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E’ difficile trovare una risposta esauriente alla domanda “Chi è Farian Sabahi?” quando una storia è legata a mondi, culture e tradizioni contrapposte che non possono sintetizzarsi in un’identità precisa. Farian è una scrittrice, una giornalista e una docente universitaria di grande rilievo in Italia, attualmente anche di grande interesse. Il suo nome è legato a una vita svoltasi tra Italia e Iran, Occidente e Oriente, tra Cattolicesimo e Islamismo. Per questo la scrittrice stessa ha sentito l’esigenza di pubblicare il libro “Non legare il cuore”, presentato e raccontato lo scorso 17 ottobre al Gambrinus di Napoli, proprio per fissare le sue origini e far diventare la sua storia simbolo di integrazione in una società multiculturale e multireligiosa come quella odierna.

«C’è una parola su cui verte tutto il libro e l’intero discorso: è la parola identità. Io rifiuto sempre la classificazione delle persone perché nel nostro mondo è estremamente complicato. Sono nata in Italia, ad Alessandria. Ma mio papà è iraniano, si è trasferito negli anni Sessanta prima a Perugia poi a Torino, dove ha conosciuto mia madre, figlia di imprenditori. Per lo sconforto di entrambe le famigliesi sono sposati nel ’65 e il loro è stato uno dei primi matrimoni misti in Italia. Sono stati una coppia moderna, come quelle di oggi».

Per questo motivo la vita di Fabian si è svolta tra due mondi, in un contrasto di culture e abitudini e “Non legare il cuore” è un libro che ripercorre le difficoltà che una ragazza ha dovuto affrontare solo perché con “sangue misto”.
«Al primo anno di liceo avevo un prete come insegnante di religione, che già conoscevo. Il primo giorno che si presentò in classe esordì con “Ah, io conosco una ragazza tra voi. Si chiama Fabian ed è una bastarda.” Per bastarda si intende mezzo sangue perché ero nata da un matrimonio misto. Quel momento mi ha segnata».
Quella di Fabian è una storia controversa, racchiusa in un libro che fa riflettere e che attraverso le memorie personali e storiche ricostruite dall’autrice si propone di abbattere tutti i pregiudizi riguardanti il mondo orientale radicati nella nostra società. «La decisione di scriverlo nasce da mio figlio che un giorno mi chiede “Mamma ma noi siamo musulmani come il nonno?” ed io gli ho dovuto spiegare che sono stata battezzata di nascosto da mia nonna materna (italiana). Voglio anche raccontare di un mondo che gli occidentali non conoscono realmente».

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Con “Non legare il cuore” Farian Sabahi cerca in primis di risolvere il suo problema esistenziale: quello di riuscire a fissare le sue origini. Poi svolge una critica sulle identità sia culturali che religiose e sulle classificazioni che la nostra società tende ad effettuare, facendo corrispondere rispettivi pregiudizi. Perché ancora non si riesce a superare e accettare le diversità, a non giudicare per la provenienza o per il sangue dei propri genitori. «Io sento di non appartenere né ad un mondo né ad un altro. Preferirei avere il diritto di non scegliere tra madre e padre, tra Italia e Iran, tra Cattolicesimo e Islamismo. Di fronte alle tensioni che attraversano la nostra società mi rendo conto che le religioni monoteistiche sono versanti di una stessa montagna ma non fanno altro che dividere. Dobbiamo imparare a tendere ad una spiritualità più alta al di là delle religioni. Io non credo di avere una religiosità ma una spiritualità».
La storia di Farian Sabahi è di un’attualità unica. Deve far riflettere per la realtà che stiamo vivendo e in vista di un futuro sempre più variegato. E’ simbolo dell’integrazione sana, giusta che al di là delle scelte politiche, è possibile solo se si abbattono i pregiudizi sociali.