Fanghi di depurazione: cosa manca per ricostruire la filiera dello smaltimento

Depuratore Capo Orlando

Dopo la denuncia fatta dai colleghi di Fanpage.it si ritiene necessario, in coerenza con la nostra linea editoriale, intervenire sulla filiera dello smaltimento dei fanghi di depurazione, di cui poco si conoscono “cause ed effetti”. Di tale problematica non si vuole trovare una soluzione definitiva e programmatica, ma continuare nella confusione più totale; si sa che nella confusione e mancanza di regole precise, si annidano la corruzione e i rischi di disastro ambientale.

La “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” è stata istituita con la Legge n. 1/2014 e tra i propri compiti vi è quello di redigere una relazione sulle attività svolte che, di fatto, costituisce un utile aggiornamento sullo stato dei fatti in un settore molto delicato. La relazione conclusiva delle attività della Commissione, avente come relatrice l’on. Chiara Braga, è stata approvata nella recente seduta del 28 febbraio 2018. Dopo aver studiato le 219 pagine della relazione, riportiamo di seguito gli argomenti più importanti e di maggior interesse per il nostro territorio accertati dalla Commissione.

La Redazione

Cosa accerta la Commissione

  • È stata verificata “sul campo” dell’applicabilità della legge 68/2015 che pone la tutela dell’ambiente rilevante dal punto di vista costituzionale
  • Circa 1,3 milioni di abitanti in Campania (22% circa) non è servita da impianti di depurazione
  • Circa 13% della popolazione campana non è allacciata alla pubblica fognatura
  • Gli impianti di depurazione regionale di Foce Regi Lagni, Acerra, Marcianise e Napoli Nord non rispettano i limiti imposti dalla legge per lo scarico in corpo idrico superficiale
  • Negli impianti di depurazione non avviene un trattamento di stabilizzazione dei fanghi che determina due criticità:
  • Scarsa qualità dei fanghi prodotti, in termini di contenuto di materia organica e putrescibilità, oltre che di microrganismi patogeni
  • Maggior costi di gestione complessivi del depuratore dovuti alla necessità di individuare siti di discarica in possesso di specifici requisiti ed autorizzazioni, tali da poter accettare fanghi con caratteristiche chimico-fisiche di scarsissima qualità
  • Gli impianti sono destinati al trattamento di acque reflue di tipo urbano, ma il refluo in ingresso, con frequenza significativa, ha, invece, caratteristiche assimilabili a quella di reflui di provenienza industriale
  • Assenza di normativa regionale per gli scarichi provenienti da agglomerati urbani con meno di 2000 A.E. (abitanti equivalenti, ndr).

Cosa NON accerta la Commissione

  • Un progetto “centralizzato” di impianti di depurazione per più aree ASI (Aree di Sviluppo Industriale) è fallimentare. Le singole aree ASI devono essere a impatto zero.
  • La tracciabilità della qualità dei fanghi è ancora scarsa e devono essere previsti controlli più rigorosi. Non possiamo spendere milioni di euro all’anno per smaltire acqua sporca e NON fanghi. Cosa dicono i controlli ARPAC (Agenzia Regionale della Protezione Ambientale della Campania) e NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri)? Non sarebbe il caso di aumentare i controlli o mettere delle telecamere sulla linea fanghi degli impianti di depurazione?
  • È necessario ripercorrere la filiera dello smaltimento dei fanghi fino alle discariche finali. I cinque impianti campani denominati PS3 producono circa 300.000 metri cubi di “fanghi” all’anno. Per un’altezza media di 1 metro (volendo essere ottimisti) vuol dire occupare ogni anno una superficie di circa 300.000 metri quadrati di discarica (circa 40 campi di calcio). Bisognerebbe organizzare più missioni presso le discariche finali e verificare se esistono tali superfici.

di Angelo Morlando

«Dove stanno finendo le 350mila tonnellate di fanghi di depurazione, con altissimo carico tossico, prodotte ogni anno nella nostra regione da impianti chimici mai messi a norma nonostante i cospicui finanziamenti disponibili?Probabilmente nei Regi Lagni o addirittura in mare, nelle acque dei litorali Flegreo e Domizio. Si parla prevalentemente di inceneritori, raccolta differenziata, ecoballe, incendi e MAI dei fanghi. Sollecitiamo i vertici della Regione a disinnescare questa vera e propria “bomba ecologica”».

Vincenzo D’Anna
Presidente Ordine Nazionale Biologi

Tratto da Informare n° 180 Aprile 2018