Informareonline -Finale-di-Champions-League-spostata-da-San-Pietroburgo-a-Parigi

Finale di Champions League spostata: da San Pietroburgo a Parigi

Gennaro Alvino 27/02/2022
Updated 2022/02/27 at 3:39 PM
6 Minuti per la lettura
Il mondo tutto è col fiato sospeso, fievole, galleggia in un oceano d’acredine. Nella giornata di giovedì, il mondo tutto si è svegliato tra le campanule, l’irrequietudine d’un secondo volgendo lo sguardo verso Oriente: la Russia ha dato inizio al suo assalto all’Ucraina inerme ed il mondo tutto seppur lontano, oggi troppo lontano, si abbraccia al popolo che vivo lungo il fiume Dnepr.

Forti dei sogni che come lampi fanno uscir il sangue dal naso, i bambini piano si  addormentano fra i fiori rossi ed i papaveri della guerra alle porte d’un mondo troppo solo. Arrivano allora messaggi di solidarietà e di vicinanza da parte dei principali governi del mondo che come coperta ricoprono il freddo viso dei bambini.

SEGNALI DI VICINANZA DAL MONDO DEL CALCIO
Il mondo dello sport non è di certo sordo ai richiami d’umanità che forte segnano queste ore e si stringe allora ogni giorno al popolo ucraino. Arrivano grandi segnali di vicinanza, simbolici per lo più, ma anche grandi segnali economici e politici nei confronti della Russia. Insieme alla cancellazione del Gran Premio di Russia annunciata dalla FIA; la UEFA, massima istituzione europea, le sottrae la sede della finale della Champions League prevista per il prossimo sabato 28 maggio 2022 alla Gazprom Arena di San Pietroburgo, stadio dello Zenit San Pietroburgo.
LA QUESTIONE SPONSOR CON GAZPROM

Proprio lo Zenit è di proprietà di Gazprom, il colosso energetica che oltre ad avere grande importanza nelle economie del governo russo è uno dei principali sponsor della UEFA. Recentemente le parti hanno rinnovato il loro contratto di sponsorizzazione fino al 2024 facendo registrare alle casse dell’associazione calcistica un introito di circa 40 milioni di euro a stagione.

Gazprom è anche sponsor di diverse squadre di calcio in Europa come lo Schalke 04 in Germania. La dirigenza del club tedesco, tuttavia, ha comunicato giovedì che rimuoverà il logo dell’azienda russa dalle sue maglie in segno di protesta contro l’invasione dell’Ucraina. In seguito è stato costretto a dare le sue dimissioni uno dei dirigenti della società: si tratta di Matthias Warnig, membro della dirigenza e amministratore delegato della società creata per gestire il gasdotto Nord Stream 2, che avrebbe dovuto collegare la Russia direttamente alla Germania attraverso il mar Baltico. Ora il club tedesco aspetta che la UEFA prenda le stesse posizioni con la società russa di Gazprom abbandonandone la sponsorizzazione ed i conseguenti ricavi.

NUOVA SEDE PER LA FINALE A PARIGI

Intanto da Nyon già giovedì arriva un primo comunicato che lascia intendere l’ormai imminente spostamento della sede della finale di Champions League in programma alla Gazprom Arena di San Pietroburgo.

«In qualità di organo di Governo del calcio europeo-si legge nel comunicato- la Uefa sta lavorando instancabilmente per sviluppare e promuovere il calcio secondo i valori europei comuni come la pace e il rispetto dei diritti umani, nello spirito della Carta olimpica. Rimaniamo risoluti nella nostra solidarietà con la comunità calcistica in Ucraina e siamo pronti a tendere la nostra mano al popolo ucraino».

Arriva tempestivamente, nella giornata di venerdì, l’ufficialità da parte della UEFA dello spostamento della finale da San Pietroburgo a Parigi. Il comitato esecutivo convocato d’urgenza da Aleksander Ceferin ha quindi programmato ora la nuova sfida allo “Stade de France” di Saint-Denis che si giocherà come inizialmente previsto sabato 28 maggio alle ore 21. Lo stesso comunicato poi aggiunge che: «Nella riunione odierna, il Comitato Esecutivo ha anche deciso che i club e le nazionali russe e ucraine che gareggiano nelle competizioni Uefa dovranno giocare le partite casalinghe in sedi neutrali fino a nuovo avviso».

LA RISPOSTA DELLA RUSSIA

Il Cremlino non ha preso affatto bene la decisione dell’UEFA di spostare la finale di Champions League da San Pietroburgo alla capitale francese Parigi: “Una vergogna”, riferiscono voci di corridoio vicine agli oligarchi. Totalmente contrariato alla decisione è il presidente della Federcalcio russa Aleksandr Dyukov che comunica:

«La RFU è da tempo un partner affidabile della UEFA, non solo adempiendo a tutti gli obblighi necessari, ma anche offrendo e fornendo supporto completo nell’attuazione di nuovi progetti e nell’organizzazione di importanti competizioni. La più importante e prestigiosa sarebbe stata la finale di Champions League a San Pietroburgo; la Federazione aveva soddisfatto pienamente tutti i requisiti, anche in termini di sicurezza. Riteniamo che la decisione di spostare la sede della finale di Champions League sia stata dettata da ragioni politiche. La RFU ha sempre aderito al principio lo sport è fuori dalla politica, e quindi non può sostenere questa decisione. La RFU, inoltre, non sostiene la decisione di trasferire le partite che coinvolgono squadre russe in territorio neutrale in quanto violano il principio sportivo e violano gli interessi di giocatori, allenatori e tifosi. Siamo sempre pronti a fornire tutte le garanzie necessarie per lo svolgimento delle partite di calcio internazionali sul territorio della Russia, con un alto livello di organizzazione e sicurezza».

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *