Il fascino della lingua araba

Lingua araba

Una lingua millenaria, la lingua semitica attualmente più diffusa, con oltre duecento milioni di parlanti sparsi per il mondo, una lingua sacra. L’arabo è la lingua della Rivelazione coranica. Nonostante non tutti gli arabi si identifichino con i musulmani, il fatto che la Rivelazione avvenga in arabo è più volte ribadito nello stesso Corano e ciò fa sì che, di fronte al messaggio divino, la lingua diventi dogma. “Questa è ancora la rivelazione dei Signore del Creato […] in lingua araba chiara” (XIII, 37). «Chiunque decida di accostarsi al mondo arabo, non può farlo se non dopo aver letto… la Bibbia» ci dice Abrah Malik, professore dell’Università degli studi di Napoli l’Orientale. «I cristiani e i musulmani sono fratelli, La Bibbia e il Corano presentano le stesse linee generali della Creazione». E fa un’amara considerazione: «Il numero di studenti di arabo è aumentato notevolmente da quando è scoppiata la guerra». A quale guerra o guerre si riferisca, nessuno lo sa. Sicuramente il terrorismo, il primo pensiero che rimbalza alla mente, è un fatto venuto postumi ad altre vicissitudini di cui si sa troppo poco, o quasi niente. Conoscere questa lingua è un passo fondamentale per la comprensione della cultura degli arabi e del loro modus vivendi. Il 18 dicembre scorso ricorreva la Giornata mondiale della lingua araba. La città di Napoli, per l’occasione, ha ospitato presso Palazzo Du Mesnil, un affascinante palazzo storico di Via Partenope, Re Salmān (Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd) dell’Arabia Saudita e i rappresentanti della Reale Ambasciata dell’Arabia Saudita in Italia, che ha sede a Roma. Organizzare un evento del genere, in una città come Napoli, non è stata cosa da poco. Oltre ad Al Qaeda, anche l’Arabia Saudita è stata accusata di appoggiare l’Isis e la sua relazione con gli USA è ancora fin troppo ambigua. Durante la giornata si sono susseguiti interventi da parte dei Professori dell’Università l’Orientale e di altri esperti, come Luca D’Anna, Professore dell’Università di Mississippi. Quest’ultimo, in particolare, a proposito dei numerosi dialetti parlati nel mondo arabo, ha sfatato l’opinione comunemente diffusa della derivazione aprioristica dei dialetti dall’arabo classico. Ciò non fa altro che sottolineare la vastità e la mutevolezza di una lingua ricca di costrutti, coniugazioni e declinazioni (come il greco antico è provvista del duale), priva di vocali. Scrive Pietro Della Valle in “Il Pellegrino”: “…senza vocali troverà la lingua araba molto più facile […] quelle vocalizzazioni servono solo per una perfezione e ornamento di lingua per chi volesse comporre ed essere oratore e poeta”. L’abbellimento è un tratto distintivo della scrittura araba. La calligrafia arabo-islamica mira a rendere l’alfabeto arabo più bello al fine di facilitarne la diffusione e la lettura. In questo contesto, scrivere in arabo diventa una vera e propria arte.

di Alessia Giocondo

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018