Fiore nel cemento, una nuova vita per il Bronx di San Giovanni

Martina Amante 26/03/2024
Updated 2024/03/26 at 2:32 PM
4 Minuti per la lettura

Come un fiore nel cemento, la possibilità di vivere con dignità nella propria casa grazie all’intervento di rigenerazione del Bronx di San Giovanni a Teduccio. Lo spazio costituisce una dimensione fondamentale per la società. Lì dove mancano strutture che riportano onorabilità all’essere umano, l’uomo si perde.

Il comitato ex Taverna del Ferro questo l’ha capito. Una delle loro primissime lotte vinte, infatti, è l’abbattimento e ricostruzione del Bronx di San Giovanni a Teduccio. Uno dei processi di rigenerazione abitativa più impegnativi tra quelli realizzati in Italia negli ultimi anni, dovesono coinvolte migliaia di persone in attesa di una soluzione dignitosa aduna condizione prolungata di segregazione e di diffusa irregolarità abitativa.

Ma come e quando nasce il comitato e con quale intento?

 «L’intento dall’inizio è statoquello di portare all’attenzione delle istituzioni locali, lo stato di queste case. La metà delle famiglie qui vive in condizioni ancora disastrose. Alcune hanno ancora il pavimento originale in PVC. Sono situazioni che esistono perché le persone non possono permettersi altro. Abbiamo dovuto richiedere un vero e proprio intervento di bonifica, tra cui la pulizia di un canale che una volta era dedito alla raccolta delle acque reflue e percorre all’incirca i 300 mt di tutta la stecca lato mare, che ormai è invasa da blatte, topi, zanzare, a causa di perdite d’acqua. È diventata una fogna a cielo aperto». 

Le battaglie a San Giovanni non finiscono qui

Nessuno rimarrà fuori. È la battaglia espressa con chiarezza, fin dal principio, dal Comitato. Per tutte le famiglie che nel tempo si sono trovate costrette ad occupare irregolarmente le loro abitazioni, perché non ricevono il giusto sostentamento da parte delle istituzioni. «Contemporaneamente abbiamo chiesto il riconoscimento degli alloggi alle famiglie che nel tempo si erano trovate ad occupare un’abitazione in assenza di reddito, per problemi economici di varia natura. Noi non toglieremo la casa a nessuno».

Non pochi i disagi che da piccoli sono diventati enormi problemi nelle sovrastrutture che paralizzano una comunità, quella di chi vede barriere architettoniche davanti a sé. Questo anche a causa dell’egoismo di chi cerca sempre di trarre vantaggio sfruttando situazioni delicate e d’urgenza: 

«Con la giunta De Magistris, siamo riusciti solo a sbloccare un fondo di 5 milioni, ma che è stato utilizzato solo in piccola parte per iniziare dei lavori nelle scale della stecca lato Vesuvio. Lavori che purtroppo sono stati fermati dal comitato perché ci siamo accorti che la ditta che aveva vinto l’appalto, non spendeva adeguatamente quei soldi per l’intervento a cui erano destinati». 

L’impressione generale resta sempre la stessa, non si fa abbastanza per fare in modo che queste persone possano avere un’alternativa a quella che fino ad oggi è stata solamente la manovalanza per la criminalità organizzata.

«Questo è un quartiere che ha un’esigenza occupazionale forte perché c’è un alto tasso di disoccupazione ed un alto tasso di abbandono scolastico. Qua o si lavora a nero per pochi soldi al mese o si lavora per la camorra. Perché noi siamo chiari: esiste. Avallata dalle istituzioni e dal sistema che governa. La camorra si estirpa dando ai territori, alle città e ad un intero paese, politiche per il lavoro, politiche sociali totalmente diverse. Questa è anche battaglia dello stesso Comitato». 

Grazie al duro impegno del Comitato sembra che il quartiere possa finalmente ritrovare uno spiraglio di luce tra i blocchi dicemento grigio che in oltre quarant’anni si sono resi nemesi protagonista di un’intera comunità. 

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