Federica Angeli : «I clan di Ostia sono al tappeto»

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20 agosto 2015. Il funerale di Vittorio Casamonica, boss dell’omonimo clan, rimbalzò su tutti i media nazionali.

La sfarzosità che ha caratterizzato l’evento è quasi da cerimonia per un’alta Istituzione:

sei cavalli neri trainano una carrozza antica in giro per le strade di Roma, la banda intona la meravigliosa colonna sonora del film “Il Padrino” di Francis Ford Coppola e, mentre la bara del boss defunto viene portata su una Rolls Royce, un elicottero fa cadere sulla folla migliaia di petali rossi.

Una narrazione surreale che portò alla ribalta nazionale, ed internazionale, l’immenso problema della criminalità romana.

Alcuni anni prima la cronista di Repubblica, Federica Angeli, era già in prima linea nel condurre inchieste giornalistiche sui clan che dominavano Roma.

Ben prima, il 23 maggio del 2013, Federica, mentre sta girando un servizio sulle infiltrazioni della criminalità all’interno dei lidi di Ostia, viene minacciata di morte da Armando Spada, esponente dell’omonimo clan, che chiuderà la giornalista in uno stanzino minacciandola.

«È stata la certificazione giornalistica che avevo ragione, in quel momento, a chiamare quei clan “mafia” – ci spiega Federica Angeli – In questo territorio, come in tanti altri ad alta densità mafiosa, l’atteggiamento era sempre negazionista: era esagerato chi parlava di mafia.

Quindi se torno indietro a quel giorno, giornalisticamente ho avuto la prova, ma umanamente mi sono sentita sconfitta da cittadina di Ostia.

Quando Armando Spada mi disse che in città erano tutti nel palmo della sua mano, per un attimo mi sono sentita anche io all’interno di quel palmo, per non aver tinto prima la penna d’inchiostro per denunciare, da lì non ho più smesso.

Quello che ho imparato è che bisogna attendere, chi intraprende la strada della legalità in Italia ha davanti un percorso difficile e in salita, però la giustizia arriva e con lei anche la verità, bisogna imparare ad aspettare».

Una Federica uscita fuori con la forza di una madre che lotta per il futuro dei suoi figli e della sua comunità, un lavoro duro che spesso ha incontrato l’opposizione dei cittadini di Ostia:

«All’inizio delle mie inchieste ero da sola, i cittadini di Ostia quando attraversavo la strada sputavano per terra e mi dicevano che non ero gradita nei loro negozi».

Ora la situazione è ben diversa, le numerose inchieste condotte da Federica e il lavoro dell’autorità giudiziaria ha portato i clan romani ad un dietrofront, dove prima vi era un impero incontrastato, oggi sembra fiorire un nuovo senso di libertà dalla logica mafiosa, anche se i clan non sono completamente sconfitti.

«Le famiglie sono al tappeto – afferma la giornalista di Repubblica – c’è un ko rispetto a questi clan grazie al lavoro della magistratura e all’impegno della cittadinanza che li ha disconosciuti, mentre prima c’era solo il terrore nel pronunciare questi nomi.

Possiamo dire quindi che, in questa fase, sono molto a testa bassa».

Ma alle condizioni attuali dei clan della zona diviene centrale il tema riguardante il consenso popolare che eventualmente hanno ancora le famiglie, in merito a questo la Angeli ha affermato:

«C’è sicuramente tanto lavoro da fare, però quando io, 5 anni fa, andavo col microfono a chiedere alle persone se avessero mai sentito i nomi di queste famiglie, la risposta era sempre “no” o al massimo “sì, poverini, cosa gli è accaduto?”.

Come se fossero dei paladini, come se fossero un Antistato che la popolazione vedeva come benefattore del territorio.

Ora non è così, quando sono in giro per delle interviste, molti cittadini vogliono metterci la faccia e dire che all’interno della loro zona finalmente non li vedevano più per strada.

Questa è la trasformazione sociale necessaria per creare anticorpi e dire “no!”, ma per arrivare a questo punto ci sono voluti ben cinque anni».

Un percorso lungo e tortuoso, ma che ha ancora i suoi punti deboli:

«C’è ancora molto da fare nella zona intermedia, commercianti e imprenditori, che Massimo Carminati definiva “il mondo di mezzo” – afferma la Angeli – i quali sono ancora nella fase in cui parlare di mafia fa un danno economico alla cittadinanza».

Federica è un donna forte, che ha guardato negli occhi la mafia romana, vivendo l’orribile esperienza di vivere una vita sotto scorta per aver svolto impeccabilmente il suo lavoro, ed è per questo che non poteva mancare un appello ai giovani cronisti e siamo orgogliosi di aver ricevuto da parte sua un tale attestato di stima:

«Ho sfogliato la vostra rivista e l’ho trovata davvero di qualità, ormai sono una vecchia cronistaccia e mi basta un colpo d’occhio per capire la qualità del lavoro.

Informare mi ha colpito perché passate da temi di bellezza e leggerezza a tematiche di forte denuncia, avete una titolazione da prima linea, direi che le premesse sono già ottime.

Da cronista di lungo corso posso consigliare ai ragazzi di non accontentarsi delle verità.

Questo è un mestiere che non si fa per i soldi, soprattutto nella fase iniziale, ma si fa per passione e la mia è la stessa da quando avevo 16 anni.

La curiosità è l’anima del giornalismo e, in un territorio difficile, è importante resistere e fare squadra all’interno della redazione.

Se sfogliando quelle pagine le premesse sono queste direi che posso già considerarvi miei colleghi».

di Antonio Casaccio
Foto di Giorgia Scognamiglio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°193
MAGGIO 2019

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