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Flaring: le emissioni ignorate

Redazione Informare 19/09/2022
Updated 2022/09/19 at 10:14 PM
4 Minuti per la lettura

Nel numero cartaceo di Agosto abbiamo parlato di come il metano rappresenti una quota notevole delle emissioni di gas serra e di come tali emissioni passino inosservate: da una parte perché meno rilevanti di quelle di anidride carbonica, dall’altra a causa della difficoltà con cui è possibile rilevarle e misurarle. Concludendo l’intervista, James Turitto (campaign manager per i “super inquinanti” per la “Clean Air Task Force”) ha voluto rimarcare come una delle cause più importanti di emissioni associabili alla dispersione di metano riguardi un fenomeno noto come “gas flaring”.

Cos’è il Flaring?

Come riporta l’Agenzia Internazionale dell’Energia nella sua ricerca sul fenomeno: “Il gas naturale è spesso un sottoprodotto indesiderato dell’estrazione del petrolio. Il “flaring” si verifica quando gli operatori, non riuscendo a garantire uno sbocco utile a questo gas, scelgono di bruciarlo su base permanente o semipermanente durante la produzione. Alcuni gas possono anche essere bruciati come misura di sicurezza operativa, il flaring fa parte dell’attuale pratica standard di progettazione di sicurezza e garantisce che la pressione accumulata possa essere gestita, riducendo al minimo il pericolo immediato per le persone e le strutture. Però, molto del flaring che avviene per motivi di sicurezza, potrebbe essere ridotto adottando design ingegneristici alternativi sia in strutture esistenti che in nuove. “

L’impatto del flaring sull’ambiente

Questo fenomeno ha un impatto enorme sull’ambiente, l’Agenzia già citata parla di quantitativi di metano bruciati pari alla domanda totale di Centro e Sud America combinati (142 miliardi di metri cubi nel 2020) e risultanti in 265 milioni di tonnellate di CO2 e 8 milioni di tonnellate di metano rilasciate nell’atmosfera.

I principali responsabili del flaring sono Russia, Iraq, Iran, Stati Uniti e Algeria, che contribuiscono a più della metà del fenomeno. È poi da notare come Eurasia e Africa (soprattutto la Nigeria) abbiano fatto enormi progressi, mentre il Nord America ha quasi quadruplicato il ricorso a questo strumento inquinante, a causa del boom dell’estrazione di petrolio e gas avvenuto negli ultimi anni.

Secondo Turitto: “Catturare e ridurre le emissioni di metano in quel settore è potenzialmente un risparmio di denaro per le aziende.

Le soluzioni

L’IEA ha dimostrato che molti strumenti e tecnologie possono effettivamente essere a costo negativo per le aziende, che, implementando programmi per ridurre le emissioni, risparmierebbero effettivamente più soldi. Quindi non c’è motivo per cui dovrebbero combattere queste normative a livello di UE o in Italia, perché alla fine sarebbe più redditizio per loro introdurle. Ciò renderebbe il sistema più efficiente, ripulendo anche l’ambiente.

Abbiamo esaminato alcune ricerche che mostrano che è possibile effettuare investimenti minimi nell’infrastruttura fossile esistente: investimenti che porterebbero effettivamente il gas da questi camini di flaring agli impianti di lavorazione. Questo metano potrebbe entrare in un gasdotto in Italia invece di bruciare. Così si otterrebbero effettivamente riduzioni significative dell’impronta di carbonio e dell’impronta di metano, creando anche efficienza energetica e fornendo sicurezza energetica.”

di Roberto Giuliano

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