Abbiamo contattato il Dott. Lorenzo Forte, presidente del Comitato Salute e Vita, per poter raccontare cosa accade nella Valle D’Irno, territorio del Salernitano che comprende i comuni di Salerno, Pellezzano e Baronissi.

Da ormai qualche anno, il comitato Salute e Vita si batte per la chiusura delle fonderie Pisano definite “la piccola Ilva della Campania”. Prendendo visione del dossier redatto proprio dal comitato, è possibile rendersi conto dei livelli d’inquinamento che purtroppo la fonderia ha generato: numeri esorbitanti per quanto riguarda la concentrazione di metalli pesanti come Zinco, Rame o Piombo nel suolo, nelle falde acquifere e nell’atmosfera. Su un campionamento di quattrocento persone tra i 20 ed i 49 anni tutti residenti nelle zone a ridosso delle fonderie, se ne riscontra la presenza nel sangue di Selenio e Zinco; leucemie e tumori purtroppo sono le tragiche conseguenze di tale disastro.

 

Fonderie Pisano
Fonderie Pisano

 

Tutti i processi a carico delle Fonderie Pisano, che partono dal 2004 ed arrivano anche fino al 2015, si sono conclusi tutti con patteggiamento e con il pagamento di ammende irrisorie, ed è proprio dal 2004 al 2007 che la fonderia viene posta sotto inchiesta dalla procura di Salerno.

Il reale problema, analogamente al caso Ilva, è che a tutt’oggi gli impianti delle fonderie sono ancora in funzione nonostante le numerose iniziative legali del comitato; il 27 Marzo 2018 viene infatti presentata una relazione preliminare  del progetto SPES (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile) per il piano “Campania Trasparente”, in cui viene effettuato un biomonitoraggio del territorio. Ancora una volta, vengono confermati gli altissimi livelli di avvelenamento ambientale e verranno confermati anche al successivo ricorso del 16 Aprile 2018, effettuato per richiedere nuovamente la verifica degli impianti. Una battaglia che va avanti da anni e che non può trovar fine se i giudici privilegiano il mantenimento della fonderia, che si è distinta per i numerosi reati ambientali certificati.

Viene spontaneo chiedersi come sia possibile non permetterne la chiusura o, quanto meno, la regolarizzazione dell’impianto e non prendere in considerazione le numerose attività di un comitato che rivendica semplicemente il proprio diritto a vivere in un ambiente pulito e sicuro per la propria salute, a respirare aria pulita e diminuire il tasso di mortalità in quell’ area. C’è da dire anche che il caso delle fonderie Pisano, come tanti altri, continua a fare tantissimo rumore ma ad essere sentito da pochi e forse bisognerebbe partire proprio da questo punto: ascoltare questo assordante rumore.

Cominciare ad ascoltare l’urlo di chi vede vivere e crescere i propri figli nel veleno, è sicuramente il primo gesto da fare per prendere consapevolezza di quanto sia grave quello che sta accadendo, unendosi umanamente alla lotta del comitato e amplificando ognuna di quelle voci.

di Daniela Russo