Fare il giornalista: un ruolo di grande responsabilità

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Fare informazione è un ruolo di grande responsabilità: si conquista credibilità fiducia da chi ti segue, pertanto prima di diffondere notizie false, rilasciare dichiarazioni imprecise, con totale irresponsabilità, si ha il dovere di controllare, fare attenzione a cosa viene dichiarato, e questo vale anche per chiunque abbia ruoli istituzionali o di prestigio internazionale.

Alcune considerazioni da fare, dopo attente e non poche riflessioni: con Informare, da oltre 18 anni si tenta di fare corretta e seria informazione.
Da sempre, i collaboratori della nostra redazione sono invitati a fare attenzione, a dare le notizie senza essere tifosi. Il primo insegnamento che viene dato all’interno della nostra scuola di giornalismo è che dietro una notizia ci sono persone, famiglie, lavoratori, interessi che possono essere danneggiati se quella stessa notizia venisse data con superficialità o peggio, talmente sballata da creare danni spesso irreparabili e catastrofici, che coinvolgono intere nazioni.
Mi spiego meglio con qualche esempio attuale: io, sconosciuto/a giornalista di provincia, che resto attento/a ad ogni parola che scrivo, verificando le notizie, e risentendo enormemente della responsabilità che il mio ruolo richiede, mi chiedo come sia possibile che personaggi come il direttore di un giornale nazionale come “Libero”, Vittorio Feltri, esca quotidianamente nelle edicole e sul web con dichiarazioni assurde, provocatorie e di reale pericolo sociale. Feltri, giornalista e direttore di Libero, che risponde col suo “Non me ne frega niente” a tutte quelle notizie che vengono poi trattate sulle sue prime pagine giornaliere, titolate senza alcun controllo, senza cognizione di causa, senza il senso del dovere di un giornalista e senza la responsabilità di tale. Lo stesso Vittorio Sgarbi, che ricopre ruoli importanti e istituzionali, dà i suoi spettacolini che strappano sempre qualche risatuccia, una risatuccia estremamente amara nella realtà che si trova fuori dal mondo del trash televisivo in cui ci stiamo abituando a sguazzare, perché gli spettacoli di Sgarbi, definirli ignobili è un eufemismo. Asteniamoci dal nominare poi certi politici, che pur di raccogliere qualche consenso seminano paura e conflitti tra le componenti politiche.
Trovo veramente difficile ed incomprensibile come la presidente della Banca centrale Europea Christine Lagarde (paragone improponibile con Draghi) in questi giorni abbia potuto rilasciare dichiarazioni talmente sconcertanti da innescare un default che ha causato la peggiore perdita nella storia della Borsa Italiana. Un danno di miliardi e miliardi per l’economia Europea ed Italiana particolarmente.

Nel frattempo, alcuni giornalisti… signori o signorine che vanno a riempire i pixel dei nostri televisori, che sono piatti tanto quanto i nostri cervelli asfissiati dall’overload informativo delle ultime settimane, si chiedono come mai il 90% delle morti per Covid-19 avvenga nelle regioni del Nord. E seguendo l’insegnamento del buon Gigi Marzullo si fanno la domanda e si danno una risposta, totalmente sbagliata. Le persone del Nord sono più ligie, vanno tutte a lavorare.
Polverone up, chissà perché. Forse perché al Sud si va a lavorare eccome. Forse perché al Sud, da anni, si ascoltano le cretinate che vomitano i televisori, e si è imparato a riconoscerne il tono, la sottigliezza, l’impercettibilità del viscidume che ne viene fuori.
Si scrive in seguito che “La libertà di opinione è sacra” e che “la diffamazione via web è un reato”. Di fronte all’oggettività di un fatto poco corretto, di un’espressione poco corretta, è altrettanto inconcepibile appellarsi a princìpi giusti a cui si ricorre quando un giornalista ha effettivamente svolto correttamente il suo dovere, con le giuste espressioni.
“Estrapolare una frase da un contesto in cui si parlava esclusivamente di Bergamo, travisandone il contenuto, è un’operazione scorretta”.
È scorretto dichiarare che ci sono più morti al nord perché ci sono persone più ligie, che vanno a lavorare. Questo è un dato, è un fatto. Non ci sono ma, se, forse. La frase non è estrapolata, è una domanda chiara, di cui ne è altrettanto chiaro il contenuto.

Ebbene, in virtù di questi attuali esempi, come è possibile che costoro restino ai loro posti? Dovrebbero essere spazzati via dall’indignazione di una società civile e consapevole, che non dovrebbe sopportare questo genere d’informazione, questo stato delle cose.
Non dovrebbe essere considerato tollerabile il fatto che un giornalista venga querelato se racconta la verità, se fa il suo sacrosanto dovere, se con responsabilità si preoccupa di verificare fonti e ricercare documenti andando talvolta a scomodare qualcuno che per qualche motivo, vorrebbe tenerli nascosti. Non dovrebbe essere tollerabile, semplicemente, l’irresponsabilità nel ruolo che si riveste.
Tutto ciò è squallido.

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