Falanghina del Beneventano e dei Campi Flegrei, quali sono le differenze?

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La Falanghina è uno dei vini maggiormente apprezzati e acquistati non solo in Campania, dove è il vitigno a bacca bianca più conosciuto, ma anche nel resto della penisolaEssa, infatti, è coltivata anche in Puglia e in Molise e il suo nome deriva da “falangae”, sostantivo che si riferisce, come vedremo di seguito, ai pali che sostenevano la vite.

C’è da dire, però, che nella nostra regione vi sono due differenti tipi: la Falanghina del Beneventano e quella dei Campi Flegrei. Spesso vengono confuse e non tutti sanno che in realtà sono due tipologie di uve completamente differenti che si differenziano, pensate un po’, per 34 caratteri ampelografici su 40 e che, proprio per questo, non sono nemmeno parenti tra loro!

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Ma come è arrivata qui da noi questa prelibatezza?
Ebbene la storia della Falanghina inizia nel VII secolo a.C. e risale all’arrivo dei coloni greci a Cuma. Essi erano soliti allevare la vite in un modo molto particolare che prevedeva farla strisciare al suolo, ma con questo metodo gli acini ammuffivano.

Fu per questa ragione che si convinsero ad utilizzare un palo che sostenesse il tutto, chiamato “phalanx”, da cui deriva il nome dell’uva.
Grazie a questo palo che fungeva da sostegno, si evitavano grandi problemi, come la botrite.

Da allora, questo sistema di allevamento fu chiamato “puteolano”.
Forse da ciò alcuni sono soliti confermare l’originalità della Falanghina dei Campi Flegrei rispetto a quella del Sannio.
Di fondamentale importanza è ricordare che le due uve crescono su terreni completamente diversi e questo carattere conferma ancora di più la differenza netta che vi è tra le due.
I Campi Flegrei rispecchiano un terreno tipicamente sabbioso e vulcanico dove queste sono allevate “a piede franco” cioè senza il supporto della vite americana (importante per evitare la filossera). Grazie a questo metodo le uve conservano intatte le caratteristiche genetiche del vitigno e si presentano con chicchi sferici e gialli.
La Falanghina del Sannio nasce intorno al comune di Bonea, in zona caudina.
Il Beneventano è un’area collinare e pedemontana, vicinissima alla catena degli Appennini dove il clima è più fresco e il terreno è argilloso. Per questa ragione i vini sono più corposi rispetto a quelli della costa.
Certamente entrambe le tipologie sono davvero eccellenti ed ottime per accompagnare molte tra le bontà culinarie della Campania, essendo anche vini molto versatili.
Per un esame attento, potremmo dire che alla vista si presenta di colore giallo paglierino con riflessi dorati e qualche sfumatura di verde.
All’olfatto è meravigliosa: concede profumi floreali e fruttati davvero incredibili.
Al gusto è fresca, acida e secca, molto gradevole. È grazie alla sua spiccata acidità che molti produttori decidono di elaborarla anche in versione spumante.
Inoltre, è possibile accompagnarla con tantissimi abbinamenti, ma sicuramente quello che più le si addice sono i secondi di pesce o i crudi di mare.
Allora, proprio per questi caratteri così particolari, non è proprio il vino giusto per rappresentare una terra come la Campania?

di Maddalena Sorbino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°221 – SETTEMBRE 2021

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