Favola e Fiaba, strumenti di intima educazione

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Favola e fiaba: ho sempre avuto difficoltà – sì, pare assurdo – ricordare il distinguo che mi venne insegnato alle scuole medie.

Con favola si intende una breve narrazione i cui caratteri fondamentali furono segnati già da Esopo e universalmente diffusi da Fedro: fondamentale è che essa racchiuda una verità morale o un insegnamento di saggezza pratica, e che vi agiscano animali o esseri inanimati, sempre però in tipizzazioni e quasi stilizzazioni di virtù e di vizi umani.

Per fiaba si intende un racconto fantastico di ampio sviluppo narrativo, in cui si possono individuare tracce di antiche credenze in esseri magici e di antiche usanze; la fiaba ha per protagonista l’uomo che entra in connessione con spiriti benefici o malefici, demoni, streghe, fate. La caratteristica delle fiabe è quello di palesare un “dilemma esistenziale” attraverso i suoi personaggi che sono principalmente uomini che lottano contro le avversità, per arrivare ad un lieto fine, ed investono soprattutto l’aspetto emotivo.

Ma d’altronde che cambi o meno il soggetto, che si tratti di Esopo, i fratelli Grimm, o del napoletano Basile, ciò che serve non è pur sempre la così detta morale?

Credo fortemente nel loro valore educativo che, è opportuno, si realizzi anche con contenuti che possano turbare i più piccoli e questo perché nel mondo ci sono draghi “e le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”.

Svariati psicologi ritengono che la favola svolge un ruolo decisamente preminente nello sviluppo psicologico e cognitivo del bambino, poiché influenza il linguaggio, incide nelle emozioni e, in ultimo, sull’ambito della moralità e della socialità. Questo coinvolgimento emotivo è fornito dal “pensiero narrativo” che funge da mediatore tra l’esperienza e colui che narra: la narrazione assume così un’importanza ancora più marcata poiché ciò permette al bambino di meglio comprendere, di vivere l’avventura e di  stabilire un dialogo con il narratore. Ed inoltre la favola ha la capacità di accompagnare il bambino al mondo complesso di regole e valori mediante una morale chiara ed esplicitata che si serve di esempi concreti.

Esse sono il primo portale verso il mondo esterno: abbiamo favole che descrivono la natura circostante, gli animali, oppure alle storie che cercano di affrontare degli argomenti come le diverse fasi di crescita di un bambino; esistono inoltre delle favole che raccontano le varie festività del nostro contesto sociale. La loro importante funzione non si limita a questo perché possono diventare un mezzo attraverso il quale il bambino scopre degli insegnamenti per riuscire a fronteggiare i suoi timori e comprendere in che modo superarli. Ecco, quindi, che si trovano argomenti come i litigi, il valore dell’amicizia, l’affetto per la madre, la rabbia; insomma dei temi che permettano al bambino di avvicinarsi attraverso la favola al mondo legato alle emozioni.

Per questo motivo potremmo considerare il fatto che più i messaggi e gli input inviati sono vicini alle esigenze attuali del bambino, più egli ha la possibilità di far suo il senso globale che la favola trasmette, e quindi utilizzarlo nella ricerca di una risoluzione delle sue difficoltà.

Anche la scelta della favola da raccontare deve essere contestualizzata, tenendo conto del contesto in cui viene letta, ma soprattutto considerando quelli che sono i mezzi e le esperienze personali dei suoi ascoltatori: attraverso le parole esposte in un dato racconto, l’ascoltatore ha la possibilità di addentrarsi in un mondo immaginario dove la realtà è sospesa e l’apprendimento può essere molto forte mettendo in discussione convinzioni, suggerendo e dando modelli di comportamento e favorire la comprensione. Tutto ciò è possibile perché le storie sono interattive, insegnano affascinando; aggirano le resistenze; coinvolgono e alimentano l’immaginazione, stimolano le abilità di soluzione dei problemi; sollecitano a decidere  autonomamente”.

Le favole possono quindi diventare un primo mezzo di esperienza per il bambino. Importante è anche il modo in cui una storia viene raccontata.

In quei frangenti si instaura un rapporto di assoluta complicità tra il narratore ed il fanciullo che, sentendosi in un ambiento sereno e protetto, attende di lasciarsi affascinare con la fantasia e soprattutto il divertimento. È compito di colui che racconta utilizzare espressioni, voci ed anche gestualità che sono veicoli che possono consentire di entrare nel mondo dei piccoli ascoltatori, al fine di farlo calare nella storia quasi come una catarsi. L’interesse, quindi, deve essere generato e non può essere demandato esclusivamente ad animali o personaggi fantasiosi, ma è opportuno che anche il narratore utilizzi una lettura espressiva capace di eliminare la monotonia che  potrebbe annoiare e distrarre.

Diventa quindi necessario permettere agli ascoltatori di intravedere l’interesse da parte del narratore, rispetto alla trama della favola e ai suoi personaggi. Ad esempio è possibile accelerare il ritmo della narrazione in alcuni passaggi, o rallentarla in altri. Allo stesso modo è possibile bisbigliare, trattenere il fiato o alzare il tono della voce quando si avvicina un pericolo.

Le parole, se ben usate, fanno del bene reciproco.

 

di Salvatore Sardella

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