Il Buddah dice: “Se potessimo vedere chiaramente il miracolo di un singolo fiore, l’intera nostra vita cambierebbe.”

I fiori piacciono, li vediamo nei dipinti e molti anche nelle strade. Ma qual è la realtà che l’estasi dei loro colori e dell’inebriante profumo nascondono?  Sia che si tratti dell’omaggio ad un defunto sia ad un gesto di carineria nel giorno di San Valentino, le strade brulicano di venditori abusivi ed i prezzi dei fiori aumentano vertiginosamente; le stime si aggirano tra il 30% ed il 50%. Si genera in tal modo un’espansione del mercato illegale e si provocano danni ai fiorai. 

Il Codacons si è espresso a riguardo: “I venditori  si nascondono dietro le leggi di mercato ed adducono quale motivo del caroprezzi la penuria di precipitazioni. Per l’associazione si tratta di una ignobile speculazione quella che provoca la lievitazione del prezzo dei fiori”.

L’associazione denuncia anche un assenteismo sui controlli, pressoché inesistenti, che penalizzano sia i cittadini e sia chi, onestamente, fa questo mestiere tutto l’anno, pagando profumatamente le tasse e che diviene bersaglio di una concorrenza  sleale che sta di fatto decimando il mercato. Da qui l’invito ai cittadini affinché evitino di acquistare da venditori abusivi, per non alimentare l’illegalità.
Attualmente si è iniziato ad importare fiori anche dalla Colombia ma bisogna andare in Olanda per individuare la zona da cui, maggiormente, parte la diffusione dei fiori. La Borsa di Amsterdam è centro estremamente tecnologico dove lavorano migliaia di persone e dove ogni minuto arrivano e partono 2 mila differenti specie di fiori.

È il più grande mercato/labirinto di petali venduti e acquistati all’asta dagli esperti, dagli emissari dei grandi grossisti d’Europa che sempre più spesso gettano semi nel circuito dell’abusivismo, del racket, del riciclaggio criminoso. 

“La Borsa” è il nome più adatto, dove i broker, concentratissimi, spingono un pulsante per selezionare il lotto da acquistare; lo bloccano mentre le immagini scorrono su un display e il rapido avanzare del tempo abbassa il prezzo.  

Questa Borsa è stracolma di fiori venduti anche lowcost, che si radicano in quel mondo sommerso della mafia dei fiori. I capi della filiera, fanno arrivare la merce che, però non viene immessa nel mercato ufficiale; la distribuiscono sulle bancarelle abusive con un sistema capillare. Ogni notte scatta il meccanismo: la merce che esce dai tir sale sulle apecar che da quel momento sono pronte a svolazzare e a pungere il mercato.

La rete degli abusivi è estremamente fitta e mette in ginocchio il settore. Le stime delle vendite abusive nei giorni normali ruotano sul 30% e durante le festività arrivano persino al 150% superando, senza difficoltà, quelle dei commercianti regolari. 

Le associazioni di categoria stimano che ogni apecar, ogni furgone,  incassi in media 100 euro al giorno. Moltiplicati per 500 fanno 50mila euro ogni ventiquattro ore. Un milione 400 mila euro al mese. Nelle nove grandi città italiane il giro d’affari degli abusivi del settore florovivaistico è di circa 100 milioni l’anno. Inutile nascondere che tutti abbiamo comprato fiori a un banchetto ambulante, certo, magari non sono vivaci ma li paghiamo dal 10% al 30% in meno rispetto a quelli regolari, e quasi mai abbiamo ricevuto uno scontrino, il ché significa niente tasse. Molti dquesti soldi ingrossano una filiera abusiva, controllata con metodi opachi da cartelli che agiscono come dei veri parassiti divorando la bellezza dei fiori.

L’abusivismo germoglia su tre livelli: il primo strato è la catena di vendita illegale – all’ingrosso, ma anche al privato che si improvvisa grossista – che si annida all’interno e all’esterno dei mercati dei fiori; il secondo sono le apecar e gli ambulanti; il terzo strato è la grande quantità di stranieri che si aggirano nei pressi dei ristoranti e vendono rose accontentandosi di una monetaI capi di queste povere persone sono gli stessi signori che influenzano i flussi della merce che dall’Olanda arriva nei mercati,  e che minaccia sindacalisti, associati, persino le forze dell’ordine.

Petali e spine. 

 

di Salvatore Sardella

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