Formare il nostro tempo: la sfida dell’Università Mercatorum

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Una sfida per formare donne e uomini del nostro tempo: è questa la proposta lanciata dall’Università Mercatorum e che, grazie all’appoggio del “Gruppo Pegaso” sta diventando sempre più forte ed influente su tutto il territorio italiano. Un’intervista a Roberto Nicolucci, responsabile della promozione culturale dell’Università Mercatorum, che ci parla dei temi e dell’impegno culturale di questa nuova realtà e soprattutto del loro nuovo obiettivo: non fermare il tempo, ma formare il tempo.

Come nasce questa nuova realtà e come si sviluppa l’apprendimento telematico?

«Istituita e riconosciuta con decreto ministeriale da tre lustri pieni il “gruppo Pegaso” non ha inventato l’apprendimento telematico, questo è chiaro, ma è stata la prima università in remoto a porre la dialettica professore-allievo nei termini, nuovi e insieme antichissimi, di educazione civica. Nel 1958 un uomo di Stato come Aldo Moro, che amava l’Italia, contribuì ad assodare l’importanza dell’insegnamento e dell’educazione civica nella scuola dell’obbligo.

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La materia che ancora veniva impartita nella vecchia scuola non è mai apparsa così di attualità impegnativa. Noi non dobbiamo solo fornire gli elementi basilari di un sapere umanistico e pratico insieme, ma siamo coscienti che ogni apprendimento, per essere veramente utile e nobilitante, debba svolgersi su una piattaforma di vivere civile, di educazione alla memoria e rispetto per il proprio passato».

Quali sono gli obiettivi che l’Università pone ai fini dell’insegnamento?

«Insegnare, lo si è sempre detto, è una missione. Come il medico, l’apostolo o l’esploratore. Con tutti i rischi, le delusioni e le impagabili soddisfazioni cui va incontro, oggi come ieri, è un’opera missionaria. Ma si dovrebbe avere il coraggio di estendere la cosa a coloro che apprendono. Proprio così: ascoltare e sviluppare autonomamente un pensiero, hanno ormai tutti i contrassegni di una missione. Non fermare il tempo, ma formare il tempo: questo è stato, fin dagli esordi, il progetto del “gruppo Pegaso” e in questi quindici anni nulla è sopraggiunto che ci sollecitasse a cambiare rotta e velocità di crociera».

Come si è integrata questa nuova realtà in Italia? Come sono gestite le sedi?

«A valutare in blocco le numerose sedi del “gruppo Pegaso” sale una specie di autoritratto italiano, che comprende diciotto regioni, isole maggiori comprese. Una mappa del paese completa e complessa. A cose già arcinote, di cui occorre rinfrescare la memoria (da Rimini a Venezia a Roma o a Firenze), se ne oppongono altre che sono altrettanto importanti, ma meno frequentate (dai territori della bergamasca, così tragicamente toccati dalle recenti vicende, al Palazzo De Vio di Gaeta fino al Palazzo della Dogana di Foggia e ai magnifici Palazzi Mazzarino di Palermo e Paternò di Catania).

Le sedi del “gruppo Pegaso” non si ritrovano lungo percorsi da manuale, o quantomeno non sempre. La loro collocazione legittima e sollecita di per sé la possibilità di una diversa geografia dell’arte, ma attenzione: non mancano sorprese anche nelle città più grandi e trafficate. La mappa delle sedi del “gruppo Pegaso” obbedisce a questa doppia griglia: far conoscere il paese e, per ciò stesso, imparare a rispettarlo e a valorizzarlo. La scommessa per noi è quella di promuovere e sollecitare un dialogo culturale collocandoci al centro esatto».

Cosa aspira per il futuro?

«Ci piacerebbe che frequentassero i nostri corsi donne e uomini in grado di abitare e vivere con impegno il loro paese perché lo conoscono. Conoscere significa amare. Amare significa conoscere. Se l’equazione è nata per definire, almeno in via teorica, i rapporti umani (e sentimentali), essa trae il massimo valore una volta che la si adoperi nei campi del sapere. Mentre l’università tradizionale ha finito per imboccare il vicolo cieco di una conoscenza autoreferenziale e verticale, da noi si cerca di tenere quanto più aperto possibile l’obiettivo. Siamo formatori prima che informatori: e questo non dobbiamo dimenticarlo. L’Italia, diceva qualcuno, non ha sempre avuto gli abitanti che merita. Il “gruppo Pegaso” intende dimostrare che, chiunque fosse, aveva torto».

di Luisa Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217

MAGGIO 2021

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