Ancora una volta, Vittorio Feltri, giornalista e direttore del quotidiano Libero, è stato denunciato all’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

A presentare la denuncia, Sandro Ruotolo e Paolo Borrometi. In particolare, i due giornalisti hanno puntato il dito contro un articolo in prima pagina dal titolo “Peggio di così non poteva capitarci. Ci sarà da divertirsi”. Alcuni giorni fa, infatti, si leggevano queste righe riferite alla nascita del nuovo esecutivo giallo-rosso:

“Lasciamo a Conte il suo zoo pieno di terroni e ostile al Nord che li mantiene tutti.”

“Si tratta di una frase evidentemente razzista – scrivono i due giornalisti – dove i meridionali vengono appellati esplicitamente con l’aggettivo di ‘terroni’ e implicitamente come animali, visto il riferimento allo zoo. La discriminazione è rafforzata ancora di più nel rapporto con il Nord, superiore, che li ‘mantiene tutti’ con riferimento ai cittadini meridionali.”

Ruotolo e Borrometi hanno chiesto dunque al Consiglio di Disciplina dell’Odg della Lombardia di prendere provvedimenti. Considerando che “al punto b dell’art. 2 del ‘Testo unico dei doveri del giornalista’ è specificato che il giornalista ‘rispetta i diritti fondamentali delle persone e osserva le norme di legge poste a loro salvaguardia”. E che“le affermazioni di Feltri incitano evidentemente all’odio razziale dei settentrionali nei confronti dei meridionali”. La denuncia è stata accompagnata da una petizione su Change.org che in poco tempo ha raggiunto più di 100mila firme.

Nel contempo, anche due associazioni salernitane, Mespi e La Nostra Libertà, hanno presentato querela nei suoi confronti.

Ma non è certo la prima volta che Vittorio Feltri è sotto i riflettori.

Già nel 2000, l’Odg della Lombardia lo espelle per aver pubblicato alcune fotografie “impressionanti e raccapriccianti” di bambini, ricavate da un sito pornografico e da un video sequestrato dalla magistratura, nell’ambito di un’inchiesta su un giro di pedofilia. Ma tre anni dopo, l’Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento.

Nel 2010 viene nuovamente sospeso per aver diffuso tramite il Giornale un falso scoop su Dino Boffo, giornalista e direttore di Avvenire (caso Boffo) dopo che questo aveva scritto alcuni editoriali contro Silvio Berlusconi.

Insomma, una carriera ricca di gesti clamorosi e di battute poco corrette. Con parole che trasudano di odio ingiustificato, di razzismo, omofobia e xenofobia.

Solo tre mesi fa, aveva suscitato sdegno il suo commento nei confronti di Andrea Camilleri, scrivendo che la consolazione “per la sua eventuale dipartita è che finalmente non vedremo più in televisione Montalbano, un terrone che ci ha rotto i coglioni”. Parole che portarono all’autosospensione dall’Ordine di Ruotolo e Borrometi e a un’altra raccolta firme per la radiazione di Feltri dall’albo.

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Si ricordano poi alcuni titoli “Dopo la miseria portano le malattie” (rivolto ovviamente ai migranti); “Comandano i terroni”; “Bastardi islamici” o “Più patate, meno mimose” in occasione dell’8 marzo. Un linguaggio che più che fare informazione ha come unico obiettivo quello di “spararla grossa”, per raccogliere click e vendere qualche copia in più del giornale.

Permettere a un personaggio come Vittorio Feltri di continuare, impunemente e chissà per quali ragioni, con un atteggiamento così poco professionale, rischia di danneggiare l’intera categoria dei giornalisti, nei cui confronti la fiducia popolare si è già abbastanza deteriorata.


di Giorgia Scognamiglio

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