Fabrizio Coscia presenta “I sentieri delle Ninfe”

39

L’inafferrabilità dell’amore attraverso il mito delle Ninfe secondo Fabrizio Coscia

Continua il viaggio nel mondo dell’arte e della letteratura all’interno della Casina Pompeiana con un interessante intervento dello scrittore Fabrizio Coscia durante la presentazione del suo libro “I sentieri delle Ninfe”, tenutasi lunedì 11 novembre.
L’immagine della Ninfa è riecheggiata in tutto il discorso narrato da Coscia all’interno delle pagine del libro e questa ben rappresenta ciò che l’autore percepisce sul concetto di amore rapportato all’eros.

«Non credo di poter raccontare tutto di qualcosa – ha introdotto l’autore – ma posso esprimermi soltanto per frammenti. Non siamo in grado di restituire l’esperienza nella sua totalità».

Dunque, la possibilità che ci è concessa è quella di narrare qualcosa soltanto per episodi e pezzi di realtà. Le Ninfe costituiscono questi frammenti che consentono di descrivere il sentimento complesso dell’amore nelle sue svariate declinazioni: tenerezza, desiderio e passione irrefrenabile. Inoltre, queste figure femminili mitiche sono rappresentate nell’intento di fuggire perennemente dall’amato, sedurlo e poi condurlo nei propri “sentieri” dell’amore inafferabile. Ed è proprio in questa inafferrabilità che è racchiuso il sentimento amoroso: «La gelosia – ha chiosato l’autore – ci costringe a vivere nella consapevolezza continua di non possedere la persona amata. Solo quando ci rendiamo conto che è impossibile possederla perché è al di fuori di noi, rinunciamo al possesso. E da questo momento si può parlare di amore».

Coscia, durante la sua esposizione inframmezzata da interventi musicali della pianista – nonché moglie – Linda Vanacore, ha posto una serie di riferimenti del mondo classico per spiegare meglio la relazione tra incapacità di possedere l’amato e amore stesso.
Uno fra questi è il mito di Orfeo che rinuncia a Euridice per poter cantare di lei; oppure Ulisse che rifiuta l’immortale e bellissima Calipso e opta per l’effimeratezza e la caducità della vita che si reincarnano nella mortale e sua amata Penelope.

Un ulteriore interessante riferimento posto dallo scrittore è quello dell’artista Ronald Bart che, per oltre trent’anni, visse assieme a una donna che, in realtà, non riuscì mai a conoscere in modo completo. «Bart passò tutta la vita – ha proseguito Coscia – a dipingere la sua compagna nuda o in atto di spogliarsi. Era come se cercasse attraverso il corpo nudo il mistero di lei, dal momento che gli sfuggiva sempre».
Altro esempio calzante ripreso durante la presentazione di Coscia, è sintetizzato nell’amore platonico di Eugenio Montale che scrisse una lirica a una donna che non aveva mai visto, Dora Markus, ispirandosi soltanto a una fotografia delle sue gambe.
«L’amore è il riconoscimento della sua impossibilità e la necessità di confrontarci con l’ineluttabile e con la morte è segno di maturità» ha concluso l’autore che, in un modo ciclico e lineare, ha marcato ancor più il senso tragico e sfuggente che si cela alla base di un innamoramento.

Coscia ha poi delineato quest’ultimo come “un’esperienza di frustrazione continua” dove continuamente ci si chiede se “si conoscerà mai la persona amata?”. La risposta è no, poiché la Ninfa dell’amore sfugge sempre e non si fa mai conoscere in modo olistico proprio perché il suo senso risiede proprio nella sua inafferrabilità.

 

di Sara Ramondino

Print Friendly, PDF & Email