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Filippo Giardina, volto noto di “Stand up comedy”, “Sbandati” e “Nemico pubblico” è il protagonista dello spettacolo “Dieci”, che anche a Caserta ha registrato sold out. Si tratta del decimo monologo satirico dell’artista romano, che parla della dominante cultura della popolarità e di una società che ha dimenticato cosa sia la satira. Filippo, nel corso dell’intervista, ci ha raccontato nel dettaglio dello spettacolo, del successo di “The Comedy Club” e dei prossimi progetti.

Arriva a Caserta lo spettacolo “Dieci”. Perché hai scelto questo titolo e cosa vuole rappresentare?

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«L’ho concepito, pensato e fatto dentro casa: è frutto di un anno e mezzo di pandemia. Si intitola “10” perché è il decimo spettacolo è soprattutto perché mi piaceva l’idea del raccontare un numero simbolo (i dieci comandamenti, il 10 del fantasista), come un po’ la sensazione che è arrivata dopo venti anni che faccio monologhi, come al decimo spettacolo mi potessi permettere qualcosa in più. È uno spettacolo che ho scritto per bisogno, mi piaceva un numero iconico, una grafica senza immagini, qualcosa che si basasse molto sul contenuto».

Cosa ne pensi dell’arte promossa sui social in tempo di pandemia?

« È stato un continuo vedere persone in diretta quando in realtà le persone avevano bisogno di intrattenimento, svago. Questa ripartenza sarà interessante. Le persone hanno voglia di ridere, ma preoccupata perché siamo alle porte di una crisi economica. L’idea di raccontare il mondo reale per me che faccio satira ha sempre avuto senso e da comico, a livello creativo, essere costretto a casa è stato uno stimolo molto forte. I pro faccio fatica a trovarli. Io sto facendo un podcast, dal titolo “Sesto potere”, in cui intervisto professori universitari per cercare di problematizzare qualcosa che abbiamo accettato passivamente e che ha cambiato la vita di tutti. Le nuove generazioni e gli over 40 sono stati maggiormente bersagliati da fake news. Questa restrizione forzata penso abbia fatto capire alle persone quanto sia bello uscire, stare insieme. Speriamo che possiamo riprendere la vita reale».

Dove risiede, secondo te, il successo dei tuoi spettacoli?

«Secondo me nel fatto che sono vent’anni che faccio questo lavoro. Porto ogni due anni in genere uno spettacolo nuovo, spero si sia creato un rapporto di fiducia. La scommessa è cercare di migliorare un po’. Da ragazzino volevo diventare un campione di basket o poker. Sono nato alla “Magliana”, ho avuto l’idea del riscatto, l’ho sempre vissuta. Mi diverto, nonostante tutto, ancora come un pazzo».

Dove risiede, invece, quello del format “The Comedy Club”?

«The Comedy Club nasce dal fatto che io facevo fatica a trovare agenzie che mi rappresentassero e iniziai a fare serate in un locale dove incontrai un ragazzo in gamba al quale chiesi di aprire un’agenzia. Ci sono nella vita dei momenti in cui puoi spingere, in cui si ha voglia di fare, di arrivare. Sono ragazzi bravi, hanno imparato ad utilizzare bene i social. Vincenzo ha cercato di creare una rete di locali in tutti Italia. Ogni momento boom della comicità è passato dai locali. Io ho tante date in ogni regione d’Italia. Stiamo buttando già una griglia che speriamo possa essere riempita da comici più giovani. La pandemia ha esasperato l’approccio alla comicità. Spero che i protagonisti di oggi in campo comico siano più motivati».

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

«Come monologhi porterò “Dieci” e poi mi dedicherò al podcast, ho scritto anche diversi format. Vedremo se “The Comedy Club” riuscirà a diventare un’alternativa ad Amazon o Netflix. Tutto il mondo cresce con gli stessi riferimenti culturali. I social hanno esasperato il narcisismo delle persone e non tutti pensano che sia un lavoro».

di Giovanni Iodice

 

 

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