Fashion system: il suo volto occulto ed il culto pagano della moda

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La Milano Fashion Week è ormai terminata, tra stupori ed iconoclastie non sono passate inosservate di certo le spregiudicate promozioni all’insegna del lusso e dell’opulenza per la presentazione di nuove collezioni: c’è chi tra i brand ha preferito mantenere una linea un po’ più contenuta rappresentando ed alludendo mediante l’evento al mood della collezione e al lifestyle distintivo del brand… e chi, invece, ha preferito dar luogo ad eventi in cui lo sfarzo non ha conosciuto limite (un esempio l’invasione rosa di Philippe Plein con la presentazione della sua Pink Paradise Capsule Collection).

Dunque, se da un lato la Fashion Week è epicentro per i brand di lusso del made in Italy e non solo, dall’altro diviene mezzo di esasperazione dell’identità del marchio.

Il punto focale risiede nel fatto che la moda è diventata ciclica, pertanto la parola “tendenza” ha assorbito perlopiù un valore simbolico; la vendita e la promozione delle collezioni non è concentrata tanto sui prodotti, quanto al metodo di comunicazione: i prodotti vengono esaltati come “semestrali rivoluzioni” promettendo in realtà “un’unicità emulata”.

Tuttavia, le Fashion Week continuano a conservare un certo valore, anzi acquistano sempre più spessore in quanto eventi più importanti nel settore della moda per il metodo di comunicazione che adottano…

Non a caso, il fenomeno degli influencer si sta ulteriormente ampliando: rappresenta infatti il principale canale di comunicazione, poichè attraverso il loro feed hanno la prerogativa di invogliare i loro seguaci ad acquistare i capi oggetto di mostre, eventi e passerelle della Fashion Week.

di Nunzia Gargiulo

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