fenesta Verde Giugliano

Fenesta Verde: un’eccellenza enogastronomica nel cuore di Giugliano

Donato Di Stasio 13/01/2023
Updated 2023/01/12 at 11:31 PM
5 Minuti per la lettura

È sabato mattina, ore 9:30. Ho appena parcheggiato la mia auto sulle strisce blu alle spalle di piazza Annunziata, dopo aver attraversato Corso Campano, centro storico di Giugliano. Scendo e faccio pochi passi fino all’ingresso di Fenesta Verde, uno dei ristoranti storici d’eccellenza del paese. Ad accogliermi e a darmi il benvenuto c’è Luisa Iodice, una delle due sorelle che gestisce l’attività, insieme a Laura ed ai rispettivi mariti. Dopo un “giro turistico” dell’intero locale, mi siedo al tavolo con entrambe le sorelle per parlare della storia e della tradizione della loro attività.

Dal 1948 al 2022, ben 74 anni di attività. Come nasce Fenesta Verde e qual è la sua storia?

«Fenesta Verde è ubicato in quella che era la casa dei nostri nonni. Tutto inizia da loro: nel 1948 decisero di investire in un’attività, una trattoria con pochi piatti legati al territorio. La nonna si occupava della cucina, ruolo tradizionalmente destinato alle donne in quell’epoca, mentre il nonno accoglieva i clienti e procurava le materie prime per l’attività. Il nome del ristorante nasce per pura casualità: i primi clienti, per riconoscerci e indicare la trattoria, hanno iniziato a chiamarla “la casa con le finestre verdi”. Così nacque, con il passare degli anni, il nome Fenesta Verde. Dopo i nonni inizia la generazione dei nostri genitori: pur non essendo di Giugliano e non legato familiarmente all’attività, nostro padre darà una svolta a Fenesta Verde, che in quel periodo iniziò ad attirare anche persone di Napoli, Caserta e altri paesi. Figura importante per il ristorante il fratello di mia madre, il quale si occupava del vino da proporre ai clienti. E poi arriviamo noi, la terza generazione. Io e Laura siamo in cucina, i nostri mariti Guido e Giacomo pensano alla sala».

Con gli anni Fenesta Verde è diventato un punto di riferimento enogastronomico per i giuglianesi e per persone di altre città. Il segreto della sua affermazione?

«Sicuramente il passaparola ha influito molto, almeno inizialmente. I clienti, rimasti soddisfatti dalle pietanze, dal servizio e dall’ospitalità, contribuiscono al miglioramento di Fenesta Verde. Non siamo molto presenti sui social come fanno le altre realtà, possiamo dire che la nostra pubblicità primaria è fornita dalle persone che decidono di provare il nostro ristorante. Altro segreto è essere sempre se stessi, cioè non cambiare seguendo le nuove mode o i nuovi piatti che vengono proposti in altri ristoranti: la terza generazione del nostro locale è ancora legata alle tradizioni che ci sono state tramandate. Prodotti eccellenti e stagionalità degli stessi sono gli altri nostri punti di forza. Nel nostro menù non compaiono prodotti che non siano della stagione».

L’ultimo periodo storico è stato segnato dal Covid e dalla guerra in Ucraina. Quali effetti hanno avuto sul costo dei prodotti e sui clienti? Li risentite ancora?

«Il periodo della pandemia è stato duro, i clienti avevano paura di condividere uno stesso spazio tra di loro. Quando il governo ha allentato le restrizioni, parecchie persone ci hanno detto che il nostro ristorante è stata la scelta per la prima uscita, un luogo che ha permesso loro di sentirsi al sicuro. In quel momento ci siamo resi conto dell’affetto dei nostri clienti, veramente una bella cosa. Per quanto riguarda la guerra, essa ha influito tanto sul costo dei prodotti che utilizziamo, come pasta, pane e olio. Nonostante gli aumenti, non abbiamo apportato grandi modifiche di prezzo al menu. Il rapporto qualità-prezzo di Fenesta Verde pende sempre più sul primo elemento, c’è un’onesta di base che è fondamentale».

Dopo la terza generazione, ce ne sarà una quarta di Fenesta Verde?

«Io penso che ogni persona debba perseguire il suo obiettivo nella vita, qualunque esso sia, senza obblighi o restrizioni imposte. Chiaramente chi ha una storia alle spalle, con una radice molto forte, uno sguardo su quella storia lo pone.
La terza generazione ha deciso di rimanere e continuare la tradizione del ristorante, la possibile quarta generazione dovrà sentirsi libera di fare quello che vuole. I nostri figli sono orgogliosi di appartenere a tutto questo».

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