sue passioni, e la sua esposizione nelle pieghe dello spettacolo su pannelli neri che simboleggiano i kakemono, rotoli di carta o di tessuto che abitualmente vengono esposti nelle case giapponesi. Azzeccato sul palcoscenico come fondo il dipinto La grande onda di Kanagawa di Hokusai.

Lo spettacolo della Compagnia di Tanino, la Niwa Gekidan Penino vede il supporto di Agency for Cultural Affairs (Government of Japan) con il sostegno di The Japan Foundation e sarà in scena al Teatro Bellini fino al 25 febbraio.

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