Facoltà di Lettere Occupata: l’istruzione è una priorità

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Il 29 gennaio, inserendosi nel contesto delle occupazioni nazionali e portando solidarietà allo sciopero del sindacato SiCobas, è stata occupata la sede di Lettere della Federico II, in via Porta di Massa.

Se infatti le difficoltà che stanno affrontando i licei per ottenere la didattica in presenza sono già abbastanza gravi, quelle in cui versano le università sono ancora più pesanti. Da oltre un anno non è concesso agli studenti universitari seguire le lezioni in presenza e anche i decreti più permissivi, con le scuole di ogni grado nuovamente funzionanti, non hanno ancora concesso la riapertura delle facoltà. Non c’è bisogno di indagare più approfonditamente su tutto ciò che non è stato fatto, sui mancati interventi nella messa in sicurezza delle strutture e dei trasporti, per capire che l’istruzione in generale e l’università in particolare non sono le priorità delle istituzioni.
Ma di fronte a una società che blocca il futuro dei giovani, pretendendo che la didattica a distanza venga accettata come normalità, gli studenti hanno provato a riprenderselo partendo dagli spazi che sono stati loro sottratti.

L’occupazione di Porta di Massa, divenuta presidio permanente dopo 12 giorni, è l’occasione per creare in tempi di pandemia un luogo di scambio culturale. Nella facoltà, oltre alle attività di studio e alle assemblee studentesche, sono stati organizzati cineforum e corsi di yoga e sono state aperte le porte alle assemblee di collettivi cittadini come Non Una Di Meno, Ecologia Politica e Fridays For Future.

Nelle quotidiane assemblee gli studenti ribadiscono le vertenze per le quali si battono, che partono dall’attuale situazione emergenziale per proporre una riforma più completa dell’università, non solo per quanto riguarda gli spazi, ma anche per ciò che concerne la tassazione.

Queste richieste sono riassunte in un documento redatto dagli studenti e dalle studentesse e diffuso attraverso i social. Alle istituzioni universitarie si richiede che l’anno accademico in corso non sia contato ai fini del calcolo del tempo necessario al completamento degli studi, che siano applicate a tutti gli studenti le agevolazioni previste per gli studenti meritevoli, a prescindere da crediti formativi e medie di voto, e che siano revocate le more applicate al pagamento in ritardo delle tasse universitarie.
Si richiede, inoltre, che vengano garantite agli studenti aule studio sicure, l’accesso alle biblioteche anche in zona rossa, e la garanzia del funzionamento dei servizi universitari, oltre che l’aumento degli strumenti di tutela della salute mentale studentesca, fortemente intaccata da questo periodo di pandemia, come dimostrano già numerose ricerche e statistiche.
«Sia a livello istituzionale che a livello mediatico l’università è stata quella meno nominata -afferma una ragazza del collettivo universitario, che ci spiega quali sono le istanze portate avanti dagli studenti per quanto riguarda la didattica .- L’università e la scuola sono due questioni che possono essere portate avanti parallelamente ma sono due discorsi diversi. Per quanto riguarda l’università non ci si può limitare a schierarsi pro o contro la dad. Quello che noi chiediamo è che ci siano le condizioni per offrire entrambe le possibilità; questo non significa Blended learning, la didattica mista che hanno sperimentato all’università di Bologna. La nostra proposta verte sull’assumere e stabilizzare più docenti per mettere in condizione chi vuole seguire in presenza e chi non ha le possibilità di seguire da casa».
A questo scopo i ragazzi richiedono che vengano utilizzati i fondi del Recovery Fund e che le autorità universitarie premano e si espongano pubblicamente perché le istituzioni rendano più sicuri i trasporti, le cui condizioni compromettono inevitabilmente la sicurezza e la salute degli studenti.
Anche in zona arancione il presidio permanente non si fermerà, verranno ancora garantiti dagli studenti gli spazi occupati all’interno dell’università fino a quando le loro istanze non verranno accolte.
«Noi continuiamo a fare assemblea ogni giorno e ritorneremo nell’università, perché non c’è nessuna legge che possa impedirci di continuare a viverla», concludono gli studenti.

di Marianna Donadio

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